15 Maggio 2026
Città Metropolitana di Roma

Colleferro. “Festival della Legalità” – “C’è chi dice no”. La città si stringe attorno ai resti della Fiat Croma della scorta fatta esplodere dalla mafia nella Strage di Capaci 30 anni fa

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COLLEFERRO – Nel pomeriggio di Mercoledì 9 Marzo, a partire dalle ore 18, in Piazza Italia a Colleferro, ha avuto luogo un toccante appuntamento con il passaggio della teca nella quale è stipato ciò che resta della Fiat Croma blindata, nota come “Quarto Savona Quindici”, sulla quale persero la vita gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, di scorta al magistrato Giovanni Falcone ed alla moglie, Francesca Morvillo, il 23 Maggio 1992, giorno della Strage di Capaci.

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La Fiat Croma, che fu distrutta da una deflagrazione di una potenza equivalente all’esplosione di oltre 500 chili di tritolo, si è fatta emblema della forza della legalità, mantenendo viva la memoria della strage e di tutte le vittime di mafia.
Per la prima volta la teca transita nella nostra Città Metropolitana seguendo un percorso, tra le strade di tutta Italia, per terminare il suo viaggio a Palermo il prossimo 22 Maggio in occasione del trentennale dell’orribile Strage di Capaci.

Giulio Calamita SindacoGiulio Calamita Sindaco

E attorno ad essa si è stretta anche la Città di Colleferro, in un abbraccio sentito e commosso, che ha visto l’intervento, insieme al Sindaco Pierluigi Sanna, del Consigliere metropolitano Roberto Eufemia (in rappresentanza della Città Metropolitana, presente con i labari istituzionali), e dei Sindaci – o loro rappresentanti – dei Comuni di Colonna, Valmontone e Frascati (che hanno ospitato la teca nei giorni immediatamente precedenti) e dei Comuni di Labico, Segni, Gavignano, Montelanico e Carpineto Romano.
Per il Comune di Colleferro, oltre al Presidente del Consiglio comunale Emanuele Girolami, c’erano i Consiglieri Umberto Zeppa e Luigi Moratti nonché il Vicesindaco Giulio Calamita e le assessore Sara Zangrilli e Diana Stanzani che, sul palco appositamente allestito sotto il municipio, ha avuto il compito di introdurre l’evento ed articolarne lo svolgimento.

Per le Forze dell’Ordine – ben comprendendo la preponderante presenza di rappresentanti della Polizia di Stato – c’erano il Sostituto Commissario Massimo Bruni del Commissariato di P.S. di Colleferro, il Cap. Salvatore Pezzella Com.te la locale Compagnia GdF, il S.Ten. Leonardo Di Pierno Com.te del Nucleo Operativo e Radiomobile della Locale Compagnia Carabinieri, il Com.te la Stazione Carabinieri di Colleferro M.llo Antonio Carella, la d.ssa Antonella Pacella Com.te la Polizia Locale ed il Caporeparto del locale Distaccamento dei Vigili del Fuoco, Riccardo Prelli.

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In apertura, l’Ass. alla Scuola ed ai Servizi Sociali Diana Stanzani ha salutato gli intervenuti per poi lasciare spazio all’esecuzione delle note del “Silenzio”, eseguite a cura dell’Ass. Bersaglieri Colleferro. Subito dopo l’assessora ha invitato il Sindaco Pierluigi Sanna ed il Sost. Commissario Massimo Bruni a scoprire la teca avvolta in un suggestivo telo tricolore.
Subito dopo Don Marco Fiore officiava la benedizione della stessa raccogliendo i presenti in un momento di preghiera.

«La legalità – ha affermato, tra l’altro, l’Ass. Stanzani – è il mezzo più efficace ed è l’unico che può garantire la libertà. Possiamo garantirci la libertà se seguiamo le leggi. Beccaria le considerava lo strumento di cui ci si dota per creare una società. La legalità è l’elemento fondamentale senza la quale non c’è Stato, non c’è società e neanche comunità. La legalità è l’altra faccia della libertà ed entrambe hanno tra loro un rapporto dialettico con le leggi che ci permettono la convivenza. Legalità, giustizia e libertà sono tre aspetti fondamentali che definiscono la nostra società nella quale talvolta si insinuano quelle forze oscure che i poliziotti, che Falcone, che noi tutti in questa piazza combattiamo.
È molto importante portare avanti questa cultura proprio in questa piazza che in questi giorni è diventata luogo della pace, della solidarietà e, questa sera, della legalità e della giustizia.
Quella storia cristallizzata in quella teca non è un monito ma la testimonianza di dover credere in un futuro migliore r lo possiamo fare grazie al sacrificio di queste persone che andavano quotidianamente a lavoro onorate di scortare, di difendere, di stare insieme a quel grandissimo uomo com’era Giovanni Falcone…».

