2 Settembre 2026
Città Metropolitana di Roma

Colleferro. Presentato in Aula Consiliare il Progetto “Missione Omero – Adotta trenta parole nuove al mese”

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COLLEFERRO – A partire dalle ore 11 della mattinata di oggi, 9 Luglio, nell’Aula Consiliare del Comune di Colleferro, si è tenuto un interessante incontro di presentazione della “Missione Omero – Adotta trenta parole nuove al mese”.

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L’iniziativa a livello nazionale – della quale ora Colleferro può essere definito “Comune Capofila” – è sostanzialmente un progetto rivolto alle scuole (per il momento dalla terza media fino al quinto anno della scuola superiore) allo scopo di elevare il livello lessicale degli studenti, e non solo.

Tutto questo è stato bene illustrato nell’incontro di stamane al quale hanno partecipato il Sindaco di Colleferro Giulio Calamita, il Vicesindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna, la Vicesindaca Assessora alla Cultura del Comune di Colleferro Diana Stanzani nonché il Prof. Giuliano Belloni ideatore e responsabile del progetto “Missione Omero”.
Erano presenti le rappresentanze dirette o indirette di tutti gli istituti scolastici e di formazione insistenti sul territorio con diverse dirigenti scolastiche, insegnanti e rappresentanti della Stampa.

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Dopo aver salutato gli intervenuti, il Sindaco Calamita ha rivolto al prof. Belloni «un ringraziamento, non solo per aver ideato questo bellissimo progetto, ma anche per averlo voluto condividere con la nostra città. Che, come sapete, è una città che sulla cultura, sulla formazione e anche sulla collaborazione con gli studenti di ogni ordine e grado che hanno deciso di intraprendere un dialogo.
Un dialogo che nel corso degli anni, io credo, si sia rivelato valido per affrontare quelle che sono le sfide delle società moderne. Che sono delle sfide sicuramente orientate alla formazione, alla loro crescita, al loro rapporto col mondo che cambia, ma anche soprattutto nel rapporto tra di loro.
Abbiamo nel corso degli anni sviluppato tanti progetti che hanno dato il loro frutti per permettere ai ragazzi di non solo formarsi, ma sviluppare la coscienza che serve oggi per essere dei cittadini modello un domani.
È chiaro che tutto ciò non si fa con una singola iniziativa, non si fa con un singolo incontro, ma deve essere un insieme di attività che mettiamo a sistema con lo scopo più profondo, appunto, di creare una rete che poi riesce a lavorare bene.
Io da un certo punto di vista sono abbastanza orgoglioso del lavoro che facciamo tutti insieme. […]
Credo che, ecco, appunto, anche con questo tipo di iniziative, noi comunque, in ogni caso, riusciamo ad essere delle valide guide per le nostre generazioni.
Per cui, ancora una volta, ringrazio il professor Belloni e tutti voi che siete intervenuti questa mattina».

Dopo la visione di un breve filmato è stata la volta del Vicesindaco metropolitano Pierluigi Sanna, il quale ha esordito affermando che «era inimmaginabile che un progetto del genere a livello nazionale si potesse incardinare in una città di provincia.
Le attenzioni che sono state rivolte a Missione Omero, sia dagli organi di informazione in generale, ma anche da alcune città, tra cui Roma, dimostrano che c’è una grande, potremmo dire, aspettativa rispetto alla Missione Omero.
Non soltanto perché le parole che compongono questo titolo sono indubbiamente parole evocative.
“Missione” ci fa venire in mente, forse qualche gesuita che partiva per le Indie o per le Americhe.
Omero, ci fa tornare in mente un pezzo della nostra cultura classica che probabilmente diamo tutti per scontata, ma che scontata non è, perché in alcuni casi occorre ribadire, almeno le basi del pensiero, del pensiero europeo.
Tante volte si è parlato negli ultimi anni della Grecia, più per il fallimento dei suoi bilanci, che per il grande dono che ha fatto all’Europa e al mondo, quello della cultura classica.
Queste due parole messe insieme potrebbero sembrare solo una bella intenzione, se non fossero collocate all’interno di un quadro orientato alla pubblica istruzione, orientato alle scuole dei Comuni, in cui c’è questa sensibilità.
La questione dell’importanza della parola è una questione di cui si è molto discusso.
La nostra lingua – come il nostro clima, la nostra Italia, come in generale i Paesi che con essa si affacciano sul Mediterraneo – vive diverse forme di desertificazione, non soltanto quella climatica, non soltanto quella biologica, forestale, faunistica.
La desertificazione non è soltanto climatica, è anche culturale.
In questa città, più che in altre, se ne è parlato negli ultimi anni.
È un tema che riguarda le generazioni più fresche.
Non si può mai correre il rischio di demonizzarle…»
Sostanzialmente l’ex Sindaco di Colleferro ha voluto evidenziare che ai giovani vadano date come “armi”, quelle della conoscenza, dell’intelligenza, del sapere, della cultura. Per arginare un «mondo che pensa di nuovo che la risoluzione delle controversie internazionali possa essere risolta soltanto con le bombe» è necessario che vi siano « ragazze e ragazzi che siano coscienti, preparati e che in grado di sviluppare il pensiero».
«Il linguaggio e la capacità di scegliere le parole come strumento di vita e di risoluzione sono fondamentali per collocarsi all’interno di un quadro di dialogo e a non desertificare la loro parola, la loro lingua, la loro capacità di confrontarsi». «Questo progetto – conclude Sanna – è per me un progetto prezioso che si spera possa essere tale anche per chi lo incontrerà: il massimo che può capitare è che questa cosa dilaghi e che diventi sempre più coinvolgente; il minimo che può capitarci è che avremo reso i nostri ragazzi un po’ più ricchi…».

