Colleferro. I Piani Artigianali diventano “Area cardioprotetta”. Il Consorzio ha consegnato oggi due “defibrillatori automatici esterni“
COLLEFERRO – Nel pomeriggio di oggi, 3 Dicembre, presso la Dolciaria Gai, all’interno dei Piani Artigianali di Colleferro, ha avuto luogo la cerimonia di consegna di due “defibrillatori automatici esterni“ che, in aggiunta ad un defibrillatore precedentemente istallato nella medesima area, consente di definire l’area dei Piani Artigianali, “Area Cardioprotetta”.
Alla cerimonia erano presenti oltre al Presidente del Consorzio dei Piani Artigianali Maurizio Del Brusco, e agli altri membri del consiglio direttivo, il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, il Vicesindaco Giulio Calamita, l’Assessore al ramo Marco Gabrielli, la Consigliera comunale dott.ssa Benedetta Siniscalchi, il Dirigente del locale Commissariato della Polizia di Stato dott. Antonio Mazza nonché diversi artigiani operanti nell’area.
La consegna di questi due defibrillatori, con la conseguente dichiarazione dei Piani artigianali come area cardioprotetta, insieme alla recente installazione di un avanzato sistema di videosorveglianza sono gli ultimi due interventi significativi messi in atto dalla guida del Consorzio che com’è noto, cesserà di esistere – per poi essere messo in liquidazione – il 31 Dicembre di quest’anno.
«Doniamo alla comunità – ha affermato Maurizio Del Brusco – due defibrillatori che verranno posizionati, uno qui, presso la struttura di Laura Gai, e l’altro, invece, presso la ferramenta Nola.
Sono dei posti più accessibili e soprattutto sempre più frequentati dal pubblico, comunque con maggior orario di apertura alla comunità.
Questo è, diciamo, l’atto finale del consorzio, perché dal 1° Gennaio 2026 sarà messo in liquidazione e chiuderà.
Speriamo di aver fatto una cosa importante, una cosa per la comunità, come tutto il resto che abbiamo fatto, anche con l’impianto delle telecamere.
È un primo passo per arrivare ad avere l’intera città cardioprotetta…».
Così l’Assessore alle Attività produttive – Artigianato – Commercio – Industria – Cimitero Marco Gabrielli.
«Maurizio Del Brusco, come Presidente del consorzio, devo dire che in questi due anni ha fatto molto affinché quest’area potesse tornare, già con il lavoro iniziato dall’amministrazione, ad essere completa un po’ di tutto. Quindi quest’atto del defibrillatore è importantissimo, perché permette a quest’area di avere la dotazione di due strumenti che, poi ce lo spiegherà bene la dottoressa Siniscalchi, sono fondamentali per la vita delle persone.
Io credo che quest’area è stata migliorata molto, è stata migliorata molto, è stata, diciamo così, adeguata e modernizzata affinché possa essere un’area artigianale adeguata a quella che è la città di Colleferro, una città che nasce sull’industria, quindi fonda le sue radici sulla grande industria e in questo posto ha sviluppato tutto quello che è l’indotto industriale.
Come amministrazione ci siamo sentiti in dovere in questi anni di far sì che quest’area potesse essere sempre più moderna, sempre più vivibile. Come diceva Maurizio, con le telecamere, abbiamo un servizio, diciamo, di telecamere e di controllo, diciamo, importantissimo, che segue addirittura le macchine dall’entrata, in tutti gli spostamenti che fanno su questo, su questo luogo.
Di tutto questo ringrazio Maurizio e grazie a tutti i soci del consorzio e tutti quelli che vivono e lavorano in questo posto».
La dottoressa Benedetta Siniscalchi ha spiegato l’importanza dei defibrillatori dal punto di vista tecnico operativo e di intervento rapido in caso di necessità.
«Quello che rientra sotto il termine di morte improvvisa è evitabile soltanto se si interviene tempestivamente.
E quindi, se si ha la possibilità di utilizzare un defibrillatore semiautomatico in grado di rilevare le alterazioni cardiache e poi di erogare la scarica che serve a defibrillare.
Questi strumenti che Maurizio ha chiesto di installare, sono strumenti relativamente nuovi, e che hanno la caratteristica che possono essere usati anche da “laici”.
Vengono applicati sul paziente, rilevano le alterazioni e sono in grado di indicare se sia necessario o meno la defibrillazione.
Per questo è importante avere questi strumenti disponibili, ma anche essere formati.
