Il nuovo Vescovo S.E. Mons. Domenico Pompili prende possesso della Diocesi di Rieti

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RIETI – Monsignor Domenico Pompili si è solennemente insediato sabato scorso, nella Cattedrale di S.Domenico, alla guida della Diocesi di Rieti nel corso di una partecipatissima e festosa cerimonia officiata dal Cardinale Bagnasco e alla presenza, tra gli altri del Vescovo di Anagni-Alatri Mons. Lorenzo Loppa della diocesi di provenienza.

Il vescovo Delio Lucarelli lascia per aver superato i 75 anni. Un lungo applauso ha seguito l’annuncio della nomina mentre le campane delle chiese cittadine hanno suonato a festa. ‬

Monsignor Domenico Pompili è nato a Roma il 21 Maggio 1963 (ma cresciuto e di origine di Acuto) ed è stato ordinato sacerdote il 6 agosto 1988 per la diocesi di Anagni-Alatri. Ha conseguito la Licenza (1990) e il Dottorato (2001) in Teologia Morale presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma. Dopo l’ordinazione presbiterale, dal 1988 al 1999 ha svolto dapprima il ministero nella diocesi di Anagni-Alatri in qualità di Segretario particolare del Vescovo e Direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali. È stato contestualmente Parroco a Vallepietra (Roma).‬
Dal 2000 al 2006 ha svolto il ruolo di Vicario episcopale per la pastorale, continuando ad essere Direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali e Assistente unitario dell’Azione Cattolica diocesana. Inoltre è stato Parroco nella Concattedrale di Alatri (2000-2005).‬
Nell’ottobre 2005 è stato nominato aiutante di Studio della Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana, con incarichi presso Sat 2000 e Radio in-Blu. Dal 2007 è Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana e, dal 2009, è Sotto-Segretario della stessa. ‬

‪Tanti sono stati i messaggi di benvenuto giunti al nuovo presule e allo stesso tempo di saluto e ringraziamento a Mons. Delio Lucarelli che lascia la guida della Chiesa reatina dopo quasi venti anni di intenso lavoro pastorale. Tra i primi messaggi di benvenuto arrivati appena ufficializzata la nomina quello del presidente della Regione Nicola Zingaretti: “Voglio rivolgere a monsignor Domenico Pompili i più sinceri auguri per il suo nuovo impegno pastorale di Vescovo della Diocesi di Rieti. Sua Eccellenza saprà con dedizione e amore svolgere il ruolo affidatogli dal Santo Padre. A nome di tutta la Regione – ha concluso Nicola Zingaretti – voglio inoltre ringraziare monsignor Delio Lucarelli per l’attenzione e la grande opera pastorale svolta nella comunità di Rieti”. ‬

‪Anche il Sindaco Simone Petrangeli dopo i saluti personali e privati ha voluto esternare pubblicamente “ringraziare il vescovo Delio Lucarelli, per la preziosa opera svolta nell’interesse della comunità locale. ‬
‪Il saluto di Mons. Pompili ‬‪al popolo reatino… ‬

‪«…Effata’!‬

‪L’imperativo del Maestro compie un miracolo. D’incanto si aprono i padiglioni auricolari e si scioglie il nodo che serrava la gola del sordomuto. Quest’uomo non ha un nome perché ci rappresenta tutti. Dice la nostra incapacità di parlare e ancor prima di ascoltare. E’ curioso: mentre la tecnologia continua a stupirci con nuove possibilità di contatto la capacità di comprendersi sembra venir meno e così quella di capirsi e di camminare insieme. La missione della Chiesa, quella di sempre, è rendere possibile ogni volta di nuovo questo miracolo: restituire a ciascuno la parola e ancor prima la disponibilità ad ascoltarsi. Infatti “ogni vita vera è incontro” (M. Buber) e fuori da questo si diventa facile preda dell’isolamento e dello scoraggiamento.‬

