Segni. Presentato nella Sala Pio XII il saggio di Piero Cascioli “C’era una volta l’Albergo Lepini” – Atlantide Editore
SEGNI (Eledina Lorenzon) – È stato presentato, Sabato 27 Dicembre, nella Sala Pio XII di Segni gremita di pubblico in ogni ordine di posto, il saggio di Piero Cascioli, giornalista e scrittore, dal titolo: “C’era una volta l’Albergo Lepini”, edito da Atlantide Editore.
Presenti oltre all’autore, la relatrice e moderatrice Annalisa Ciccotti e, in ordine di intervento, Il Referente per l’Archivio Storico Diocesano Sezione di Segni Piero Capozi, il Presidente della Compagnia dei Lepini Quirino Briganti, il Direttore Editoriale di Atlantide Dario Petti e il Sindaco di Colleferro e Vice Sindaco della Città Metropolitana Pierluigi Sanna. In Sala il Sindaco di Segni On. Silvano Moffa, l’Ass. Marco Salvi, l’On. Renzo Carrella e l’ex Sindaco di Segni Renato Cacciotti.
Il saggio nasce da un’attenta ricerca, tenace ed anche difficile perché non è stata una semplice ricerca di archivio, in quanto pochi erano i dati si è dovuto ricorrere anche, e sopratutto, in alcuni casi, ricorrere alle fonti orali, ai ricordi, alle memorie, sfogliare vecchi album di fotografie, per riallacciare il filo tra dati e ricordi e farli dialogare tra loro per salvare dall’oblio una storia, una piccola storia che ci riporta indietro nel tempo, negli anni venti, anni in cui tanti cittadini dei nostri territori: Segni, Montelanico, Gavignano, Carpineto Romano, partivano verso paesi lontani, lasciando i propri affetti, i propri paesi alla ricerca di un futuro migliore.
Come scritto nella quarta di copertina: «Una piccola storia, umile e dispersa, dove vite e destini si incontrano e si intrecciano, che diventa uno spaccato di mezzo secolo di storia locale, e non solo. È un viaggio a ritroso nel tempo che attraversa le due guerre mondiali, il primo ed il secondo sopoguerra, la ricostruzione, i sogni e poi… la fine di un tempo».
In centoventi pagine, suddivise in sei capitoli che aiutano anche chi ha poca dimestichezza con la storia, ad immergersi in questa vicenda dal sapore romantico: un primo capitolo traccia le coordinate dell’emigrazione italiana a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il secondo capitolo vede protagonista la storia migratoria di Emilio Pacini (imbarcatosi nel 1907 a soli 16 anni), Angelo Fontana (imbarcatisi nel 1911) ed infine di Ercole Vittori, che si ritrovano a Detroit: persone che si impegnano, tra mille difficoltà, lavorano e soffrono pur di migliorare la sorte delle loro famiglie lasciate in Italia.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale convince molti Italiani a tornare in Italia per combattere, molti muoiono sui campi di battaglia, altri decidono di restare, molti altri ripartono per l’America. Emilio Pacini, in qualità di sarto inizia a lavorare in un opificio militare dove si confezionano divise militari e resterà a lavorare anche a guerra finita. Angelo Fontana ed Ercole Vittori invece verranno assunti in qualità di operai alla Officine Ford.
Il primo rientro in Italia nel 1920 di Emilio Pacini per sposare Emma Cipollini e poi ripartire insieme nel 1921, ma la giovane sposa tornerà in Italia l’anno seguente per mettere al mondo il figlio Franco. Emilio Vittori rientrerà in Italia solo nel 1930. La costruzione dell’albergo è già iniziata.
Il Terzo capitolo racconta la nascita dell’Albergo Lepini, ne descrive la struttura, l’avvio dell’attività e poi lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale che tutto sospende a causa dei bombardamenti, degli sfollati, sono anni di dolore e di sacrifici quelli che vanno dal 1940 al 1945.
