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Colleferro. Graphic Wars. Il fumetto creato dagli alunni in mostra all’IIS di Via della Scienze (Liceo Marconi)

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COLLEFERRO – È stato certamente un grande appuntamento artistico culturale quello che si è tenuto lo scorso Martedì 23 Aprile presso l’IIS di Via della Scienze di Colleferro con l’inaugurazione della mostra di fumetti Graphic Wars ambientati nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale.

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Graphic Wars è parte del più vasto progetto “Finestre sul moderno” che è stato elaborato dal Dipartimento di Lettere coordinato dal prof. Saccucci con la collaborazione della Biblioteca comunale “R. Morandi” di Colleferro.

In particolare le classi 5B, 5D e 5N, dopo tre incontri di preparazione curati dai preparatissimi docenti Vincenzo Gentile, Annalisa Santucci e Livia Spigone, hanno lavorato alla realizzazione dei pannelli della mostra inaugurata nei locali del liceo di Via della Scienze di Colleferro e che rimarrà esposta ed aperta ai visitatori esterni anche nei prossimi giorni.

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In questa occasione la scuola ha ospitato il noto fumettista e sceneggiatore Roberto Recchioni che ha presentato il personaggio di Pietro Battaglia, protagonista di una delle graphic novel in mostra “Battaglia – Le guerre di Pietro”, primo lavoro dello sceneggiatore.

Soldato di Caporetto, rifiuta la guerra fino a morire. Maledetto dalla Morte, diventa un vampiro.

È il personaggio di una graphic novel molto popolare che si interseca spesso con altre storie di violenza e di malaffare che hanno attraversato la storia d’Italia per quasi un secolo.
Politicamente scorretto, antieroe, durante la disfatta di Caporetto muore e si risveglia “altro”.
“Battaglia” è una metafora, rappresenta il cuore nero di questo paese, come lo è stata Caporetto.
Un solo personaggio rappresenta il lato oscuro della storia di un Paese.
Questi alcuni degli scambi interessanti fra Vincenzo Gentile, moderatore dell’incontro, e Roberto Recchioni.

Come nasce il personaggio di Battaglia?
Un vampiro è un personaggio molto attraente; inoltre nasce come metafora di imperialismo. Le figure dell’horror sono sempre metafore del cupo; gli zombie, per esempio, sono solo in superficie esseri senza menti con una fame atavica: ma in realtà, come nel prototipo dei film di Romero, la società ci rende zoombie, metafora del consumismo e dei grandi temi razziali. Così anche Battaglia è una perfetta metafora di quello che io e Leomacs volevamo rappresentare del Paese.

Come si sviluppa un fumetto e come avviene la collaborazione di uno sceneggiatore con il disegnatore?
Dopo aver fatto una breve storia della graphic novel, del fumetto e delle finalità comunicative, dopo aver illustrato le linee della
realizzazione pratica del fumetto e dei tempi di realizzazione, Roberto Recchioni ha aggiunto:
Esistono quattro scuole principali di fumetto: quella giapponese, quella italiana, quella americana, quella francese.
Nei fumetti cosiddetti d’autore, un unico autore scrive la sceneggiatura e disegna le tavole; i fumetti però spesso possono essere anche frutto di un lavoro di équipe, combinati o segmentati (come spesso succede per i fumetti americani).

In seguito ad una domanda ulteriore, l’autore aggiunge:
Ad ogni scuola di fumetto corrisponde un diverso linguaggio.
Nella scuola italiana il fumetto nasce dal rapporto tra disegnatore e sceneggiatore, in sinergia e in confronto tra le individualità.
Inizialmente sono nate, dopo l’avvento di Yellow Kid, le strisce: avevano la praticità di essere trasportate in tasca senza ingombri; poi nell’assemblaggio di tre file di strisce è nata la pagina tradizionale a gabbia, come è successo per Tex. Infatti nel mondo del fumetto, determinanti sono stati i condizionamenti di tipo economico sul formato e sulla sintassi narrativa.
Nel fumetto italiano importanti sono il valore pedagogico e la trasmissione dei valori; si pensi alla figura dei “cattivi”, come pure alla creazione di Diabolik. In Giappone i manga sono nati dopo l’occupazione americana e via via sono diventati dominanti sul mercato internazionale.