A seguire, la parola è passata alla Vicesindaca Diana Stanzani che, dopo aver ringraziato i presenti, è entrata più nello specifico nel progetto partendo dalla presentazione del professor Giuliano Belloni, «un poeta in missione, come lui stesso si definisce.
La sua missione, la sua passione è quella di incontrare i giovani per far capire l’importanza del linguaggio e soprattutto della parola, del significato della parola.
La parola come strumento di mediazione culturale. La parola è il mezzo attraverso il quale viviamo la nostra contemporaneità, e nella quale percepiamo la nostra contemporaneità, e la anche sogniamo, la anche pensiamo, perché noi quando pensiamo, pensiamo con le parole, non molto più spesso che pensare con le immagini.
Il professore, come egli stesso afferma, è andato a bottega di poeti di un certo calibro, perché noi li conosciamo a livello nazionale e internazionale, come Luzi e Zandotto.
Quindi per noi è veramente un grandissimo onore poter collaborare con lui…
[…]
Abbiamo già aderito ufficialmente un paio di anni fa, a un progetto che ha a che fare con le parole, al protocollo di “Parole ostili”, con il quale continuiamo a lavorare, ma con una attitudine molto diversa da quello che faremo qui.
In quel caso il lavoro che stiamo facendo con l’università è quello di aiutare i ragazzi ad acquisire la consapevolezza che il linguaggio, a volte, esplicito ma violento, può determinare una grande frustrazione per non dire altri situazioni dei ragazzi.
In questo caso stiamo dando il via a un progetto che vedrà impegnati i ragazzi, a partire da settembre fino a marzo del prossimo anno, con dei componimenti diversi, cioè utilizziamo, adottiamo delle parole, una parola al giorno, attraverso le quali poi i ragazzi faranno dei componimenti scritti, perché qui siamo nel campo della poesia.
I ragazzi si dovranno proprio misurare nel nello scrivere le parole, attraverso qualcosa che loro sentiranno e che si definiranno.
Noi siamo un “unicum” perché oggi quello di cui noi stiamo discutendo, non riguarda solo Colleferro, ma Colleferro, diventa un Comune capofila dell’Italia, perché noi questo progetto/concorso, a settembre lo lanceremo a livello nazionale.
Tutte le scuole d’Italia potranno partecipare a questo concorso.
Esiste e varrà diffuso un dettaglio tecnico al riguardo; ci sarà un percorso pensavamo di istituire, oltre la giuria finale, che sarà composta da insegnanti, intellettuali, eccetera, vorremmo anche costituire una giuria fatta da ragazzi, che magari si sono già sperimentati con questo percorso.
Se sarebbe interessante, insomma se avessimo l’adesione, di ragazzi da tutta Italia, che sarebbe un valore aggiunto, perché oltre all’importanza della parola, ci sarebbe anche una connettività sociale estremamente interessante, anche di realtà che sono diverse […].
La nostra comunità educante ha sempre risposto in maniera spettacolare, così come i ragazzi. I ragazzi partecipano perché vogliono dimostrare che non sono come li descrivono. E la nostra società è molto più sana di come viene raccontata in una letteratura che spesso mistifica gli avvenimenti.
Con la comunità educante abbiamo creato una rete molto forte. Li chiamo a raccolta una volta al mese e loro hanno un grandissimo senso di responsabilità.
E quindi con loro inizieremo questo percorso bellissimo, che darà moltissime soddisfazioni. E quindi iniziamo a camminare con questa nostra “Missione Omero”».

