Elezioni Comunali Colleferro 2015. Ambiente. Santina (Ina) Camilli: «Chi controlla gli inceneritori?»
COLLEFERRO (RM) – Durante uno degli ultimi comizi, Santina (Ina) Camilli, sempre molto attiva per quanto riguarda l’ambiente, ha lanciato un’altra denuncia.
All’interno del perimetro degli impianti di termovalorizzazione ci sarebbe un rimorchio di motrice sequestrato dalla magistratura nel 2009 carico di rifiuti tossici che ancora aspetta di essere rimosso…
«È possibile che Colleferro debba ancora pagare per le scelte scellerate di chi ha voluto questo impianto e che fosse gestito dal Consorzio Gaia, già al tempo indebitato, che aveva dimostrato di essere un carrozzone senza senso – tuona la Camilli – e il Comune che cosa fa? Lazio Ambiente perché non si attiva per il dissequestro e provvede allo smaltimento? Perchè i cittadini non vengono informati di come viene gestita l’attività dell’inceneritore?…»
Abbiamo avvicinato Santina Camilli dopo il comizio per saperne di più.
– Ina, cosa sta succedendo all’interno del perimetro dei termovalorizzatori?
«Innanzitutto smettiamola di chiamarli termovalorizzatori. Gli impianti non producono energia oltre il minimo necessario per rientrare dei costi e quindi non danno nessun valore aggiunto. Questi sono inceneritori.
Ormai da qualche giorno il profilo del impianto è cambiato. Uno dei due camini è stato smontato. Quello che potrebbe sembrare una normale operazione di manutenzione nasconde qualcosa di più grave ? In teoria i cittadini dovrebbero essere informati di cosa sta succedendo, ma non ci sono comunicazioni ufficiali e le notizie che girano sono diverse e nessuna soddisfacente.
Nelle priorità del Comune c’è la salvaguardia della salute pubblica ed un impianto di incenerimento deve essere un sorvegliato speciale».
– Come mai secondo lei manca il controllo da parte dell’ente che dovrebbe vigilare sul territorio e sulla salute dei cittadini?
«Per trovare le ragioni di questa situazione dobbiamo guardare lontano e risalire agli accordi che erano stati stipulati con l’allora consorzio Gaia e a quelli con il gestore subentrante Lazio Ambiente che evidentemente non comprendevano le normali clausole di salvaguardia e controllo.
Oltretutto la subentrante Lazio Ambiente non presentò alcun piano industriale ed ancora oggi non se ne ha traccia».
– Lei ha detto che gli impianti non producono valore aggiunto. A cosa si riferisce?
«Pare che si stia provvedendo a bruciare solo il minimo indispensabile perché l’impianto non reggerebbe ad regime di produzione normale. La manutenzione negli anni non è stata eseguita correttamente e le apparecchiature lavorano al limite della sostenibilità. La ragione sta nel fatto che appena inaugurati sono stati sfruttati oltre le loro possibilità, si parla di oltre 13 MWh contro i 10 di produzione massima, per rientrare rapidamente degli investimenti.
Naturalmente questo ha gravato sulle apparecchiature che hanno subito un’usura precoce che si sta pagando ora.
Non è un mistero che la gestione fino ad oggi abbia annaspato in una disorganizzazione e confusione totale.
Inoltre il cdr (combustibile da rifiuti – ndr) che viene bruciato attualmente, è di pessima qualità. Si tratterebbe di tal quale non trattato adeguatamente, spesso umido e contenente materiale a volte radioattivo proveniente da scarti ospedalieri quali pannoloni e simili. Mi chiedo, ma i rifiuti ospedalieri non sono rifiuti speciali e dovrebbero essere trattati di conseguenza con un ciclo a parte?
Se a questo aggiungiamo che la cattiva qualità del combustibile provoca la formazione di residui interni alla camera di combustione talmente spessi che, ai frequenti innalzamenti ed abbassamenti della temperatura dovuti a cicli di accensione e spegnimento non regolari, si staccano dalle pareti e precipitando provocano lo spegnimento del focolare, abbiamo un quadro realmente preoccupante.
Ci domandiamo perché il Comune non abbia mai vigilato e non vigili sulla gestione degli impianti. In quanto ente ospitante dovrebbe poter esercitare in qualsiasi momento il diritto di controllo.
– Secondo lei cosa si può fare in questa situazione?
«Gli impianti sono al limite. Per la ristrutturazione degli stessi pare ci vogliano alcune decine di milioni di euro che Lazio Ambiente non intende spendere.
Quindi la domanda che pongo io è: Lazio Ambiente continuerà nella gestione o qualcun altro subentrerà? Eventualmente chi può avere la capacità economica e l’interesse di imbarcasi in questa impresa? Sappiamo tutti intorno ai rifiuti quali interessi ed appetiti ruotino…»
– Per il futuro che cosa ci dobbiamo aspettare?
«Gli inceneritori non sono mai stati una risorsa per la comunità. Molti, viceversa, gli scandali ad iniziare dalla loro posizione, così a ridosso di un quartiere già pesantemente penalizzato dalla presenza di in cementificio, dal Fiume Sacco e dall’autostrada. Oltretutto gli impianti a griglie mobili realizzati erano già obsoleti al tempo. Già in europa erano stati soppiantati da tecnologie più moderne ed efficienti.
Ma un altro interrogativo ci assilla. Se gli impianti hanno lavorato in condizioni precarie saranno stati rispettati i livelli di emissioni nocive previsti dalla norma?
Purtroppo i dati non sono pubblici e ci permettiamo di avere qualche dubbio sulla qualità dei fumi.
Colleferro è uno dei comuni più contaminati del Lazio ed è in vetta alla classifica di morbosità e mortalità per patologie legate all’inquinamento. Ci chiediamo perché il Sindaco non abbia mai esercitato il suo potere di controllo per la salvaguardia della salute pubblica.
Nel programma di Federazione Liste Civiche Colleferro abbiamo previsto di smantellare gli inceneritori per far posto ad impianti per il riutilizzo dei rifiuti differenziati. Sarà l’occasione per migliorare la qualità della vita e dare lavoro sano ad un numero di persone maggiore in un attività realmente produttiva.
Alleghiamo qui sotto alcune immagini di termovalorizzatori presenti in Europa perché i lettori si rendano conto di cosa vuol dire un’infrastruttura moderna a servizio della cittadinanza».