Oggi giorno penso e spero che ciascuno di noi sia entrato un po’ in contatto con queste che sono le pratiche della catena della sopravvivenza, l’acronimo BLSD [acronimo di Basic Life Support and Defibrillation] che consente appunto di supportare queste persone e di garantire la sopravvivenza, perché non c’è nessun sistema sanitario, nessun pronto intervento che possa essere così tempestivo da garantire in quei pochissimi minuti la riattivare effettivamente il cuore di quella persona che ha avuto questo evento.
Per questo è necessario averli dislocati in posti che siano molto frequentati e facilmente disponibili, reperibili e questa è un’area in cui ci sono tantissimi lavoratori ogni giorno, ma anche molti clienti. Per esempio, questa è un’attività che è stata selezionata proprio perché garantisce un’apertura pressoché h24.
Quindi, sono strumenti molto importanti che ci auguriamo, e auspichiamo di distribuire ulteriormente sul territorio di Colleferro, che ne è già stato dotato negli impianti sportivi, insomma, vorremmo estendere questa rete per rendere veramente Colleferro cardioprotetta, come avete visto magari in aeroporti, in altre zone molto frequentate. Sono strumenti che si spera di non utilizzare mai, ma che sono assolutamente fondamentali per salvare vite umane. Quindi, grazie a chi si è fatto carico di portare avanti questa iniziativa…».
È stata poi la volta del Vicesindaco Giulio Calamita.
«Un saluto ai rappresentanti del commissariato, al dottor Mazza e a tutti i suoi agenti che sono qui stasera con noi. Con i quali, in questi contesti, ci siamo visti per altri motivi. Anzi, sembra quasi strano non trovarci in mezzo a tante persone per garantirne la sicurezza.
E in un momento del genere, appunto, ci troviamo a inserire un ulteriore tassello, che è quello della protezione dei cittadini che in qualsiasi caso si trovano in difficoltà sanitarie serie. Il rischio cardiovascolare è una delle prime cause di mortalità in Italia, lo sappiamo benissimo e per questo ognuna di queste iniziative concorre a rendere più sicura la nostra città.
Una città che, come sapete, ormai di sviluppo ne vede sempre di più.
Lo vediamo anche nell’ascoltare le tante aziende che sono qui, ma che sono operanti su tutto il territorio della nostra città, tenendo bene a mente un fatto: che se è vero che dobbiamo inseguire lo sviluppo e l’innovazione, allo stesso modo dobbiamo rendere la nostra città un luogo dove la qualità della vita si eleva mano a mano. Non è una roba che si costruisce in un giorno, l’abbiamo imparato ormai bene.
Tante volte, le istanze dei cittadini, ci richiedono una rapidità tale che a volte, diciamo, supera le possibilità, però devo dire, insomma, possiamo, tra virgolette, ragionare sul fatto che tutto sommato le cose migliorano sempre di più. E però, ecco, sono dei percorsi che si costruiscono nel tempo e sono fatti di tanti piccoli momenti come questi che però, appunto, possono essere preziosi e grandiosi per chi ne ha bisogno.
Per cui io ringrazio ancora una volta il consorzio dei piani artigianali, il suo presidente, tutti i membri anche del consiglio direttivo che sono qui oggi. E, ripeto, grazie ancora a tutti».
A chiudere gli interventi è stato il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna.
«Nel 2015 – ha esordito il Sindaco Sanna – dovevamo scegliere il modo con cui andavano portati i libri del Consorzio in tribunale. Si discusse se lo dovevamo mandare in “fallimento tecnico”, oppure se dovevamo fare il concordato in bianco.
Insomma, bisognava capire come sarebbe avvenuto il fallimento del Consorzio.
Il Consorzio non solo non è fallito, ma ha invertito la rotta in questi 10 anni.
Il Comune ha dato una mano, ma ha dato una mano ad un corpo che camminava da solo, perché a parte pagare i debiti arretrati tutti insieme, io quell’anno non ho fatto di più.
Ho dato una mano in generale agli artigiani, che insieme al Comune hanno rimesso piano piano a posto i conti.
E addirittura il Consorzio, che doveva portare i libri in tribunale e rispetto al quale gli artigiani e il Comune si dovevano attrezzare per pagare i debiti, lascia un’eredità. Sembra quasi un ossimoro, no? Sembra quasi una contrapposizione di enunciati. Dice “Ma come è possibile?”. È possibile, perché la buona volontà delle donne e degli uomini che intendono cambiare le cose può alle volte ribaltare il tavolo, come si dice in gergo.