La stessa Stanzani ha poi lasciato la parola al Consigliere metropolitano Roberto Eufemia: «È un onore portare i saluti del Sindaco metropolitano Roberto Gualtieri e di tutta la cittadinanza della Area Metropolitana, per questo ricordo doveroso, per questo omaggio a chi ha pagato con la vita il prezzo della dignità, del dovere, del servizio.
Trent’anni fa le consorterie legate ad indicibili poteri mossero guerra aperta a chi nella Magistratura, nelle Istituzioni e nelle Forze dell’Ordine, avevano osato opporre resistenza.
In questi trent’anni anche grazie all’esempio di rettitudine e di dignità di quelle persone che si sacrificarono, le tendenze straviste delle mafie nel nostro Paese si sono attenuate. Quello che non si è attenuato è il potere, l’influenza e la capacità organizzativa, finanziaria ed economica del fenomeno mafioso.
Noi, come istituzioni, le Forze dell’Ordine, la Magistratura, trent’anni fa, come adesso, abbiamo il dovere di essere in prima linea, vigili, irreprensibili, sicura guida di una comunità…».

Poi è stata la volta della vedova del capo-scorta, Tina Montinaro – fondatrice dell’Associazione “Quarto Savona Quindici” (il nome in codice della squadra a cui era assegnata la tutela di Giovanni Falcone) – impossibilitata ad esser presente, ma della quale è stato riprodotto l’audio (qui sotto) del suo intervento a Colonna.

 

