Roma. “Il futuro della Chirurgia: utopia o realtà?” il tema del 116° Congresso della Società Italiana di Chirurgia
ROMA – Si è svolto a Roma, nel Palazzo dei Congressi all’Eur, dal 12 al 15 Ottobre, il 116° Congresso della Società Italiana di Chirurgia.
Presidenti: Pasquale B. Berloco e Pierluigi Marini.
Titolo del Congresso: “Il futuro della Chirurgia: utopia o realtà?”
Un interrogativo che, come hanno avuto modo di dire i presidenti nel loro messaggio di benvenuto, è stato scelto «…. con l’idea di valutare e discutere qual è il ruolo della chirurgia del domani. La nostra Sanità vive situazioni difficili e le attuali esigenze incutono ai più un reale timore del domani problemi. Molte cose sono cambiate in questi ultimi anni. La “spending review” condiziona la vita sociale e le politiche economiche non solo nel nostro paese. Le difficoltà che attraversano le società di oggi condizionano il mondo sanitario in generale e quello della chirurgia in particolare. Crediamo che i momenti difficili possano e debbano essere un’occasione irrinunciabile al miglioramento».
Un Congresso dunque in cui si è voluto spaziare a tutto campo nelle problematiche attuali della chirurgia per distinguere ciò che in un prossimo futuro può essere solo utopico o divenire una realtà del tutto auspicabile. A tale scopo sono state invitate a partecipare al Congresso 14 Società chirurgiche che, mediante sessioni su temi comuni, hanno contribuito in maniera efficace a delineare in tutti i particolari lo stato attuale delle conoscenze nel campo della chirurgia ed i possibili sviluppi per il futuro.
La conclusione è stata che la realtà attuale è da considerarsi del tutto “utopica” se la si paragona a quella di appena 50 anni fa, in cui la tecnologia attuale non solo non esisteva ma era difficile da immaginare: basti pensare alla chirurgia laparoscopica e robotica in cui gli stessi interventi di quegli anni, praticati con incisioni sull’addome più o meno deturpanti, sono oggi possibili praticando solo alcuni forellini sulla cute grazie alle fibre ottiche ed agli schermi televisivi. Che di per sé non sembrano aver nulla a che vedere con la chirurgia, ma che sono entrati nella sala operatoria insieme a tutti gli altri presidi tecnologici come l’endoscopia, il bisturi ad ultrasuoni, le sonde ecografiche, le cucitrici meccaniche e via dicendo. Una sala operatoria pertanto, quella attuale, che non ricorda più minimamente quella del passato, che aveva solo il lettino e la lampada, ma che è diventata una vera e propria centrale tecnologica, frutto di un progresso inarrestabile che oggi sembra doversi frenare in ragione di una spending review, ovvero di un contenimento necessario e doloroso della spesa pubblica. Questo perché la Sanità, con il dirompente progresso tecnologico, è inevitabilmente diventata, al di là dei presunti sprechi, assai più costosa. Assai più costosa di ieri perché più numerose e sofisticate sono diventate le indagini diagnostiche, quali la tac, la risonanza magnetica, la medicina nucleare, la stessa interventistica con la diffusione della laparoscopia, la chirurgia robotica, l’endoscopia, la radiologia interventistica fino agli utensili di uso comune “usa e getta“. Basta questo per capire subito ad occhio e croce che ci troviamo, lo ripetiamo, in un’era moderna che rispetto a quella di appena cinquant’anni fa appare veramente del tutto “utopistica”.
Ma questo mondo reale, “utopistico” rispetto al passato, quale realtà ci propone per il futuro? E’ chiaro che per la risposta occorre inevitabilmente considerare in modo complessivo tutte le potenzialità attuali della chirurgia nel nostro paese insieme alle sue problematiche, i limiti, ma anche i semi di un nuovo progresso. La risposta è stata demandata al programma stesso del congresso in cui, come abbiamo detto, sono state inserite le sessioni congiunte di 14 società chirurgiche comprendenti la SIC (società italiana di chirurgia ), la Acs (american college of surgeons italy chapter), la Ics (Italian college of surgeon italian chapter), la Ishaws (Italian society of hernia and abdominal wall surgery), la Isse (Società italiana di endoscopia area chirurgica), la Sigc (Società italiana di chirurgia geriatrica), la Sicu (Società italiana di chirurgia geriatrica), la Sicut ( Società italiana di chirurgia d’urgenza e del trauma), la Sec (Società italiana si endocrinochirurgia), la Sifipac (Società italiana di fisioterapia chirurgica). la Sipad (Società italiana di fisiopatologia chirurgica), la Src (Società italiana di ricerche in chirurgia), la Sito (Società italiana trapianti d’organo), la Spigc (Società polispecialistica italiana dei giovani chirurghi), il club delle Uec (associazione delle unità di endocrino chirurgia italiane).
