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Cassino. Usura ed estorsione ai danni di un ginecologo. Arrestati dai Carabinieri madre e figlio di etnia rom

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A CASSINO (FR), i militari del Nucleo Operativo Radiomobile della locale Compagnia Carabinieri, coadiuvati da quelli della Stazione di S.Apollinare, traevano in arresto in flagranza dei reati di “estorsione aggravata in concorso e porto abusivo di arma bianca” (estorsione commessa nei confronti di un noto ginecologo residente nel Cassinate) Antonietta Bevilacqua, 42enne e Kristian Spada, 21enne (madre e figlio), di etnia rom, residenti nel comune di Pietramelara (CE), entrambi già censiti per analogo reato ed usura.

Lo scorso mese di ottobre, il ginecologo denunciava presso una Stazione Carabinieri dipendente dalla Compagnia di Cassino, una richiesta estorsiva di 10mila euro, formulatagli da alcune persone di etnia rom per sanare, a loro dire, un errore del medico che aveva comportato danni fisici ad una ragazza minorenne, compagna dello Kristian Spada.

La giovane coppia si era rivolta al professionista per un problema di infertilità e, poiché, ciò non era andato a buon fine, gli addebitavano i problemi ginecologici conseguenti a questo trattamento.
Dal periodo in questione il medico era stato tempestato da frequenti e sempre più insistenti contatti telefonici e incontri di persona, durante i quali veniva sempre minacciato a pagare il presunto danno causato se non voleva danni alla sua integrità fisica.
Il medico esasperato dalle continue minacce, fingendo di acconsentire alla richiesta estorsiva, concordava di liquidare il danno, in euro 2mila.

Nella mattinata di oggi, 23 Novembre, quindi, veniva predisposto un mirato servizio da parte dei militari operanti che consentiva di trarre in arresto nella flagranza i predetti, i quali, venivano bloccati subito dopo aver riscosso dal ginecologo la somma pattuita.
La conseguente perquisizione permetteva di sottoporre a sequestro probatorio i due mila euro in questione, l’autoveicolo utilizzato dagli arrestati, nonché una roncola di cm 15 rinvenuta all’interno dell’autoveicolo e di cui non sapevano fornire alcuna plausibile spiegazione.

Gli arrestati, dopo le formalità di rito, venivano tradotti, in regime di arresti domiciliari, presso la propria abitazione. Sono in corso ulteriori indagini per addivenire all’identificazione di altri correi.

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