In chiusura di manifestazione è intervenuto il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna.
«Il percorso di questo “simbolo” in provincia di Roma – ha detto – finisce in questa piazza dove ora tutti sentiamo il pungere del freddo. Sento lo stesso freddo ogni volta che provo un grande dolore, ai funerali delle persone molto care, anche d’estate… sento freddo. E penso che sentissero freddo anche in Sicilia, in quel tragico maggio. Penso che in quel Maggio si sentisse freddo in tutta Italia.
Era il freddo della morte? Probabilmente sì. Ma era anche il freddo di chi avvertì, per un momento, per un solo momento il senso della morte delle istituzioni democratiche nate dalla Resistenza e dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale.
Per un solo momento ci fu questa sensazione: che tutto fosse finito; che persino le donne e gli uomini che, in prima linea combattevano il nemico più insidioso, potessero essere spazzati via, cancellati dalla storia democratica del nostro Paese e dalla comunità nazionale li stimava, li amava, li incoraggiava nel loro operato quotidiano.
Quel momento – come tutti i momenti – si concluse. Un giorno si concluderà anche il fenomeno mafioso, così come tutti i momenti, sia quelli positivi, purtroppo, sia quelli negativi, fortunatamente.
Alla conclusione di quel momento di freddo, il popolo italiano, quello siciliano, quello palermitano, dimostrarono invece la grande indignazione di cui la vedova Montinaro – facendoci venire più brividi di quelli che vci fa venire il freddo stasera – faceva menzione nell’audio che abbiamo ascoltato.
Una grande ribellione. Non un ribellione violenta. La ribellione delle coscienze che mutò totalmente l’approccio del Paese al tema. Lo mutò dall’elezione del Presidente della Repubblica fino, probabilmente, all’ultimo dei Consigli comunali. Il Paese voltò pagina. E finalmente prese parte. Siamo un popolo “comodo” che difficilmente cambia abitudini… Poi ad un certo punto qualcuno innesca la spoletta. Qualcosa accade. Qualcosa di sconvolgente e la reazione c’è. Quella delle italiane e degli italiani che hanno creduto nella libertà e per questo hanno combattuto la mafia, che hanno creduto nella democrazia e per questo hanno combattuto la mafia, che hanno creduto nella prospettiva di non dover abbandonare la propria terra e per questo hanno combattuto la mafia.
Chi può difendere di più la propria terra se non chi la ama al punto da non lasciarla, se non chi combatte per non arrendersi, per non apparire vigliacco. Perché tanti emigranti, tante madri, tanti padri, che hanno deciso di andarsene, magari proprio per salvare i propri figli, nel cuore, profondamente, si sono sentiti vigliacchi. Ingiustamente, dico io. Chi scappava non scappava per vigliaccheria, scappava per necessità.
Altri no. Altri hanno deciso di resistere. Lì dove tutto scottava.
Dove persino un generale dei Carabinieri come Dalla Chiesa, era stato lasciato solo, dinanzi «a quel telefono che non squillava mai». Una frase che amava dire e con la quale seppe scolpire quel senso di solitudine che il grande generale, che aveva combattuto il terrorismo negli anni caldi, sentiva sul proprio corpo.
A che serve cambiare la storia italiana se poi non la conosce nessuno. A che serve se poi quella scuola è una buona maestra ma non ha scolari.Non serve a niente. Non serve scriverlo, studiarlo o approfondirlo, se non lo si sente profondamente dentro.
Per questo domattina verranno qui le scuole. Perché più che celebrare gli anniversari, quasi per un dovere civico, è importante la comunicazione attraverso i simboli.
A volte i simboli comunicano più dei libri. A volte uno schiaffo dato da una madre, dato da un padre, fa ricordare di aver sbagliato, più di cento rimproveri.
Lo schiaffo non è per forza fisico. Lo si può dare anche al cuore, anche alla mente, e quello [indicando la teca] è uno schiaffo, a tutti gli effetti.
Penso che nel peggiore degli “sfascia carrozze” si possa trovare un’auto ridotta in quel modo. A chi si ricorda di quell’auto, ricorda che non era certo un’utilitaria.
Quella macchina è ridotta così, tenuta insieme da due fili di acciaio, altrimenti nemmeno quella piccola “maceria” si terrebbe insieme: non ci sarebbero che brandelli.
Ed allora la comunicazione non verbale serve. Serve lo schiaffo al cuore.
Serve la memoria “provocata” in chi se lo ricorda. E serve la memoria “suscitata”. E questa la suscita più quella, che un libro…
Guardate ce non stiamo messi bene. Due anni di pandemia, la guerra alle porte d’Europa… Non pensate che la democrazia sia un monolite. Che la libertà alla quale siamo abituati, che abbiamo ereditato e vissuto sempre comodamente, sia eterna, come l’acqua che sgorga da una sorgente in tempi in cui, con i cambiamenti climatici, persino le sorgenti possono seccarsi.
Per quale motivo allora non dovrebbe mancare la democrazia, non dovrebbe mancare la libertà. «Perché qualcuno ce l’ha lasciata in eredità e basta…» Ma il concetto di proprietà non si addice ai diritti.
Questi si “posseggono” ma bisogna anche difenderli.
A noi, in questo momento storico, è dato il dovere civico del buon senso, della lucidità. Perché per governare oggi, buon senso e lucidità sono davvero gli strumenti del nostro mestiere.
Ma soprattutto il dovere civico della memoria.
Non la memoria delle celebrazioni stanche, degli anniversari nei quali ottemperiamo ad un dovere civico. Ma la memoria di chi affronta il proprio presente e costruisce il domani, come comunità e non come singolo, attraverso lo studio del dolore, della fatica, e della gioia, deo valori che ci sono stati lasciati in eredità al punto del massimo sacrificio della propria esistenza.
Ringrazio davvero il Sindaco di Colonna Fausto Giuliani perché è stato lui il protagonista di questa piccola avventura che ha riguardato, oltre a Colonna, anche Frascati, Valmontone e Colleferro. Senza la sua iniziatica probabilmente non ce l’avremmo fatta.
E ringrazio naturalmente la Polizia di Stato per il lavoro che svolge ogni giorno a fianco delle istituzioni. Uomini e donne che quotidianamente affermano quanto sia onorevole fare il proprio dovere servendo lo Stato.
Ed anche per questa iniziativa singola che si inserisce nella storia del sacrificio, purtroppo, di tante donne e tanti uomini delle istituzioni del nostro Paese che ci rende orgogliosi, come comunità, di poterne ospitare una tappa e che, come colleferrini, salutiamo con un positivo monito – parafrasando Levi – «chi dimentica sia maledetto». Grazie a tutti».

