Anagni. Inaugurato a Villamagna il Museo privato d’Arte Contemporanea “Luigi Centra”. Tra i presenti anche l’attore Maurizio Mattioli

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ANAGNI (Eledina Lorenzon) –  È stato inaugurato nel pomeriggio di Sabato 16 Luglio, in località Villamagna di Anagni, il Museo privato dell’artista Luigi Centra, ultimo artista della Pop-Art che va in giro per il mondo in nome dell’arte.

Nato a Carpineto Romano in provincia di Roma, l’artista è noto esponente della pop art americana nel mondo, negli anni 60/70 ha fatto parte della corrente artistica con Mario Schifano e Mimmo Rotella e il fumettista Roy Fox Lichtenstein. Il Maestro Centra, è anche un prolifico scrittore con ben 86 volumi al suo attivo.
Ha restaurato molte chiese nella città di Roma ed in Ciociaria, dove ha avuto la possibilità di farsi conoscere ed apprezzare.
Il mondo è stato la sua casa: girovago vagabondo ha infatti vissuto ed esposto in molti Paesi, europei ed extra europei con grande successo.
Hanno scritto di lui critici come: Vittorio Sgarbi, Jonathan Zhivago, Richard Seidel, Antonio Oberti, Prof. Carlo Giulio Argan.
Ha scritto di lui il critico d’arte internazionale Antonio Oberti: “Dall’impressionismo Luigi Centra a poco a poco ha dato vita, con la sua perennità inestinguibile di ispirazione, ad un rapporto astratto tra la propria sensibilità ed emotività psichica e l’eterno moto della vita reale”.

Alla cerimonia erano presenti il Sindaco di Gorga Andrea Lepri, l’attore Maurizio Mattioli, lo scultore Sergio Lombardi, lo scultore mosaicista Musivarius Mariano Laureti, il pittore e musicista Diego Stella, critici d’arte, amici, conoscenti ed appassionati.

Il Museo, il cui allestimento è stato curato con il nipote Arch. paesaggista Antonio Centr,a che ne è anche il Direttore, sorge nella splendida località di Villamagna di Anagni, tra campi e vigneti, un luogo lontano dal tram tram della vita cittadina, dove si respira ancora l’atmosfera del tempo passato.
Ad accogliere il visitatore nell’area di ingresso al Museo la splendida scultura su pietra della “Dea bendata anticovid”, donata dall’artista Sergio Lombardi.

Nel patio antistante in mostra le opere di Diego Stella, artista nativo di Colleferro e anch’egli nipote di Luigi, a dimostrazione di come la passione dell’arte sia impressa nel dna di famiglia.
Diego Stellla è infatti ritenuto uno dei più quotati artisti emergenti del panorama nazionale e ritenuto erede di quei famosi artisti della “Scuola Romana di Piazza del Popolo”, Movimento artistico che ha caratterizzato l’arte romana e Italiana negli anni settanta, con all’attivo mostre e premi, tra cui il 1° Premio della Giuria alla 3^ Edizione della Biennale d’arte dei Castelli Romani di Nemi, vinto nello scorso maggio.

Ad accompagnare i numerosi ospiti nella visita e descrizione di questo piccolo scrigno d’arte, già troppo piccolo per contenere tutte le meravigliose opere, è stato lo stesso artista accompagnato dal nipote Antonio.

Entrato nel Museo, il pubblico è stato inondato dai colori e dalla meraviglia delle opere del Maestro, che colpiscono per la loro esplosione di vitalità, un’arte che, come scrisse Vittorio Sgarbi “comunica il senso dell’esistenza remota, presente, e futura”.
Le opere in mostra dimostrano la grande capacità dell’artista di dialogare con i colori, la materia che diventa un tutt’uno con la tela e le mille parole o frasi, un mix perfetto per trasmettere al visitatore, anche il meno esperto, sensazioni straordinari che restano impresse nel cuore e nella mente, regalando emozioni uniche.

L’arte è per Luigi Centra “come una catena di montaggio che non si riesce più a fermare, è come un circuito chiuso da cui non si riesce più ad uscire, si è spinti a continuare non tanto per l’essere artista, ma per lasciare qualcosa a chi viene dopo”.
Senza dubbio Luigi Centra, ha vissuto e vive l’arte in modo totalitario, è stata palestra di vita, fucina di emozioni ed un continuo ed incessante crogiolo d’idee e di intuizioni.

Il Museo, come ha ben illustrato l’Arch. Antonio Centra, nasce con tanti presupposti, ambizioni e futuri progetti. Siamo a due a due passi da Villa Magna, villa imperiale fatta costruire da Pompe Magno intorno al I Secolo A.C. e grazie agli scavi archeologici fatti intorno all’anno 2009 e nel 2016 si è avuta la certezza che questa zona era votata alla coltivazione dell’uva per produrre il vino per Roma.

Una terra che trasuda di storia ed ubicare proprio qui il Museo è senza dubbio una scelta di grande valore, perché l’idea di Museo non è costituita solo dalle opere d’arte che lo compongono, ma dal contesto in cui viene ubicato, ed è quanto mai necessario comprendere l’arte contemporanea, comunque sempre legata al passato.

Nel corso della manifestazione sono stati consegnati premi ed attestati a quanti hanno collaborato, a diverso titolo, alla realizzazione ed allestimento del Museo.

Premio speciale “Mamma Ciociara”, realizzata dall’artista, scultore e pittore Sergio Lombardi, all’attore Maurizio Mattioli, originario di Gorga, dove trascorre molto del suo tempo, paese arroccato nei Monti Lepini, sulla sommità del Monte Volpinara, a circa 766 metri sul livello del mare e che dista pochi km dal Museo.
Un altro Premio “Mamma Ciociara” è stato consegnato al M° Luigi Centra e sarà collocato nel Museo, così da poter essere ammirato dal pubblico che verrà a visitarlo.

Poste Italiane, in occasione dell’apertura del Museo d’Arte Contemporanea “Luigi Centra” ha predisposto uno speciale annullo e ad ogni partecipante è stata donata una cartolina con annullo.
Detto annullo sarà poi collocato, a ricordo della manifestazione, nel Museo Storico Poste e Telecomunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico di Roma.

Un evento fantastico nel segno dell’arte e della conoscenza di un artista straordinario che ha interpretato, come ha scritto Riccardo Zigrino, “L’arte come espressione massima di libertà, supremo appagamento dello spirito, è la catapulta che con la sua forza irrefrenabile spinge Cestra alla conquista degli spazi oltre i confini del reale.
Nella sua pittura le finestre chiuse dell’anima si aprono alla luce, al canto della vita, e al disagio culturale dell’odierna società dell’immagine viene respinto dal legame fortunoso da sempre imperante tra pittura e poesia”.