6 Settembre 2026
Città Metropolitana di Roma

Roma. Droga e prostituzione. I Carabinieri arrestano ulteriori sei soggetti appartenenti al sodalizio del narcotraffico disarticolato lo scorso 29 Maggio

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ROMA – Nelle prime ore della mattina di oggi, 24 Giugno, a Roma, i Carabinieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale DDA della Procura della Repubblica, nei confronti di 7 persone (3 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 1 all’obbligo di presentazione alla p.g.) gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione illegale di armi.

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La misura restrittiva trae origine dall’operazione eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma lo scorso 29 Maggio [qui l’articolo •>] ed è stata emessa all’esito degli interrogatori preventivi effettuati il 5 e l’8 Giugno successivi.

Anche in questo ulteriore segmento investigativo è emerso uno spaccato inedito e allarmante delle dinamiche del narcotraffico capitolino.

Tra gli elementi più eclatanti:

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• Summit e “assaggi” nei ristoranti della Capitale: L’organizzazione utilizzava noti locali pubblici, come un ristorante nel quartiere Portuense, per veri e propri summit operativi.
Tra i tavoli, all’insaputa degli avventori, i vertici ricevevano i corrieri, pianificavano le consegne e testavano fisicamente la qualità della cocaina (il cosiddetto “assaggio”) prima di finalizzare acquisti per decine di migliaia di euro;

• Le donne del clan come corrieri, “pali” e cassiere: Un ruolo essenziale per la sopravvivenza del sodalizio era affidato alle figure femminili (mogli, fidanzate e familiari degli indagati).
Sfruttando la loro apparenza insospettabile, trasportavano a piedi o in auto zaini carichi di cocaina nel centro di Roma. Inoltre, gestivano la contabilità occulta, custodivano i contanti in casa e fungevano da scudo e tramite per le comunicazioni con i vertici già detenuti;

• L’hashish “Mousse” e il terrore degli odori nei condomini: Il gruppo muoveva droghe di altissima qualità, tra cui una pregiata variante di hashish denominata “Mousse”. Tuttavia, il fortissimo e pungente odore emanato da questo stupefacente ha più volte scatenato il panico tra i trafficanti.
Le intercettazioni li descrivono terrorizzati dal fatto che le esalazioni, rimaste intrappolate negli androni e negli ascensori dei palazzi durante lo scarico della merce, potessero allertare i vicini o le pattuglie;

• Fughe rocambolesche e la “batosta” in diretta: Le microspie a bordo delle auto hanno registrato in diretta il terrore di uno dei vertici del gruppo durante l’arresto del suo fornitore. Mentre era appostato in macchina a contare i contanti per un imminente scambio, ha assistito al blitz dei militari, dandosi a una fuga precipitosa per i vicoli. Poco dopo, intercettato in auto in lacrime con la moglie, lamentava disperato la “batosta” subita per aver perso in un attimo un carico di cocaina del valore di 50.000 euro;

• La transizione alle App “Auto-distruggenti”: Messa alle strette dalle indagini sui sistemi criptati tradizionali, l’organizzazione si è evoluta, spostando la contabilità criminale e lo scambio di coordinate GPS su applicazioni come Signal e Telegram. I criminali attivavano sistematicamente la funzione dei “messaggi a tempo” (impostando l’autodistruzione anche a soli 5 minuti) per scambiarsi fotografie dei panetti di droga e dei contanti senza lasciare tracce nei dispositivi.

 

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