A chiudere gli interventi è stato chiamato il prof. Giuliano Belloni che ha esordito affermando «Oggi stiamo facendo la storia…».
«Oggi stiamo facendo la storia della cultura italiana. Sì, possiamo dirlo. Ne siamo sicuri.
Missione Omero che cosa significa?
È iniziata nel 2023. Nel 2024 Papa Francesco mi ha scritto una mail dicendo di continuare in questo percorso, di andare in presenza nelle scuole, a organizzare la speranza.
Papa Francesco mi disse: perché la speranza è pura, ed è questa una cosa bella, …tanta roba.
A ottobre c’è stata una telefonata del Presidente Mattarella augurando a questo nuovo percorso di intendere la cultura. Non so se è capitato solo a me, ma penso anche a voi.

Quando siamo stati a scuola nei licei sentivamo la letteratura come qualcosa che non ci appartenesse, qualcosa di astratto. Per cui ci si studiavano i vari poeti, i vari scrittori… ma si rileggeva a memoria, quello che era scritto, e non entrava nulla dentro il cuore.
Allora, ho sempre pensato, ma se la letteratura è questa? Studiarla non porta nulla. Ecco, per cui ho avuto sempre questo pensiero. E poi è capitato che a un certo punto, mio nonno, il primo testimone, ho visto che da lui io ricevevo molto.
Mio nonno era un analfabeta, che mi diceva: prima di parlare, prima di … conosci gli altri.
Per cui ho visto gli altri sempre come una relazione. In questo caso anche i libri, gli altri sono libri.
Per cui ho visto sempre la letteratura come qualcosa di importante, non solo date da ricordare a memoria. […]
Quante volte quando eravamo piccoli, abbiamo sentito «anziché fare niente, almeno leggi un libro…». Cioè, fare niente e leggere, è… un cugino. E invece sappiamo tutti che la lettura è qualcosa di importante.
Leggere crea comunità, crea condivisione, crea un progetto, crea una nuova narrazione. E questo è molto importante.

20 anni fa il professor De Mauro fece una prima indagine per valutare la capacità lessicale dei ragazzi maturandi del liceo classico. Egli fotografò questa capacità lessicale equivalente a 1500 parole.
Che significa? Significa che avevano 1500 parole a disposizione per creare una relazione con gli altri.
Bene, noi ci siamo riproposti dopo 20 anni, di fare un nuovo esperimento, con migliaia di ragazzi. E abbiamo visto che adesso i maturandi del quinto anno del liceo classico, non del liceo tecnico, quinto anno del liceo classico, hanno una capacità di relazione lessicale equivalente a 600 parole. Vent’anni fa 1500, adesso 600 parole. Capite il dramma?

Per fortuna, ecco perché ho detto di Sanna, un sindaco illuminato, ha capito che essere capo di una comunità prevede anche questo, cioè, se la tua comunità ha 600 parole, significa che non si esprime, non ha una relazione. Ecco, la solita storia di telefonini, tablet, tutte queste storie qui.

600 parole significa che questi ragazzi sono analfabeti sentimentalmente.

E dico, cosa devo fare nelle scuole? Insegno il sentimento. Che cos’è il sentimento? Sentire. Siamo capaci tutti di sentire, sentire. I sentimenti si insegnano. Quando eravamo piccoli non è che nostro padre, nostra madre ci hanno detto quando stavamo a casa, stasera parleremo di sentimenti…

Queste cose non si fanno, non esistono. Bisogna educarci a sentire.
Che cos’è l’emozione? Che cos’è la felicità? Che cos’è la gioia? Che cos’è la paura? Che cos’è l’inquietudine? Non riescono ad esprimere quello che sentono. Che cos’è l’amore? Che cos’è il possesso? Io dico loro, scrivetelo in due parole, le due parole che vi identificano. […]

Noi stiamo, ripeto, facendo la storia della cultura italiana. Perché facciamo la storia della cultura italiana? Perché noi non diciamo, in questo concorso, la necessità di lettura, di recuperare, se i ragazzi sono 600, alla fine del corso, cerchiamo di recuperare almeno 180 parole, da aggiungere alle 600, in modo tale da riportarlo, se Dio vuole, a 1500….

