3 Settembre 2026
Città Metropolitana di Roma

Colleferro. Partecipazione e commozione nel celebrare la giornata del 1° Maggio, Festa dei Lavoratori

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(Eledina Lorenzon) COLLEFERRO ha celebrato il 1° Maggio, Festa dei Lavoratori, giornata simbolo dedicata ai diritti dei lavoratori e alle conquiste sociali ottenute nel corso della storia.

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La festa , che si celebra da circa 130 anni in Italia e in quasi tutto il mondo, fu dichiarata Festa Internazionale dei Lavoratori nel 1889 a Parigi.

La manifestazione si è aperta alle 9 con la deposizione di un mazzo di fiori al Monumento ai Caduti sul lavoro, nei Giardini Angelo Vassallo, alla presenza del Sindaco Pierluigi Sanna, del Vicesindaco Giulio Calamita, del Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Girolami, degli Assessori Diana Stanzani e Marco Gabrielli, dei Consiglieri Luigi Moratti, Vincenzo Stendardo e Umberto Zeppa, della Presidentessa dell’Anpi – La Staffetta Partigiana Amalia Perfetti, dei Rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, dell’Anmil – Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro, dei Sindacati e di tanti cittadini.

Il momento fortemente significativo è stato accompagnato dall’esecuzione alla tromba, a cura della Filarmonica Città di Colleferro, del brano “Silenzio fuori ordinanza” e dalla benedizione e preghiera di Don Marco Fiore, Parroco della Parrocchia di Santa Barbara, .un momento solenne di ricordo per le vittime degli incidenti sul lavoro.

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Nel prendere la parola il Sindaco ha ringraziato i presenti tutti che ogni anno si ritrovano in questa manifestazione, ricordando che «il primo pensiero, soprattutto quest’anno, va a chi è caduto lavorando, anche l’anno che ci lasciamo alle spalle, mesi che ci lasciamo alle spalle, sono stati purtroppo segnati da incidenti in attività che hanno portato alla morte.
Siamo dovuti ricorrere ad una grande manifestazione, una partecipatissima manifestazione popolare per dire quello che in fin dei conti l’Associazione mutilati ed invalidi dice da decenni, cioè che nonostante tutte le prevenzioni e le forme di educazione e preparazione del personale, alcuni settori della nostra vita economica, quelli dell’edilizia e della fabbrica soprattutto, ancora oggi consentono delle tragedie immani, permettono che qualcuno possa andare a lavorare la mattina per far vivere dignitosamente la propria famiglia e possa non rientrare a casa.
È una grande ingiustizia, una delle più grandi ingiustizie del nostro Paese, perché morire lavorando o rimanere invalidi al giorno d’oggi sembra davvero impossibile, eppure accade ogni giorno: lo denunciano i Sindacati, le Associazioni di categoria, lo denunciano gli Organi di stampa, eppure siamo e rimaniamo drasticamente ai primi posti, anche in Europa, per le morti bianche».

Ha poi sottolineato come Colleferro rimanga comunque una grande comunità di lavoratrici e di lavoratori, anche se «a livello nazionale sembra l’ Italia sia diventato un Paese di servizi, dove non si parla più di produzione e di industria, di lavoro in senso novecentesco del termine, così da dare una visione di una grande potenza economica senza basi solide dal punto di vista produttivo”, evidenziamo come sia necessario un cambiamento perché il modello Colleferro, come il modello Taranto, per come sono stati concepiti all’inizio del secolo scorso non possono essere più messi in campo, il dibattito tra diritto alla salute e diritto al lavoro oggi è un dibattito serio, ma non si può pensare “che una grande potenza economica come l’Italia archivi definitivamente la sua parte produttiva che genera ricchezza e di conseguenza occupazione diritti che determinano qualità della vita».

Facendo poi riferimento al libro di Roberto Battistelli dal titolo “Un sogno chiamato esplosivo, Colleferro 1912-1922”, ha messo in risalto come a Colleferro, già nel 1913, i lavoratori iniziarono a protestare per avere riconosciuti maggiori diritti, e la prima battaglia sulle otto ore fu intrapresa dagli operai della “Balistite” ben sei mesi prima che la Fiom , nel 1919, siglasse l’accordo in tal senso, così come la battaglia per l’adeguamento dei salari al carovita, in concomitanza con le altre masse operaie operanti nel territorio.

Era un momento di grande cambiamento, di una territorio che, ancorato alla cultura rurale, diventava moderno e produttivo, pronto a mettere in campo modelli mai visti per abbracciare il futuro.
Colleferro ed i suoi abitanti sono stati pionieri, come sempre, rispetto a tanti aspetti della vita di un Paese intero ed oggi siamo cittadine e cittadini orgogliosamente appartenenti ad una comunità viva, coesa, culturalmente attiva!

Ricordare il sacrificio di tanti che hanno lottato e combattuto per la dignità del lavoro, per l’attuazione di leggi che tuteli il lavoro e la sicurezza, è un dovere imprescindibile perché le loro battaglie ed i loro sacrifici hanno migliorato le condizioni di vita di tutti noi!

È indubbio che il mondo del lavoro si trovi oggi in una fase di cambiamento profondo, dove l’innovazione tecnologica sta modificando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro e le competenze richieste, ma possono rappresentare anche una grande opportunità per il miglioramento della qualità del lavoro, aumentandone la sicurezza e riducendo, nel contempo, l’esposizione dei lavoratori alle attività più gravose e sicuramente rappresenta l’apertura a nuovi orizzonti professionali.

Occorre però che tutto questo avvenga in un contesto di corretta gestione, così da evitare il generarsi di squilibri e l’aumento delle disuguaglianze in ambito lavorativo e ponendo come tema centrale le tutele a partire dalla sicurezza sul lavoro: una priorità assoluta perché “ogni infortunio, ogni malattia professionale, ogni vita spezzata rappresenta una ferita per l’intera comunità: “la sicurezza non è un costo, è un diritto fondamentale”.

Poi il corteo ha ripercorso Piazza Italia per giungere alla Caserma dei Pompieri e deporre un mazzo di fiori al “Monumento al caduto sul lavoro”, dove ha avuto termine la cerimonia con un saluto del Sindaco all’intero distaccamento.

 

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