‪In questa Chiesa di Rieti fino ad oggi il ‘manutentore’ della comunicazione del Vangelo è stato il vescovo Delio e con lui i presbiteri, i diaconi, le religiose e i religiosi, tanti laici, donne ed uomini. A loro va il mio grazie sincero nel momento in cui assumo l’onere e l’onore della guida pastorale. Una guida che sarà fatta soprattutto di ascolto, di accoglienza, di vicinanza, di cammino comune. Testimoni di questa mia intenzione, vi chiedo sin da ora di aiutarmi a tenervi fede.‬

‪Apriti!‬

‪La parola di Gesù è perentoria perché la sordità è una possibilità fisica, ma più di frequente una condizione psicologica e spirituale. “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, ci diciamo tra il serio e il faceto. E forse è questa condizione di incomunicabilità una fotografia attendibile del nostro tempo, dove ognuno si sente più solo, schiacciato dal proprio quotidiano, incapace di cogliere che siamo tutti sulla stessa barca. Siamo un po’ sordi e, dunque, spaesati, tante volte sulle difensive. Ma la fede è l’antidoto più efficace a questa confusione delle lingue, a questo senso di estraneità reciproca perché Dio è sempre per strada con noi a rimuovere i nostri ostacoli. E lo fa nella concretezza delle nostre vite: con dei gesti fisici perfino urticanti, che l’evangelista Marco si premura di precisare. Gesù, infatti, mette le sue dita nelle orecchie e, addirittura, si avvicina con la saliva delle sue labbra alla bocca dell’uomo. Come a dire che bisogna restituire fiducia all’altro, esporsi al contatto imbarazzante, dare atto di una vicinanza del cuore, di una carezza della mano prima che della parola. L’Anno della Misericordia, indetto da papa Francesco – che ancora una volta intendo ringraziare per la fiducia – il Giubileo che sta per aprirsi vuol essere simbolicamente una rimessa a fuoco di questa verità che è una via molto concreta da percorrere. Esiste un tempo per ricominciare, aperto a tutti! Non basato sulle nostre timide ed incerte capacità, ma sull’iniziativa di Dio, perché “ogni inizio è involontario. Dio è l’agente”, riconosceva persino uno spirito inquieto come Pessoa.‬

‪L’uomo deve solo aprirsi, schiudendo la porta della sua incomunicabilità. Diventeremo così pronti a percepire e a sentire come nostro il grido dei disoccupati che non mancano neanche a Rieti, il grido degli immigrati che continuano ad approdare nel nostro Paese, il grido degli ammalati, il grido dei carcerati (e qui in prima fila ce n’é qualcuno!), il grido dei giovani, degli adulti, delle donne e degli uomini. Quando l’ascolto accade l’azione viene da sé. Si potrebbe dire:”Agere sequitur obaudire”, cioè è inevitabile!‬

‪“Hai fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti”‬

‪Se posso inserirmi in questa lode – per chiudere – vorrei proclamare anch’io con stupore da quanti sono stato aiutato a crescere nella fede e nell’esperienza umana. Vorrei partire dalla mia famiglia: dai miei genitori dai quali ho imparato l’ascolto quando da bambino di notte li sentivo confabulare a letto, a lungo e sempre con rispetto e tenerezza. Ma vorrei anche dire di mia sorella Elisa e di mio fratello Marco che mi hanno insegnato la priorità dell’agire sull’interpretare. E poi i miei educatori, in particolare p. Mario Rosin S.J.; i miei vescovi, in particolare mons. Belloli di cui porto il pastorale, e i preti della mia chiesa madre di Anagni-Alatri, le religiose e i religiosi, i laici che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni: ad Anagni e a Vallepietra, ad Alatri e a Roma, in giro per l’Italia. Non senza far riferimento alla straordinaria opportunità che è stato il servizio in seno alla Conferenza Episcopale Italiana, per cui ringrazio – volendo includere tutti – il Presidente e il Segretario generale della CEI. Ogni incontro è irripetibile e custodisce un suo mistero, ma ogni volta è stato un modo concreto per sottrarsi alla chiusura e al ripiegamento. E si è rivelato una scossa di vita.‬

‪Ora si comincia a Rieti. Sono fiducioso che gli incontri e le cose da fare si moltiplicheranno. Ho la sensazione di gente solida che ha a che fare con problemi concreti in un contesto suggestivo e vivibile. E che ha tanto da dare e da condividere».‬

 

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