L’abbiamo visto con le telecamere, che penso siano molto utili alle forze dell’ordine, ne abbiamo parlato anche l’altra mattina, col dottor Mazza, con quel grande impianto di videosorveglianza che il Consorzio ha pagato e donato al Comune qualche mese fa, e lo vediamo oggi con la questione dei defibrillatori. […].
Nella sua esperienza ultradecennale in Consiglio comunale, Benedetta me l’aveva sempre sottoposta questa cosa della città cardioprotetta e in tanti casi l’avevamo fatta, avevamo fatto degli impianti sportivi anche con l’assessore Zangrilli. Stavolta lo si fa in un’area artigianale, sulla quale abbiamo, come ha detto Marco prima, investito tanto e sulla quale continuiamo a investire. Basta guardare i lavori molto ben avviati della caserma dei vigili del fuoco lì all’ingresso.
La domanda che ci dovremmo porre è: il Consorzio conclude la sua esistenza, il Comune no.
Maurizio e il CdA hanno fatto un ottimo lavoro, il Comune, non lo so se io ho fatto un ottimo lavoro, però proseguirà oltre me.
Qualcosa qui mancherà. Probabilmente per anni tutti si sono lamentati del Consorzio, poi come sempre, quando non ci sarà più il Consorzio, qualcuno dirà “Ah, ma le cose funzionavano meglio quando c’era il Consorzio”.
Io credo che l’artigianato, l’artigianato di questa città, un artigianato pesante, quando si dice artigianato, magari la gente che non è di Colleferro pensa alle lavorazioni delle città turistiche, alle piccole ceramiche, ai falegnami.
No, l’artigianato di Colleferro non è artigianato di tipo industriale, ha fatto sempre l’indotto alla grande industria. Io credo che l’artigianato della città debba fermarsi un attimo e avviare una riflessione, che spero le future amministrazioni vogliano indurre e sostenere.
A noi è capitata, una cosa strana, ci siamo, come dire, perduti ad un certo punto.
Per anni abbiamo saputo indirizzare i nostri giovani. Sapevamo che la formazione professionale, la formazione tecnica erano le strade sulle quali camminava il progresso di questa città.
Poi, ad un certo punto, non lo so se è stata la svolta sul tema dei rifiuti, non lo so se è stata la crisi economica, però ad un certo punto noi ci siamo persi, e abbiamo cominciato, nonostante ci siano degli esempi di buona volontà come Glocal Italy, a dire a questi ragazzi che quasi quasi lavorare è una vergogna.
Ammazzando una cultura del lavoro che c’era appartenuta per quasi un secolo. Paolo VI ci definì città del lavoro, quando venne in quella famosa visita apostolica che tutti ricorderanno.
Quasi quasi abbiamo spiegato ai ragazzi che lavorare era una roba di cui ci si dovesse vergognare.
Andiamo, andiamo al sodo.
C’è una grande ripresa del settore spaziale, c’è una grande ripresa della fabbrica, della grande fabbrica in generale, c’è addirittura la ripresa della ferroviaria, che, avrete visto, ha introdotto le prime quattro carrozze in questi giorni dell’Orient Express, con la presenza di Luis Vuitton, di protagonisti mondiali della metalmeccanica, della produzione e del restauro delle carrozze.
Serviranno periti chimici, serviranno periti meccanici, serviranno falegnami, ebanisti, tappezzieri.
Cosa non sarà disponibile, andrà a cercato.
Sicuramente, lo dico qui e lo dico a tutti, servirà indotto, perché più cresce la grande industria, più servirà indotto.
La domanda è: noi siamo pronti? Secondo me no.
Perché, e lo dico contro i miei interessi, lo dico sempre, se l’Istituto di Istruzione Superiore Ipia a Paolo Parodi Delfino c’ha 100 iscritti e gli altri ce n’hanno mille, il tema della mancanza di operai specializzati si porrà.
Non ci si può improvvisare saldatori, non ci si può improvvisare tornitori, non ci si può improvvisare, diciamo, in mestieri che artigiani presenti anche qui stasera conoscono molto bene.
Io ho fatto il liceo, che sono laureato in lettere, quindi non faccio testo. Ma ho abbastanza, diciamo, capacità di lettura dei fenomeni economici e sociali per dire che serviranno artigiani.
Servirà indotto, serviranno operai che sanno dove mettere le mani.
E ai nostri ragazzi dobbiamo ricominciare a dire che il lavoro è alla base della ricchezza.
