Segni. Tra “Impropèri I Esclamažžiuni”, recitati in dialetto stretto, presentata la raccolta di poesie di Monia Manciocco
SEGNI – Nel pomeriggio di ieri, 20 Ottobre, abbiamo partecipato al Caffè Letterario “Lettrica”, nel corso del quale è stato presentato “Impropèri I Esclamažžiuni”, l’ultimo volumetto raccolta di poesie in dialetto segnino di Monia Manciocco.
Alla presentazione – brillantemente introdotta e condotta da Stefano Raucci di Radio-Radio Tv – hanno partecipato, oltre all’autrice Monia Manciocco, il Sindaco di Segni Piero Cascioli, il Presidente dell’Associazione culturale ItineSegni (editrice del volumetto) Camillo Sbarzella, il Presidente del Comitato Soci Colleferro-Segni-Artena-Cori della Banca di Credito Cooperativo di Roma Giuseppe Raviglia, e la Responsabile della Biblioteca Comunale Annalisa Ciccotti.
A due “Amici del Curato” – l’associazione artefice di numerose rappresentazioni teatrali in dialetto segnino – Alessandro Intingaro e Giacomo Rossini, è spettato il compito di recitare ed interpretare alcune delle poesie contenute nella raccolta.
È stato un bel pomeriggio di cultura, trionfo della “segninità” in ogni suo aspetto.
C’è, ovviamente, segninità nel dialetto usato nelle poesie. Ma c’è anche negli scorci richiamati dai versi, così come nell’atteggiamento dei personaggi che vengono coinvolti nelle poesie.
«Tutti fatti veri!» ha assicurato l’autrice… Fatti veri in cui ogni personaggio diventa una “maschera”, anch’essa intrisa di segninità.
È un volumetto godibilissimo che si legge tutto d’un fiato – anche per chi fosse totalmente avulso dalla conoscenza del dialetto segnino, pardon, della lingua dialettale segnina – e che è valso all’autrice anche il secondo premio nell’ultima edizione del Premio Biennale Letterario dei Monti Lepini – Poesia Dialettale.
«Dobbiamo essere grati all’autrice – ha affermato il Sindaco Cascioli, che ha scritto la “prefazione” del volumetto – perché dà continuità, insieme a tanti altri, Alessandro, Giacomo, … Mariella, al processo di conservazione del dialetto. E Monia lo fa con lo strumento – forse più bello e più piacevole – che è la poesia, perché la conservazione e la valorizzazione si può fare in tanti modi: con il teatro, o con il vocabolario – come ha fatto Emanuele Lorenzi – cristallizzando questo linguaggio particolare, e lo si può fare attraverso la poesia.
Con questo strumento Monia ci racconta tante storie, la memoria di una comunità, cose che prima venivano tramandate con l’oralità, con la tradizione orale che porta con sé un grande paradosso: che per essere conservata e conosciuta deve essere scritta. E se la scriviamo attraverso la poesia nobilitiamo ancor maggiormente questo processo…».
Dopo gli interventi introduttivi del Presidente dell’Associazione culturale ItineSegni Camillo Sbarzella, e del Presidente del Comitato Soci Colleferro-Segni-Artena-Cori della Banca di Credito Cooperativo di Roma Giuseppe Raviglia, l’incontro è andato avanti con le poesie, presentate da Annalisa Ciccotti, e lette, ed interpretate, da Alessandro Intingaro e Giacomo Rossini con la “partecipazione straordinaria” – nell’interpretazione della poesia “La mia banca è differente” di Marilena Colaiacomo, altra icona della recitazione in dialetto segnino.
Oltre al Sindaco Cascioli, ha portato i saluti “al volo” anche il Presidente della Compagnia dei Lepini Quirino Briganti (entrambi impegnati in un convegno sul recupero dei castagneti in corso in contemporanea nella vicina Sala Polifunzionale).






















