Artena | Colleferro. Partecipazione significativa alla manifestazione “Mai Più morti sul lavoro” promossa dai Sindaci di Artena e Colleferro
COLLEFERRO – Nonostante il tempo incerto e la pioggia annunciata, è stata molto significativa la partecipazione alla manifestazione di Sabato 7 Febbraio promossa dai Sindaci di Artena – Silvia Carocci – e Colleferro – Pierluigi Sanna – “Mai Più morti sul lavoro”.
Nel giorno della ricorrenza del primo scoppio della fabbrica di tritolo, risalente al 7 Febbraio 1929, si è voluto manifestare contro le interminabili morti sul lavoro.
Il corteo, riunitosi a Colleferro Scalo presso i Giardini “Nicola Fontana” ha percorso Via Romana fino in Piazza Italia dove si è tenuta una sorta di assemblea pubblica con interventi di personalità politiche, religiose, sindacali, parenti di vittime del lavoro, associazioni…
A scortare il corteo c’erano la Polizia di Stato e la Polizia Locale, assistiti nel percorso dalla Protezione civile.
Davvero significativa e trasversale è stata la partecipazione alla manifestazione con in testa – insieme ai Sindaci organizzatori, Carocci e Sanna – anche S.E. Rev.ma Mons. Stefano Russo, Vescovo della Diocesi Suburbicaria Velletri Segni.
Nel corteo hanno sfilato numerosissimi Sindaci e/o loro rappresentanti di tutte le aree politiche. E ancora rappresentanti di diverse sigle sindacali, rappresentanti di Anmil, di Inali, dell’Anpi, della Commissione Regionale Pastorale Sociale e Lavoro Cei, del locale Rotary Club… Deputati, Senatori, Consiglieri Regionali, della Città Metropolitana, dei Comuni limitrofi.
In piazza sul palco hanno preso la parola:
- La Sindaca di Artena, Silvia Carocci
- Rossana, la mamma di Roberto Pignalberi
- Il Sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna
- Ivana, la moglie di Sergio Albanese
- Il Vescovo della nostra diocesi, Mons. Stefano Russo
- Mirko, il figlio di Pino Sinibaldi
- Deputati, Senatori, Consiglieri Regionali e della Città Metropolitana, Sindaci ed
amministratori - I rappresentanti delle sigle Sindacali Cgil, Cisl, Uil e Usb
- I rappresentanti di Anmil e Inail
- I rappresentanti dell’Anpi e della Commissione Regionale Pastorale Sociale e Lavoro Cei.
In particolare la Sindaca di Artena Silvia Carocci nel suo intervento ha affermato tra l’altro: «Sembra quasi uno scherzo del destino. Questa è una giornata emblematica perché qui nel ’29 ci fu uno scoppio della fabbrica e in quella giornata, tra le vittime, c’era un artenese. Tobia Talone aveva solo 31 anni. E oggi in cui noi ci ritroviamo a manifestare per il lavoro sicuro, l’ultima vittima che ci consegna questo territorio è un artenese. Erri Talone di appena 41 anni…
[…] Se la sicurezza è ancora solo un costo e non una prerogativa, la strada è ancora lunga. E allora io mi sono interrogata tanto sul motivo della nostra presenza qui oggi. Guardate che queste manifestazioni non sono mai inutili, sono essenziali. E credo che siano essenziali perché l’unica cosa che non si può sopire sono le coscienze.
[…] La strada è ancora lunga, però va percorsa insieme. È l’unica chiave, nessuno si salva da solo. Ce lo siamo ricordati fino a quattro anni fa durante il Covid, e vale ancora adesso. Da parte delle nostre comunità va la solidarietà, la nostra vicinanza a tutte le famiglie. Il dolore non si ferma, però insieme possiamo fare in modo che non ci siano altre madri, padri, mogli, figli a piangere le loro vittime sul lavoro. Grazie a tutti davvero per la vostra partecipazione».
Così il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna: «Qui oggi siamo tutti riuniti, al di là dei colori, al di là delle appartenenze. Ci siamo tutti. Ci siamo tutti perché questo è un luogo simbolo. Silvia ha ricordato che oggi è l’anniversario dello scoppio del ’29, e che sono passati quasi 100 anni.
E non si è smesso di morire. Un po’ sbeffeggiando l’articolo uno della carta costituzionale. Perché il fatto che si continui a morire nega, diciamo, anzi nega profondamente i diritti e i doveri sanciti per chi lavora, per chi cerca di vivere dignitosamente.
[…] Due morti in pochi mesi non ce li avevamo dagli anni ’70 e sono una roba inaccettabile, che non possiamo tollerare come comunità, dei sindaci, come amministratori locali, come forze sociali. Chiediamo, chiediamo con forza che ci siano contributi alle aziende per l’ammodernamento dei mezzi. Tante aziende lavorano con mezzi obsoleti, con macchine vecchie, che non garantiscono più gli standard moderni della sicurezza. Quelle aziende vanno sostenute. L’ammodernamento del parco macchine è fondamentale. Gli operai che lavorano con macchine vecchie, con macchinari obsoleti, rischiano più di quelli che lavorano con macchinari nuovi.