Atto finale dell’evento, quando ormai il freddo iniziava a mordere davvero, è stato l’Inno di Mameli dell’Ensamble Butterfly che ha scaldato i cuori e ridestato l’orgoglio degli intervenuti.

Nella mattinata di Giovedì 10 Marzo, è stata la volta delle scuole. In piazza sono scese le rappresentanze di tutti gli istituti a qualsiasi livello presenti sul territorio: I e II Circolo Didattico, Ipia, Itis, Liceo Marconi e Ciofps. Erano presenti il il Sindaco Pierluigi Sanna, il Vice Sindaco Giulio Calamita, l’Ass. Diana Stanzani, il Sostituto Commissario della Polizia di Stato Massimo Bruni ed il Cap. Vittorio Tommaso De Lisa Comandante la locale Compagnia Carabinieri.

Ad aprire l’incontro c’era ancora l’Ass. Stanzani che ha curato, per il Comune di Colleferro, tutta la manifestazione “Festival della Legalità”, in collaborazione con gli altri enti comunali.

«Questa è una giornata molto importante – ha affermato l’assessore Stanzani – che chiude una settimana intensa che abbiamo iniziato con il Comune di Colonna, un progetto intitolato “Festival della Legalità” che ha avuto come tema appunto la legalità partendo da protagonisti importantissimi della nostra democrazia recente ai quali tra poco renderemo omaggio.
È stato un percorso molto importante. So che voi all’interno delle vostre scuole – grazie ai vostri dirigenti scolastici e soprattutto ai vostri insegnanti sempre attenti ai temi della contemporaneità – già fate da tempo percorsi analoghi che mettono al centro l’individuo nei suoi diritti e soprattutto nel diritto fondamentale di avere una vita libera. Quindi grazie di tutto questo.
Vedo dei cartelli e degli striscioni che sono bellissimi. Ho colto delle parole molto belle che avete scritto sui vostri fogli.
Stiamo per rendere omaggio a delle persone che sono state importantissime e che hanno pagato con la loro vita per garantire la nostra libertà. CI riferiamo ad una morte tremenda che ha sconvolto l’Italia tutta, quella che ha visto protagonista il Giudice Falcone, uno degli uomini più importanti e per questo più “attenzionato” da parte di coloro che capivano che per poter fare il loro brutti e sporchi affari, che per poter continuare ad operare nell’illegalità e nell’ingiustizia, doveva sparire. Non ci sono riusciti perché oggi Giovanni Falcone è più vivo che mai nelle nostre menti, nelle nostre storie, nel modo in cui noi ci comportiamo.
Insieme al Giudice Falcone in quel lontanissimo maggio di trent’anni fa persero la vita la moglie, la magistrato Morvillo, e tre giovani ragazzi della scorta, Dicillo, Schifani e Montinaro.
Noi oggi rendiamo omaggio a loro, aprendo così la nostra manifestazione disvelando la teca della “Quarto Savona Quindici”».

Questa volta a scoprire la teca, insieme al Sindaco Sanna ed al Sostituto Commissario Bruni della Polizia di Stato, c’erano anche due studenti…

