Latina. Spaccio di droga, estorsione ed usura. Arrestati dalla Polizia di Stato 5 componenti del clan Di Silvio
LATINA – Nelle prime ore della mattinata di oggi, 18 Marzo, la Squadra Mobile di Latina, con l’ausilio del Reparto Prevenzione Crimine, Unità Cinofile e Polizia Scientifica della Polizia di Stato, ha dato esecuzione alle misure cautelari emesse dal locale Gip, su richiesta del Pubblico Ministero della Procura di Latina, che ha raccolto elementi di prova carico di Ferdinando Di Silvio, detto Gianni di 41 anni ed altri quattro sodali, tra cui la moglie Laura De Rosa, nata a Milano 46 anni fa, i quali, destinatari della misura degli arresti in carcere, erano dediti ad un’attività di vendita di stupefacenti avente base presso la loro abitazione.
Il sodalizio criminale si avvaleva, altresì, della collaborazione di alcuni familiari tra i quali il 27enne Fabio Di Stefano, di Acireale (CT), il 19enne Ferdinando Di Silvio, detto prosciutto, ed il 25enne Alessandro Di Stefano nato a Acireale (CT), destinatari della misura degli arresti domiciliari, visto il loro essere incensurati.
L’indagine, durata alcuni mesi, ha consentito di raccogliere elementi di prova anche per i reati di usura ed estorsione che il gruppo, con la regia del Di Silvio, cl. ‘75, non aveva remore ad effettuare anche nei confronti dei loro stessi acquirenti che non erano in grado di saldare nei tempi stabiliti l’acquisto dello stupefacente.
Laddove ciò avveniva, grazie alla forza intimidatrice che gli stessi erano in grado di esprimere, inviavano i più giovani del gruppo, utilizzati normalmente per l’attività di cessione al dettaglio di stupefacenti, ad effettuare le richieste ed i recuperi estorsivi, minacciando l’intervento del più temuto Ferdinando Di Silvio in caso non avessero corrisposto il dovuto.
Quando la questione non si risolveva con la sola estorsione, l’intervento di Ferdinando Di Silvio veniva, per così dire, pagato con un sovrapprezzo che faceva lievitare debiti, inizialmente di poche centinaia di euro, anche del 700%, come in uno dei casi accertati.
Da qui anche l’accusa di usura contestata ai due coniugi, pluripregiudicati.