Il fumetto è uno dei primi linguaggi capace di raccontare storie. Come funziona il lavoro di documentazione soprattutto nelle graphic novel ambientate in un periodo storico passato?
Raccontare una storia è un gioco primitivo, è un’arma potentissima: le storie vengono usate nel bene e nel male e si prestano a servire interi sistemi di pensiero.
Le fiabe ci hanno permesso di immagazzinare nozioni di sopravvivenza, le fiabe e le storie sono patrimonio genetico e collettivo.
Per il fumetto con ambientazione storica è necessario il lavoro di documentazione approfondita e accurata.
Uno degli aspetti più belli della documentazione è la possibilità di scoprire e rispettare la realtà storica. Interessante è stato scendere nelle trincee di Caporetto: scrivere quello che conosci è una della prima regola di scrittura.
La serie Chambara è scritta in collaborazione con Andrea Accardi: la parola significa “Clangore delle spade”. È ambientata nel medioevo giapponese dei samurai e dei ronin, pertanto è stato necessario conoscere un’altra cultura, entrare in un nuovo mondo e nuove mentalità.

In Italia il fumetto è ancora una realtà di nicchia?
C’è una diversificazione delle utenze all’interno del mondo del fumetto. Inserire il fumetto nella cultura alta che conta, potrebbe essere limitante e forse penalizzante per il genere; i fumetti vendono quando i genitori non vogliono che li leggi. I manga sono molto diffusi perché c’è un manga per tutti, diversamente dalle altre scuole di fumetti: manga sportivi, temi queer… il fumetto giapponese ha capito che non c’è un problema di linguaggio, i fumetti sono storie per chiunque.

Come funziona lo studio del personaggio dal punto di vista grafico?
C’è un rapporto di collaborazione stretto, con influssi e modelli che ritornano spesso. Sì, c’è per esempio un apporto tra Ronin di Franck Miller e il mio ciclo di Chanbara. Franck Miller è stato un grande esempio, un’importante fonte di ispirazione.
La tua produzione è notevole e spazia in vari sottogeneri… Dylan Dog, Orfani, Monolith…
Importante è sicuramente il mio rapporto con la Bonelli. I personaggi creano universi e spesso gli universi narrativi si scontrano. L’intuizione è principalmente del fumetto americano: i personaggi non sono più identità isolate ma possono confondersi tra loro creando universi narrativi completi. L’idea di far incontrare Dylan Dog con Dampyr o con Batman l’ho messa in pratica negli ultimi anni. Questa idea che nei fumetti era diventata una regola potentissima, è diventata anche interconnessione cinematografica. Il cinema trasforma la potenza delle idee che nascono dal fumetto, la stessa storia corre parallela su più linguaggi. Ognuno di noi è un infinito portatore di storie.
Orfani è una maxi serie, molto costosa e ambiziosa: la prima in Bonelli interamente a colori, lavoro di tante persone.

La scelta del disegnatore: come avviene?
“Gli sceneggiatori camminano sulle spalle dei giganti”, diceva il grande Jodorowsky: la scelta deve poter esprimere al meglio quello che voglio raccontare.
La scelta è fondamentale, i disegnatori possono arricchire profondamente quello che uno sceneggiatore ha in mente.

Al termine dell’incontro con Roberto Recchioni, si è svolta la presentazione della mostra allestita a scuola.
La classe 5B ha collaborato alla realizzazione delle locandine degli incontri e della brochure riepilogativa.
Insieme alla 5N, ha curato la comunicazione Instagram dei momenti cruciali del PCTO.
Le classi 5N e 5D hanno realizzato l’allestimento dei pannelli della mostra: i gruppi di lavoro hanno letto le 20 graphic novel ambientate durante la Prima e la Seconda guerra mondiale selezionate per il progetto, analizzando il contesto storico e impostando un commento artistico delle immagini grazie alla collaborazione delle prof.sse di Disegno e Storia dell’Arte Manuela Falcucci e Vivien Raimondi.

Matteo Marzolo, uno degli studenti, a conclusione dell’inaugurazione, afferma: «Il PCTO è stata un’opportunità molto valida per attuare praticamente le competenze acquisite: le schede tecniche di lettura del fumetto ci hanno permesso di convalidare le nostre capacità pratiche».