Colleferro. Commemorati i caduti dello scoppio nel reparto di tritolo del 1929. Un mazzo di fiori ai piedi della tomba monumentale

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COLLEFERRO – Nella mattinata di ieri, 7 Febbraio, all’interno del cimitero di Colleferro, l’Amministrazione comunale ha commemorato i caduti sul lavoro vittime dello scoppio nel reparto di tritolo del 7 Febbraio 1929.

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In quella esplosione persero la vita Giovanni Girardi, Francesco Borla, Giuseppe Fontana e Tobia Talone.

Alla commemorazione, oltre al Sindaco Pierluigi Sanna, hanno presenziato Don Marco Fiore, Parroco della Chiesa di Santa Barbara, i parenti delle vittime e rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni d’Arma,.

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Il Sindaco ha deposto un mazzo di fiori, ai piedi della tomba monumentale, posta lungo il viale di ingresso al cimitero.

«Tutti noi – ha affermato il Sindaco – siamo elementi a valle dello sviluppo e del progresso con il quale abbiamo fatto crescere la nostra economia, abbiamo fatto ricca la nostra città ma che hanno segnato profondamente, come un contraltare, la nostra comunità che da una parte cresceva, migliorava, si arricchiva e dall’altra invece pagava un grande prezzo dal punto di vista delle vite umane.
Un preludio, quello del 29, a quanto sarebbe accaduto nel 38. Non solo perché, appunto, per la prima volta le maestranze di Colleferro facevano i conti con la pericolosità dell’esplosivo, ma anche perché da allora, con l’esplosivo, abbiamo fatto i conti tante volte: l’ultimo caduto in fabbrica, me lo ricordo io, che ero studente universitario all’epoca, quando in Simmel morì l’operaio Pignalberi di Serrone.

Dobbiamo ricordare il dramma di alcune famiglie, i Girardi, i Piccobotta, che ebbero caduti sia in quello del 29 sia in quello del 38. Quella dei Girardi per esempio è probabilmente una delle famiglie, insieme alle altre, che ha pagato il più grande prezzo dal punto di vista delle vite umane rispetto a quanto accadute in fabbrica nelle lavorazioni esplosive.

Lo scoppio del 29 rischierebbe di finire nel dimenticatoio. Noi piangiamo i morti di cui abbiamo memoria, che abbiamo conosciuto in vita. Quelli di cui non abbiamo memoria non li piangiamo più, vengono consegnati ai libri di storia, vengono consegnati ai monumenti ed alle cerimonie.

Questo è un passaggio cruciale perché è proprio quando scompaiono le persone – che per ultime hanno conosciuto qualcuno che non c’è più – che bisogna impegnarsi per segnare profondamente nella memoria di chi invece non li ha conosciuti, il ​​sacrificio fatto compiendo il loro dovere.
A questo punto possiamo dire che non c’è più nessuno che si ricordi da vivo dello scoppio del 29, probabilmente non c’è quasi più nessuno che si ricorda nemmeno lo scoppio del 38, saranno pochissimi i testimoni in vita.
È nostro dovere profondo segnarci questo giorno nel calendario del nostro cuore e ricordarcelo perché per la prima volta Colleferro fece, in quella mattina, i conti con la pericolosità di una lavorazione con la quale poi avrebbe avuto una certa dimestichezza, ma che ha segnato in maniera indelebile il nostro destino di comunità nel secolo scorso e anche nel secolo presente.

In conclusione mi stringo intorno alle famiglie, ai parenti di queste vittime, a loro va il mio saluto affettuoso, il mio saluto di stima perché dopo tanti anni ancora ricordano questo momento e anche il mio saluto di speranza affinché ci si possa continuare ad incontrare ogni anno e ogni anno si possa continuare a riflettere su quanto la sicurezza sui luoghi di lavoro sia effettivamente nel nostro Paese una emergenza, una vera emergenza che per fortuna le donne e gli uomini delle forze dell’ordine cercano di imitare, ma che ancora purtroppo miete vittime e segna profondamente i destini di tante famiglie che vedono il congiunto uscire per andare al lavoro senza più ritornare a casa dalla moglie, dai figli, da qualsiasi altro familiare, da qualsiasi altro affetto.
Grazie davvero e buona giornata a tutti».

 

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