Quelle aziende vanno sostenute. Vanno sostenute anche nella formazione professionale. Chiediamo che la scuola venga rimessa al centro della formazione professionale, che gli operai e le operaie non entrino in fabbrica senza prima aver avuto un’adeguata formazione, soprattutto in fabbriche come le nostre. Soprattutto in fabbriche come le nostre.
In questi anni abbiamo denigrato gli istituti professionali, abbiamo quasi colpevolizzato chi imparava il mestiere. Ci siamo detti, forse sbagliando, che si poteva vivere in una repubblica fondata sul lavoro senza insegnare ai nostri figli l’importanza del lavoro. Ma non possiamo fare tutti gli impiegati. Qualcuno deve produrre la ricchezza. La ricchezza non è solo finanza, la ricchezza è fabbrica, è lavoro, è agricoltura.
[…] Non chiediamo di trovare colpevoli. Non è questo lo scopo di questa piazza. Non chiediamo di fare gli inquirenti. Lo farà la procura, sugli ultimi casi. Lo faranno le persone che sono deputate a quello scopo. Noi chiediamo che si diffonda una cultura, una conoscenza, una condivisione di certi aspetti della vita lavorativa, senza i quali queste nostre comunità faranno fatica. Le nuove aziende che qui aprono, le nuove imprese che qui si sviluppano, porteranno sicuramente progresso, porteranno sicuramente ricchezza, porteranno sicuramente lavoro, ma il grande rischio è che porteranno anche tragedie come questa, difficoltà come quelle che abbiamo vissuto.
E noi, sinceramente, anche se lo so che può apparire retorico, e che può apparire così idealista, di queste tragedie non ne vogliamo più.
Non ne vogliamo più! Non ne vogliamo più!
Perché il prezzo di sangue che abbiamo pagato dal ’29 ad oggi, noi, è come quello di una guerra. Noi, non c’entrano più i nomi al sagrario scritti. Non lo possiamo aggiornare il sagrario, perché i nomi scritti non c’entrano più.
Lo dobbiamo ingrandire, è una cosa inconcepibile.
Per questo motivo l’abbiamo chiamata manifestazione di protesta».
Questo l’intervento integrale di S.E. Rev.ma Mons. Stefano Russo, Vescovo della Diocesi Suburbicaria Velletri Segni.
«Gentili Autorità civili e religiose, cari fratelli e sorelle
Desidero ringraziare per l’invito a questa importante manifestazione pubblica a tutela della dignità dei lavoratori.
Ci ritroviamo ogni giorno davanti a una realtà che ferisce da troppo tempo comunità e famiglie: gli incidenti e le morti sul lavoro.
Questa giornata ci invita a non restare spettatori. È un dolore che non ci lascia indifferenti, perché riguarda persone, famiglie, volti che conosciamo, vite spezzate troppo presto.
Sento anzitutto il dovere di esprimere una vicinanza sincera e paterna a chi, recentemente, è stato colpito da perdite così gravi.
Il pensiero va a tutte le famiglie ferite da questi accadimenti e in particolare alle famiglie di Sergio Albanese, di Colleferro, e di Erri Talone, di Artena. Stiamo accanto a loro con la preghiera condividendo il peso di un dolore che non ha parole. Solo insieme possiamo trasformare il ricordo e il dolore in un impegno concreto e condiviso. Affidiamo al Signore le anime di Sergio, di Erri e di tutti coloro che hanno perso la vita sul lavoro.
La manifestazione di oggi, promossa dai Comuni di Colleferro e Artena, assume un significato particolare anche per la data in cui si svolge.
Il 7 Febbraio richiama una tragedia che ha segnato profondamente questo territorio: l’esplosione in una fabbrica di Colleferro avvenuta nel 1929. Ricorrenza ricordata d’allora come il “Giorno dei Caduti”. Celebrare quel giorno non è solo un atto di memoria, ma un richiamo alla responsabilità verso il presente.
Parlare di sicurezza sul lavoro significa parlare di rispetto per la persona. Il lavoro non è mai soltanto un’attività produttiva, ma un ambito in cui l’uomo e la donna esprimono la propria dignità e contribuiscono al bene comune. Per questo la vita e la salute di chi lavora non possono mai essere messe in secondo piano.
Il Magistero sociale della Chiesa lo afferma con chiarezza da oltre un secolo.
Custodire la vita di chi lavora è un compito che riguarda tutti: istituzioni, imprese, lavoratori e comunità.
Impegniamoci affinché si formi una cultura condivisa e partecipata sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, affinché si generi una responsabilità più attenta alla vita, alla dignità e al bene di ogni lavoratore».
Fotoservizio e raccolta interventi a cura di Eledina Lorenzon





