L’obiettivo è far sì che i ragazzi smettano di essere ostaggio di qualcosa o di qualcuno. Perché leggere crea libertà, crea condivisione, crea favola, crea narrazione.
Abbiamo pensato, il concorso è: adotta 30 parole nuove al mese. Che significa? Significa che ogni mese, ecco, faccio affidamento a voi, nelle scuole. Accompagnamo il ragazzo. Non lo lasciamo solo. Non diciamo “devi leggere”. Poi il ragazzo capisce l’importanza, ma non lo farà mai.
Per cui ti accompagniamo in questo. In questo mese, dammi 30 parole. Ah, ma io devo leggere il libro? Sì. Posso prendere il vocabolario e prendere delle parole nuove? Fai come ti pare. Però 30 parole le prendi, e le adottiamo.
Alla fine di marzo, poi, facciamo un bel componimento. E verranno premiati i ragazzi che hanno adottato più parole con un componimento.
Ecco, io questo esperimento, in questo anno scolastico, l’ho fatto tutto con i ragazzi della quinta elementare, delle medie e anche coi ragazzi del liceo. Per cui va benissimo.
L’ho certificato, vedo che va alla grande. Perché i ragazzi, alla fine poi vedono che riescono a credere in qualcosa di diverso. Si mettono in gioco.
E iniziano quella relazione che noi diciamo. Che cos’è il libro? È una relazione. È credere nell’altro.

Ecco, finalmente adesso parliamo di questo (indicando il pupazzo “Omero detto l’Alighiero”, di questo gioco un pochino coi ragazzi delle elementari e medie. Che cos’è? È un uccello…
Però in realtà questo, questo uccello è strano. È un uccello senza ali, no? Però che cosa ha di diverso, di bello? Che questo è un uccello che ha un libro per volare. Vedete, queste sono le pagine.
Allora dico ai ragazzi: «Per volare, non c’è bisogno di avere ali in più. Non c’è bisogno di un aereo, ma c’è bisogno di un libro». I libri.
Dico loro: «Avete mai pensato a creare qualcosa senza le parole?». «Sì, io c’ho le idee», mi dicono molti.
Allora, dico loro: «Ma quando eravamo piccoli, i nostri genitori che cosa hanno fatto? Ci hanno insegnato a pensare o ci hanno insegnato a parlare?». Ci hanno insegnato a parlare. E allora?
Significa che le parole sono necessarie per pensare, per avere delle idee, per creare delle relazioni.
Per cui, ritornando a quella che abbiamo detto all’inizio, le 600 parole, abbiamo necessità di aumentarle, aumentarle, aumentarle. Ecco la lettura. Ecco perché dobbiamo, dobbiamo leggere. Perché dobbiamo essere liberi.
Che cos’è questo, questo cotone? (Mostrando una matassa di colore rosso) Praticamente, ai ragazzi, dico loro che noi abbiamo bisogno di relazione. L’altro, non è mai un nemico, mai un ostacolo, ma una grande opportunità.
Per spiegarlo rimettiamo in tono moderno, la favola di Arianna e Teseo, il filo, il minotauro.
Ecco che difatti io porto, per tutta la vita, questo braccialetto rosso, che i ragazzi, invece, facciamo con le forbici. E dico loro che ognuno deve metterlo alle braccia dell’altro, mai da solo.
Significa che l’altro è veramente importante.
Per far sì che io inizi questo legame di affetto, di relazione.
E dico loro alla fine: perché Arianna voleva Teseo? Ma prima doveva eliminare il minotauro. Allora dico ai ragazzi: «Quanti minotauri noi abbiamo dentro la nostra anima?». Tantissimi.
Ecco, la nostra azione quotidiana è questa: eliminare i nostri minotauri. Ognuno ha i suoi. Ogni giorno, noi abbiamo uno in più e diversi.
Ecco allora, per cui dico, mi piace sempre dire e terminare, perché ho terminato, ho detto che voglio fare veramente che ogni giorno noi dovremmo fare un voto di vastità.
Che cos’è il voto di vastità? Cioè, dire ai ragazzi: «Abituiamoci a dire grazie, alla vita che ogni giorno noi incontriamo». Ecco la vastità.
E ad aprire le braccia, a prendere più luce possibile, a prendere più bellezza possibile. A volte mi dicono: «Ma che cosa vuoi fare nelle scuole?». Insegnare la bellezza. E qui ci vuole una citazione. Bellezza, la parola greca “kalos”. La sua radice è “kaleo”, “chiamare”. Che cos’è la bellezza?
È una chiamata, ragazzi. Se è una chiamata, ci deve essere una risposta. Per cui che cos’è la bellezza?
Non solo estetica. La bellezza è azione. Ecco perché dobbiamo fare un voto di vastità.
La mattina, dobbiamo avere questa azione. Dobbiamo aprire le braccia alla bellezza, alla vita.
Grazie a voi tutti».

Al termine degli interventi, dalle  Dirigenti scolastiche presenti è venuta fuori la richiesta/proposta di caratterizzare il progetto in modo da poter rientrare in un PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) o comunque come progetto sperimentale ad ampio respiro.

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