17 Maggio 2026
Valle d. Sacco

Colleferro. Gli studenti del “Liceo Classico e Scientifico G. Marconi” incontrano lo scrittore, sceneggiatore e regista tv, Vasken Berberian [Foto]

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COLLEFERRO (RM) – Vasken Berberian, scrittore armeno autore di “Sotto un cielo indifferente”, edito da Sperling & Kupfer, ha incontrato Martedì 5 Aprile presso la Sala Video dell’Istituto di Istruzione Superiore – “Liceo Classico e Scientifico G. Marconi” di Colleferro gli studenti partecipanti al Torneo di Lettura Libri Liberi che ha coinvolto gli studenti classi 3A, 4B, 4E, 4F, 4G.

Dopo i saluti del Dirigente Scolastico Dr. Antonio Sapone, il Prof. Vincenzo Gentile, Coordinatore del Progetto con le Prof.sse Archilletti, Santucci, D’Abruzzi e Ludovici, ha sottolineato come l’iniziativa sia un invito alla lettura quale attività importantissima da coltivare giorno dopo giorno, facendone stimolo necessario per docenti e studenti per uno scambio di esperienze e ad un reciproco arricchimento.

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Vasken Berberian è scrittore, ma anche sceneggiatore e regista televisivo, nato in Grecia nel 1959 a seguito della diaspora, conseguenza del genocidio del popolo armeno da parte dei “Giovani Turchi”, governo affermatosi nell’Impero ottomano nel periodo precedente la Prima Guerra Mondiale. Egli si ispira ai grandi classici della letteratura mondiale (Dostoyevskij e Tolstoj su tutti), ma anche Frazen, Fante, Ellis e Yourcenar, che hanno la capacità di raccontare le loro storie con grande trasparenza e sincerità. Vive tra Torino ed Atene.
Seconda prova letteraria, è stato con questo suo lavoro Finalista della 47° edizione del Premio Acqui Storia, confermandosi una delle voci più forti e autentiche della letteratura in Italia.
Protagonista non dichiarato del suo romanzo è il popolo armeno, la persecuzione, la dispersione e la frantumazione di questo popolo libero e generoso in gran parte consegnate all’oblio. Siamo negli anni trenta ed una giovane coppia di profughi armeni Seròp e Satèn, mette al mondo due gemelli dai nomi di due angeli, Mikael e Gabriel.
La triste e difficile la realtà del campo profughi, segnata da sofferenza, miseria e fame costringono Satèn alla difficile decisione di vendere uno dei due gemelli a una famiglia di ricchi armeni di Atene. Ha inizio così la vicenda parallela dei due protagonisti, senza conoscere l’uno dell’esistenza dell’altro. I due gemelli manterranno un legame segreto, un filo rosso che li accompagnerà in paesi diversi e lontani, fino all’epilogo dove un colpo di scena darà spazio alla speranza.

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Il romanzo è un’insieme di Storia e storie in perenne movimento: dalla Turchia alla Grecia, e poi Venezia e la tundra siberiana dove il vento soffia gelido. La vita stessa è un viaggio continuo tra fuga, prigione e desiderio di libertà, vicende a volte tenere e delicate, a volte violente che Berberian riesce sempre a descrivere con grande intensità e sensibilità. Spazio alle vicende umane, emozioni, ricordi e vite sospese, ma anche alla natura, in particolare al cielo che sembra essere sempre indifferente alle sofferenze  e ai dolori umani.

L’autore ha salutato gli studenti dichiarandosi felice della scelta di un suo libro e che soprattutto sia piaciuto. Quando un testo incontra il favore dei giovani vuol dire che lo scrittore è riuscito a trasmettere emozioni che rimangono e concetti su cui riflettere, perché essi hanno sicuramente una sensibilità meno sofisticata degli adulti. Breve il suo intervento per dare agli studenti la possibilità di fare più domande possibili.

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E tante sono state le domande e le curiosità sottoposte allo scrittore che ha saputo, cosa spesso rara, instaurare con gli studenti un dialogo reciproco e molto spesso era lui a rivolgere le domande.
Naturalmente non poteva mancare la domanda più specifica: “Come mai per tanto tempo non si è parlato del genocidio del popolo armeno”.
La risposta dello scrittore ha evidenziato come il primo sanguinoso genocidio del Novecento, sia sempre stato un crimine taciuto e negato anche dalla stessa popolazione che subì le violenze e le sopraffazioni e fu costretta a lasciare la terra che da sempre era la loro patria. Probabilmente il dolore era così insopportabile che raccontare, ricordare era come aprire una ferita mai rimarginata. Volevano solo dimenticare l’orrore subito. Ora a distanza di un secolo si sta cercando di uscire dal silenzio grazie a scrittori, musicisti, artisti e filosofi che stanno portando in evidenza questa pagina dimenticata della storia.
«Se un armeno potesse dialogare oggi con un turco – ha concluso Berberian – ciò dovrebbe essere fatto in maniera equa, perché non si può imputare alla odierna gioventù turca, ciò di cui il loro governo si è reso responsabile cento anni fa».

In chiusura di evento tanti gli studenti che si sono fatti autografare il libro dall’autore, a ricordo di un incontro di grande impatto emotivo.

Eledina Lorenzon