A seguire è stato riproposto l’audio dell’intervento di Tina Montinaro a Colonna che ha intimamente commosso i presenti, per poi lasciare spazio agli interventi della prof.ssa Amalia Perfetti e del Vice Sindaco Giulio Calamita.
La prof.ssa Perfetti ha ricordato, tra l’altro, che proprio da tragici eventi come questo ha preso vita una fitta rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, che oggi fanno riferimento a “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” presieduta da Don Luigi Ciotti che ha sempre parlato di “memoria e impegno” mantenendo vivo il ricordo delle vittime innocenti delle mafie ma anche camminare al fianco dei loro familiari, ed assisterle organizzando momenti di confronto e formazione.
«Il saluto ed il ringraziamento per aver permesso tutto questo – ha detto il Vice Sindaco Giulio Calamita – va alle Forze dell’Ordine, in particolare alla Polizia di Stato che porta questa cicatrice nel cuore più degli altri Corpi. È chiaro che la battaglia per la legalità coinvolge tutte le Forze dell’Ordine ed il lavoro che svolgono quotidianamente vi assicuro che non è né semplice n banale avendo a che fare con la complessità della convivenza del genere umano, soprattutto con quella parte che ben poco a cuore gli interessi degli altri.
La giornata di oggi è rivolta ai giovani presenti in questa piazza che si ritrova a fare i conti con un’amara realtà, un amaro pezzo della nostra storia recente. Ho la grande passione di accertarmi di contribuire a dare ai giovani quanti più strumenti possibile per affrontare il loro futuro con la consapevolezza che ci sono dei principi fondamentali a cui non si può rinunciare. Rinunciare ad essi significherebbe entrare a far parte di una società sempre più individualista, che non fa gli interessi di tutti, e che dà forza ai pochi contro i più deboli. La mafia è una delle peggiori accezioni di questa situazione: i pochi, fortissimi, contro o deboli che subiscono costantemente e quotidianamente dei soprusi indicibili, che vengono utilizzati come pedine, oggetti e non più come persone.
Non possiamo non sentire elezioni forti di fronte a situazioni del genere. Quella macchina in quella teca è l’esempio di quanto la violenza umana possa essere devastante e brutale.
La riflessione è questa: siamo in grado di accettare una cosa del genere? Di far finta di nulla? Alcune persone ci riescono… Credo che a risposta sia No, in maniera assoluta. Non dobbiamo avere dubbi su questo.
La risposta migliore che possiamo dare è aderire a momenti del genere, a farli nostri e a non scordarli mai.
Oggi qui ci sono solo delle rappresentanze degli studenti. Non potevano essere presenti tutti per tanti motivi. Voi presenti oggi avete una piccola “fortuna”, quella di poter far vostro un momento importantissimo che non dovrete tenerlo solo per voi. Affinché il seme dalla legalità germogli e diventi una pianta forte a voi presenti qui oggi è dato il compito di tornare dalle vostre famiglie e dai vostri amici a diffondere con le vostre parole ciò che avete vissuto oggi. Noi amministriamo la città ed organizziamo, quando possiamo, momenti del genere, il vostro compito è fare tutto il resto, altrimenti quel sacrificio rischia di essere vano.
Per non far svanire quella memoria ognuno di noi deve fare la propria parte.
La legalità è un qualcosa di attivo, da praticare nella vita di tutti i giorni, nelle piccole e nelle grandi cose. Dobbiamo riflettere costantemente su tutto ciò che facciamo altrimenti la deriva, l’onda negativa, ci può travolgere senza nemmeno accorgersene. Fare la cosa giusta ci fa stare meglio, anche quando comporta delle rinunce. Ci fa sentire parte di una comunità, di un sistema basato sulla tutela di tutti e quindi anche di noi stessi.
Insisto sempre sul concetto dell’essere consapevoli. Significa porsi delle domande, porre delle domande per poi trarre delle conclusioni e farle diventare una parte fondamentale del nostro essere.
Bisogna essere consapevoli di ciò che ci circonda altrimenti la legalità, fatta di leggi, a volte complesse, rischia di non essere compresa…».

Sul palco si sono poi susseguiti gruppi di studenti. Originale l’idea di quelli dell’Ipia di realizzare una medaglia che raffigura il simbolo della giustizia da consegnare alle autorità presenti ed anche alla vedova Tina Montinaro. «La mafia è silenzio, il silenzio è ignoranza – hanno detto -. Esiste ancora la mafia che, anche se cambiata nel tempo, ha sempre la sua impronta criminale e violenta.
Noi ragazzi dobbiamo essere consapevoli che la mafia uccide e che bisogna combatterla attraverso il nostro piccolo contributo».
«Se non parli della mafia, l’alimenti» è stato lo slogan con il quale gli studenti del Ciofs fp hanno realizzato una cartellone (in foto). Tra le frasi scritte nel cartellone, spicca quella del Magistrato Paolo Borsellino «Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola».
A seguire si sono alternati sul palco, con citazioni e poesie, anche gli studenti delle Scuole medie “Mazzini” e “Leonardo Da Vinci” nonché dell’Itis Cannizzaro.

(foto a cura di Eledina Lorenzon)