Colleferro. Sul femminicidio di Joanna Rouissi interviene S.E. Rev.ma Mons Stefano Russo Vescovo della Diocesi di Velletri-Segni
COLLEFERRO – Sul tragico femminicidio della 50enne di Johanna Rouissi, accaduto a Colleferro lo scorso 18 Agosto, interviene S. E. Rev.ma Mons. Stefano Russo, Vescovo della Diocesi Suburbicaria Velletri-Segni.
«Il Vangelo ci invita a mettere sempre al primo posto la cura e l’attenzione per le persone che ci sono accanto. Questo è lo sguardo che dobbiamo imparare ad esercitare ogni giorno nelle nostre comunità». Così il vescovo di Velletri-Segni e Frascati, mons. Stefano Russo, in riferimento al femminicidio che si è verificato nei giorni scorsi a Colleferro. Joanna Rouissi, 50 anni, di origine polacca e madre di cinque figli è stata uccisa dal marito.
Il presule, unitamente a tutta la chiesa diocesana e, in particolare, alla comunità di Colleferro e ai suoi pastori, «rivolge al Padre celeste la preghiera per l’anima di Joanna».
«Tutti, seppure a livelli diversi, abbiamo la responsabilità di vigilare sulla vita di chi ci sta accanto per promuovere il bene, attivare azioni concrete di cura laddove ce ne sia bisogno ed essere sempre in ascolto gli uni degli altri imparando a farcene carico».
«Come comunità cristiana attraverso le parrocchie, le Caritas, e tante altre realtà presenti nel territorio, ci impegniamo a fare la nostra parte nel sostegno dei più fragili, operando per abbattere quelle barriere della solitudine che impediscono l’incontro, l’ascolto e l’accoglienza», ha aggiunto mons. Russo.
Continua la nota: «Maria rivolgiamo a te che sei Madre la nostra preghiera: di fronte a una violenza così terribile aiutaci a costruire una società in cui nessuna donna debba avere più paura, in cui l’amore non venga più confuso con il possesso e in cui ogni vita sia rispettata e custodita».
Il femminicidio a Colleferro arriva dopo altre tre donne uccise nelle giornate del Ferragosto: Maria D’Alessandro, 66 anni, nel Beneventano; Ornella Forastefano, 46 anni, nel Cosentino e Tania Terrin, 39 anni, in provincia di Venezia. «Una tragedia infinita che per essere fermata chiede sempre più capacità di fare rete, presenza, ascolto, accoglienza e sostegno» conclude il vescovo.









