Anche Segni ha celebrato la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Nella mente di tutti Maria Manciocco…

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SEGNI (Eledina Lorenzon) – Sono state le poesie di Jeph Anelli, raccolte nella silloge “Basta mi fai male”, il filo conduttore del pomeriggio di Domenica 25 Novembre presso la Sala “M° Eugenio Blonk Steiner”, promossa dall’Assessorato Pari opportunità, per celebrare la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, istituita dall’Assemblea dell’Onu nel 1999 per ricordare il sacrificio di Patria, Minerva e Maria Teresa, tre sorelle che, a causa della loro militanza politica contro il regime del dittatore dominicano Rafael Leonida Trujillo, furono brutalmente trucidate nel 1960.

Dopo i saluti delle autorità, sono stati tanti gli interventi in scaletta moderati da Agnese Coletta: Stefano Biancone – Delegato alla Cultura, Elena Ciotti – Assessore, Anna Teresa Corsi – Consigliera Comunale e Sandro Trani – Scrittore.
Tutti hanno ribadito con grande forza che in una società moderna, civile e democratica non possono più trovare posto i soprusi e i maltrattamenti alle donne e che finalità primaria della giornata è di sensibilizzare la popolazione al fine di far conoscere e far arrivare al maggior numero possibile di donne, siano esse vittime o testimoni di violenza, il messaggio che “non sono sole”.

L’intervento del criminologo-antropologo Alessandro Ceci, attualmente libero professionista in attività di ricerca, formazione e consulenza per Enti pubblici e privati, nazionali ed internazionali, è stato interamente dedicato al “femminicidio”, intendendosi con tale termine “quella tipologia di crimine in cui una donna viene uccisa per il fatto di essere donna, per la sua femminilità”.

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Sicuramente il più eclatante atto di espropriazione e di sottomissione storicamente compiuto dall’uomo sulla donna, facendo storicamente riferimento a come nelle comunità iniziali vigesse il matriarcato, identificandosi nella donna il potere della genesi, ossia si pensava che la donna fosse in grado di generare da sola la vita. “Quando l’uomo ha capito, con un lento e lungo processo di affrancamento dal concreto, di essere lui la causa della fecondazione, che quel figlio nasceva grazie alla sua inseminazione; quando cioè il maschio ha acquisito la propria coscienza procreativa ha strappato con la forza alla femmina il potere relazionale e il controllo sociale”.

Ha poi affrontato il tema delle diverse interpretazioni in campo giuridico, partendo dalla definizione che nel 1992 si dava di tale evento: “l’uccisione di una donna commessa da un uomo” e quindi in fase di processo punibile solo rispetto alla frazione temporale dell’evento. Ha fatto quindi riferimento al terribile omicidio di Maria Manciocco, indimenticabile donna, madre e docente a cui il pubblico commosso ha decretato un applauso spontaneo, dove la pena, in virtù della nuova definizione di femminicidio che lo definisce: “violenza esercitata sistematicamente sulla donna”, quindi non riferita solo all’atto di uccidere, ma anche a quanto fatto subire con intimidazioni, minacce e stalking, sarebbe stata sicuramente più dura.

Tra un intervento e l’altro protagoniste sono state le poesie di Jeph Anelli, che hanno coinvolto ed emozionato il numeroso pubblico presente, declamate dai giovani della Compagnia Teatrale “I Ciclopici”, con sottofondo musicale eseguito al piano da Diego Colaiori.

Ultimo intervento affidato all’autore stesso, visibilmente commosso, che attraverso il linguaggio della poesia ha saputo tratteggiare, con grande delicatezza ed intimità, le esperienze delle donne nel corso dei secoli, soffermandosi su come l’essere femminile abbia dovuto subire abusi e privazione di ogni genere e soprattutto di sopraffazione della propria dignità. Storie antiche e storie moderne si intrecciano nel gridare al mondo che bisogna porre fine a questa violenza e stabilire rapporti più sani ed equilibrati tra i generi. Ha chiuso la sua partecipazione con un appello accorato ai Docenti delle scuole di qualsiasi ordine e grado, affinché accendano negli studenti il desiderio della conoscenza di questa tematica, così da favorire ed incentiva i valori di uguaglianza di genere.

Il femminicidio, generalmente inteso come violenza sulle donne, non può essere eliminato se non si cambia sostanzialmente il background culturale che lo sostiene ed è quindi necessario porre in atto ulteriori sforzi per innescare un percorso nuovo, sia in ambito culturale che sociale, investendo sulle scuole ed i servizi sociali, lanciando un messaggio concreto di speranza per la promozione e sensibilizzazione dei diritti femminili per portare ad una nuova presa di coscienza della dignità della donna e soprattutto “educare ai sentimenti per fermare la violenza”.

Ed è stata l’interpretazione, intensa e raccolta, di Luana Filosini, di alcune delle più intime poesie della silloge, a conclusione di una serata davvero stupenda, circondati dalla bellezza delle opere d’arte di sette giovani artiste dell’Associazione ItineSegni: Vera Ribecchi, Alessandra Santini, Cristina Ciotti, Lorella Palma, Chiara Ionta ed Antonella Malandrucco.

 

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