IL capitolo quinto è dedicato all’immediato dopoguerra: i giorni della disperazione e della fame, poi piano piano gli anni della ricostruzione, le prime consultazioni elettorali del dopoguerra: aprile 1946 le elezioni comunali, 2 Giugno 1946 il Referendum istituzionali e l’Assemblea Costituente ed infine gli Anni Cinquanta «che sono gli anni della ricostruzione, segnati da uno sviluppo economico e tecnologico senza precedenti. Questo decennio precorre e, in una certa misura, prepara quello che sarà il boom economico italiano degli anni Sessanta».
Nel Capitolo Quinto si ripercorrono gli anni del boom economico che cambiano gli stili di vita, le città si trasformano, il sistema delle comunicazioni e dei trasporti viene rivoluzionato. «Sono gli anni in cui Emilio ed Emma, ormai settantenni lasciano le redini dell’albergo alle nuove generazioni che, spinti dalle nuove esigenze della clientela, ampliano l’albergo con un progetto che darà vita al Nuovo Hotel Lepini»
L’ultimo capitolo racconta il successo di questa struttura che vede l’arrivo di turisti che si recano a Segni nelle stagioni estive per godere dei suoi panorami suggestivi in quella che allora era considerata la “perla dei Lepini”, ma è anche luogo di cerimonie e feste importanti, manifestazioni culturali e di intrattenimento.
«L’albergo Lepini diventa, in un certo senso, una sorta di microcosmo di quella comunità segnina immersa nelle stagioni felici degli anni Sessanta, uno spaccato di storia del costume, della cultura, dello stile di vita che in quegli anni cambia radicalmente rispetto al decennio precedente».
Poi come tutte le belle storie anche l’Albergo Lepini va incontro al suo declino: gli anni Settanta segnano inevitabilmente un altro cambio di passo della società che decretano la segnando la fine di anni sereni, di pace e prosperità, ed inevitabilmente anche il destino dell’Albergo Lepini si avvia lento verso la fine.
Di grande intensità e poesia il breve l’epilogo che l’autore ha voluto dedicare a questo sogno fatto di tanti sacrifici, cose costruite con sudore e sacrificio, invitando il lettore a ricercare quel vecchio edificio che ancora sopravvive a Segni, carico di ricordi e di memoria.
Il libro è inoltre corredato da una ricca serie di foto di grande suggestione.
Annalisa Ciccotti ha poi introdotto i vari relatori a cominciare da Piero Capozzi che ha detatgliatamente descritto gli anni dell’emigrazione non solo segnina, ma di tutto il nostro territorio soffermandosi soprattutto sull’entità dell’emigrazione territoriale lepiona, un flusso emigratorio che, proprio con la costruzione dell’Albergo Lepini, rende tangibile il senso di appartenenza e di comunità, che ha visto tanti abitanti lasciare la propria terra, ma ritornare e costruire un futuro di prosperità per se stessi e l’intera comunità.
Quirino Briganti riallacciandosi alla situazione migratoria ha evidenziato come la popolazione lepina vide decimarsi la sua consistenza proprio a causa dell’emigrazione soprattutto verso gli Stati Uniti d’America, un’emigrazione che soprattutto nel dopoguerra non ha visto il ritorno alla terra natia. Tanta la disperazione per la partenza, ma anche la speranza in un viaggio che potesse rappresentare un miglioramento per se stessi e per le comunità, grazie alle rimesse degli emigranti.
Raccontare la storia dell’Albergo Lepini è ricordare lo spirito di iniziativa, soprattutto rappresentato dalla signora Emma, che si improvvisa imprenditrice e possiamo affermare, senza ombra di smentita, con grande succcesso, mentre il marito continua a lavorare in America. Il coraggio di osare, di sperimentare, di dare vita a progetti e sostenerli con grande impegno e sacrificio.
Ha quindi terminato invitando ad approfondire i temi del libro che possono farci riflettere sulla storia di Segni e della comunità lepina nel suo complesso, «nella speranza che si possa ritornare ad un nuovo cambio di paragdima e riscommettere su quella che è la tradizione di questo territorio, le potenzialità storico artistiche ed ambientali di questo territorio, la possibilità di scommettere di nuovo sul turismo, sullo sviluppo, sul progresso perché questo potrebbe essere veramente la nuova scommessa che abbiamo di fronte per un territorio intero» .
