Colleferro. Biblioteca Comunale. Grande successo per la presentazione del libro “Città Vince. Città Perde” di Francesco Rutelli
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COLLEFERRO (Eledina Lorenzon) – È stato presentato Martedì 10 Dicembre, nella Biblioteca “Riccardo Morandi” di Colleferro, l’interessante libro di Francesco Rutelli dal titolo “Città vince. Città perde – Come cambiano le città del mondo e come dobbiamo cambiare in Italia” edito da Laterza (2024) nella Collana Robinson.
Erano presenti l’autore, l’economista Antonio Rosati, il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, e la giornalista de “Il Messaggero” Alessia Marani che ha introdotto gli ospiti e dialogato con loro di fronte ad un pubblico molto numeroso ed attento, tra cui molti Sindaci, ex Sindaci ed amministratori dei Comuni limitrofi.
Nel suo intervento il Sindaco Pierluigi Sanna ha evidenziato come la scelta di presentare il libro di Francesco Rutelli, con la partecipazione di Antonio Rosati, sia nata all’interno di un solco «portare in questa rinnovata biblioteca, tanto apprezzata dai cittadini di tutte le generazioni, autori di primo livello rendendola punto di riferimento per tutto il territorio circostante dal punto di vista culturale. Sono stati molti gli autori di altissimo livello che sono venuti qui a presentare le loro opere, e quindi non poteva mancare Francesco Rutelli, sicuramente uno dei migliori sindaci in Italia.
In politica da 30 anni come Deputato, Eurodeputato, Senatore, Vicepremier, Ministro della Cultura, e primo Sindaco di Roma (per otto anni da 1993 al 2001) eletto direttamente dai cittadini nonché il più votato».
Il Sindaco Sanna ha poi proseguito evidenziando come il tema dell’amministrazione pubblica abbia incontrato spesso il tema della cultura e quindi presentare un libro che parla delle città che cambiano velocemente e vivono il dramma dello spopolamento, che vede le città crescere a dismisura, a volte in maniera disordinata, è quanto mai attuale ed indispensabile per riflettere su un tema non più rimandabile.
Ha quindi concluso affermando come la città di Colleferro «all’interno del quadro metropolitano sia una comunità che ha tentato di ritrovare una sua vocazione, un suo orgoglio, che ha tentato di reagire alla crisi industriale, che non si è fatta travolgere; e che oggi racconta una storia in grado di affrontare i futuro nel rispetto del proprio passato…».
Si è quindi entrati nel tema specifico del libro nel quale l’autore, affronta le prospettive di sviluppo delle metropoli dei prossimi anni ed offre un suo particolare punto di vista che trae forza dal nostro passato che vede l’Italia erede di 3mila anni di civiltà, è un’eredità vivente che ha però bisogno di continue e mirate trasformazioni, ormai indispensabili per i nostri centri urbani e territoriali.
Molti gli interrogativi affrontati nel libro, analizzando esempi positivi e negativi riscontrati in varie città del mondo – oltre Roma – Parigi, New York, Singapore e tante altre ancora, per la prima volta nella storia la maggior parte dell’umanità vive in città con oltre 10 milioni di abitanti, molte di esse sono città che crescono e che vincono perché capaci di affrontare le sfide dell’innovazione e della vivibilità con trasformazioni possibili, altre invece perdono inesorabilmente, per non saper uscire dall’immobilismo.
Solo attraverso trasformazioni incessanti ed in grado di migliorare le condizioni di vita delle persone si potranno vincere le sfide del futuro, rigenerare le città attraverso la demolizione e la ricostruzione attuando azioni concrete in tanti contesti del nostro Paese.
Le città non possono restare ferme, devono trovare il giusto spunto di innesco per la trasformazione, evoluzione ed innovazione, e questo può essere ottenuto solo attraverso la partecipazione civile di tutti nell’opera di riqualificazione delle città e della vita comunitaria, attraverso un processo di partecipazione e dialogo che alle esigenze di chi le vive.
Indubbiamente i problemi che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare per un futuro di sviluppo, sono tanti, soprattutto perché siamo in ritardo e quindi «dobbiamo connetterci per far funzionare le nostre capacità e le nostre prospettive. Si deve unire la classe dirigente e la classe politica, interessare una generazione di trentenni e quarantenni, perché il tema della responsabilità pubblica non si limita alle mura aureliane, non si limita ad una visione tradizionale delle nostre città come cartoline, non le tocchiamo perché sono troppo belle.
Dobbiamo imparare a rigenerare, demolire e ricostruire, integrare la natura con le parti edificate delle nostre città, delle nostre comunità, ammodernare le infrastrutture, utilizzare nuove tecnologie.
Dobbiamo essere, come siamo stati nel tempo, pionieri e non soltanto followers.
Oggi non essere soltanto followers significa mettere insieme una nuova generazione di politica, imprenditoria, servizi sociali, capacità di dialogo, di costruzione e di soluzioni tecnologiche, perché sappiamo che oggi la risposta facile non c’è».
Al termine della presentazione sono state tante le domande che hanno riguardato soprattutto i piccoli centri, destinati allo spopolamento anche nel territorio laziale, e soprattutto «qual è il nuovo modello per le città ed i piccoli centri italiani, come dobbiamo e possiamo riuscire a superare la staticità che impone la storia delle nostre città che sono tutte datate anche rispetto alle nuove città che vengono ricostruite nel mondo?».
In uno degli ultimi capitoli del libro, Rutelli cerca di rispondere anche a questi quesiti proponendo sei mosse indispensabili: «Forti investimenti, tecnologia e conoscenza, centralità dei fattori umani, sconfitta dell’incultura immobilista, industrializzazione del turismo e rivoluzioni green».
Un lungo e caloroso applauso ha sancito il temine della presentazione, una stupenda serata di cultura e dialogo.