Non c’è ricchezza se non c’è fatica. Non c’è progresso se non c’è impegno e approfondimento.
La loro vita, la qualità della loro vita, non passerà da scorciatoie, ma dalla capacità di mettersi al lavoro e di farlo con dignità, in qualunque campo.
Sia che facciano gli operatori ecologici, sia che facciano i manager della grande industria.
Credo che questo sia un messaggio di equità.
La nostra città è una città ricca ancora, in mezzo a tante città che stanno in difficoltà. Stamattina abbiamo fatto un po’ il punto con la Fondazione Caritas e con i Servizi Sociali, di Colleferro, di Segni e di Valmontone, sul funzionamento delle Stazioni di Posta.
Perché tutti quanti in Italia oggi siamo preoccupati sul raggiungimento dei target del Pnrr, dei fondi del Pnrr.
Ci siamo accorti che le stazioni di posta, aperte tre mesi fa hanno già raggiunto il target e l’hanno superato.
Quindi le Stazioni di Posta di Segni, che, come ci è stato detto questa mattina, ha il primato, ma anche di Colleferro e di Valmontone, sono state prese d’assalto da persone che hanno bisogno.
Hanno bisogno di tutto, non hanno bisogno soltanto del pacco alimentare, ma hanno bisogno di una consulenza fiscale, hanno bisogno di una consulenza giuridica, hanno bisogno anche solo di una parola di conforto.
C’è una depressione importante in alcune fasce sociali.
C’è una povertà diffusa, c’è il fenomeno del lavoro povero, di cui in Italia si parla da un po’ di tempo. Non è che il lavorare di per sé consegni ricchezza, perché ci sono tanti lavoratori sottopagati.
D’altro canto, invece, ci sono settori, come questo, dove i lavoratori sono ben pagati, ma non si trovano. E sembra una contraddizione, sembra una grande contraddizione.
Ci sono officine che io conosco moto bene in questo P.I.P. che pagano bene, pagano migliaia di euro i loro lavoratori e non li trovano.
Non li trovano perché non sono formati per fare lavori che, a volte, naturalmente, portano anche dei rischi, portano anche con sé delle necessarie attitudini.
So che Marco (L’Assessore Gabrielli – ndr) su questa cosa sta lavorando insieme a me e insieme a Diana (L’Assessora Stanzani – ndr) che ha la delega all’istruzione.
Però non basta, ci vuole un percorso di lungo respiro che possa organizzare la formazione.
Ora io alle 18 avrò l’assemblea dei soci dell’ITS, sapete, condividiamo questa fondazione con Fara Sabina.
L’ITS è una facoltà universitaria ormai riconosciuta, con due sedi, appunto, Colleferro e Fara Sabina.
Abbiamo il rinnovo degli organi, con le presidi e con la sindaca di Fara Sabina – che poi come me è presidente di provincia – ci siamo detti che la prima cosa da controllare era, se quelli che si sono laureati all’ITS di Colleferro e di Fara Sabina, avevano trovato lavoro.
La risposta che ci è arrivata dal comitato dei docenti è che quelli che si sono laureati all’ITS, di Colleferro e di Fara Sabina, sono stati tutti assunti prima di conseguire la laurea, cioè le ditte se li sono venuti a prenotare prima che conseguissero la laurea.
Aziende come Poste Italiane, aziende importanti, hanno scelto questi di fatto, una volta l’avremmo chiamati caporeparto, capoturno, perché non vanno a fare i semplici operai della logistica…
Ma sono stati assunti dalle aziende della logistica prima del conseguimento della laurea.
E questo accade anche all’Ipia, dove i professori, Maria Benedetti, la presiede, ci dice che le aziende cercano i ragazzi già al quarto anno del percorso di studi.
Quindi una riflessione che dobbiamo fare, io credo, cammini su questi aspetti.
In chiusura, i defibrillatori sono l’ultimo regalo che il consorzio fa alla città e che, diciamo, segnano una, fattispecie di buon governo.
A Siena, entrando nel Palazzo comunale c’è il grande affresco del Lorenzetti che rappresenta il buon governo. Ecco, il buon governo della cosa pubblica non lo fa una persona sola, ma come nell’affresco del Lorenzetti, lo fa una comunità intera ponendo sulla bilancia della giustizia l’impegno positivo per la cosa pubblica delle donne e degli uomini che alla cosa pubblica si dedicano ogni giorno.
Grazie a tutti, ci vediamo domani per Santa Barbara…».