L’intervento di Dario Petti, illuminato editore che di Atlantide, nata con l’intento di narrare le storie sommerse delle comunità locali attraverso la saggistica e la narrativa, aperta anche a pubblicazioni di carattere più generale, ha confermato come pubblicare questo piccolo gioiello, scritto con grande passione di Piero Cascioli, sia stata una vera emozione perché apre uno spaccato su un periodo ormai lontano che solo attraverso un lavoro di ricerca è stato possibile riportare alla luce.
Pierluigi Sanna ha aperto il suo intervento portando il saluto del Sindaco di Roma e della Città Metropolitana, Roberto Gualtieri.
Ha poi proseguito con un parallelismo tra l’emigrazione, di cui noi Italiani siamo stati protagonisti negli anni presi in considerazione dal saggio, e la nuova emigrazione che vede arrivare sulle nostre coste tante persone che partono, su imbarcazioni di fortuna, dalle coste dell’Africa mediterranea. Entrambe storie di dolore, di sofferenza, di persone che lasciano la loro terra, subiscono violenze inimmaginabili spinti dalla speranza di una vita migliore per se stessi, ma soprattutto per i propri figli.
In conclusione ha sottolineato come chi ci ha preceduto “aveva un coraggio incredibile, una resistenza, una resilienza impetuose, una grande generosità, una grande forza d’animo, ed io dico un grande carico di valori e di umanità che forse noi oggigiorno abbiamo smarrito”.
In chiusura l’intervento dell’autore Piero Cascioli che dopo i saluti ai tanti presenti, ha dedicato il suo intervento alla necessità di far riemergere dall’oblio piccole storie, ma che unite ci aiutano a meglio comprendere il nostro passato e ci inducono a riflettere sul nostro presente per progettare un futuro migliore.
Ha quindi evidenziato come raccontare questa piccola storia di Emilio Pacini e l’Albergo Lepini è come poterle rappresentare un po’ tutte, perché una piccola storia che attraversa, percorre ed illumina in ambiti sociali, culturali e storici molto più ampi, ricrea uno spaccato di storia che va dagli anni 20 agli anni 60 del Novecento, dai fatti tragici delle due guerre ai fasti degli anni 60: “ una piccola storia che si trasforma in memoria, si fa memoria collettiva da poter lasciare ai posteri che forse un giorno ricorderanno e racconteranno che c’era una volta un Albergo che si chiamava Lepini e che era stato realizzato da un giovanissimo emigrante che si chiamava Emilio Pacini che a solo 16 anni partì verso l’ignoto per realizzare un sogno, come tantissimi altri segnini, carpinetani, montelanichesi, come tantissimi altri Italiani che con il loro lavoro, i loro sacrifici, la loro audacia, il loro coraggio hanno scritto la storia del Novecento”.
C’è stato poi un breve intervento del Sindaco Silvano Moffa che ha espresso il suo ringraziamento all’autore per aver scritto un libro che testimonia come oggi ci sia una ricerca attenta alle vicende, alle piccole vicende delle proprie comunità per riallacciare i fili della memoria, ricordare per ritrovare le proprie origini, le radici del proprio esistere. Un filo invisibile ci unisce al passato, remoto o recente che sia, perché è il passato che ci ha resi quello che siamo oggi. Il dolore del distacco, la felicità del rientro e poi vedere un sogno che diventa realtà, dimostra come sia importante il radicamento che lega ogni individuo alla terra natia.
Un libro da leggere, che avvince e convince, che ci porta in un tempo lontano e al tempo stesso vicino a noi, un tempo che possiamo ritrovare nelle pagine avvincenti che Piero Cascioli ci ha regalato.
A rendere ancora più suggestivo l’incontro sono stati gli interventi musicali del Duo “I Rinascenti” formato da Marco Calenne e Riccardo Vittori, ensemble ormai consolidato, garanzia di buona musica ed esecuzione impeccabile.



