Da un’analisi d’insieme non si può fare a meno di rilevare l’ampio contributo di conoscenze che ognuna di queste società ha saputo sviluppare in proprio, arricchendo il bagaglio scientifico e tecnologico della chirurgia cosiddetta generale, ormai sempre più spezzettata in vari settori come quelli dei trapianti, della chirurgia d’urgenza, della chirurgia geriatrica, della chirurgia endocrina, e via dicendo. Del resto, la chirurgia generale come veniva intesa nel passato, all’inizio dei tempi, in cui si richiedeva al chirurgo di operare su qualunque organo, dal cervello al cuore, dal torace all’addome, già da tempo non esiste più. Esistono ormai, oltre unità operative a sé stanti come quella toracica, urologica, vascolare ormai completamente staccate dalla chirurgia generale ed altre in cerca di autonomia come quella endocrina, erniaria, epatobiliare, pancreatica colorettale, bariatrica, che tendono ad essere sempre più selettive. Volendo analizzare il lato scientifico di questo congresso, occorre innanzitutto sottolineare la qualità ed il numero dei vari interventi, suddivisi in letture, relazioni, comunicazioni, simposi, tavole rotonde, cine clinic, in accordo con i protocolli della più moderna comunicazione. In questi si è percorso ogni possibile sentiero della chirurgia attuale, da quella dei tumori ai trapianti, dal quella del torace a quella della parete addominale, dalla chirurgia endocrina a quella del fegato, del pancreas, dello stomaco, del colon e via dicendo.
La conclusione è che realmente la chirurgia italiana può essere orgogliosa della sua qualità tecnico-scientifica, certamente non inferiore a nessun altro Paese: aumentano gli interventi mini-invasivi con la tecnica laparoscopica e con il robot, le degenze sono più brevi, le complicanze minori, il dolore è ben controllato. Un dato questo in accordo con quanto ha detto nella sua lettera di benvenuto il presidente attuale della Sic il prof. Giorgio De Toma: «In Italia esistono numerosi centri chirurgici di Eccellenza, di valore internazionale, ma il nostro impegno deve essere quello di migliorare la qualità nelle sedi centrali che periferiche, affinché si possano assicurare alla popolazione standard chirurgici elevati in tutte le regioni». Il tutto sarà possibile alla volontà, alla tenacia, all’intelligenza del chirurgo di oggi che deve avere sempre come riferimento i chirurghi di ieri», come è stato ricordato in una sessione apposita del “Collegio degli storici della chirurgia”.
In questa sono stati ricordati in particolare: Palasciano, Durante, Paolucci, veri pionieri della moderna chirurgia.
Il congresso si è avviato alla conclusione con la nomina del nuovo presidente della Società: il prof. Francesco Corcione di Napoli che ha preso il posto dell’attuale presidente prof. Giorgio De Toma di Roma.
Nel suo discorso di ringraziamento il prof. Corcione ha Affermato che al momento attualmente la Chirurgia Italiana, in un periodo come questo di crisi economica e non solo, ha bisogno di tre cose: una svolta, una chiarezza ed un’autorevolezza. Un discorso che molto ricorda quello del 3 Aprile 1882, il giorno della fondazione della Società Italiana di Chirurgia, pronunciato dal prof. Ferdinando Palasciano, uno dei sette firmatari dell’atto di fondazione della Società: «una Società che implica principalmente il sacro legame della fratellanza durevole, della stima e dell’amore reciproco dei membri, del “ciascuno per tutti e tutti per ciascuno“. E siatene sempre persuasi, o Signori, se noi vogliamo rialzarci nella stima del pubblico, bisogna che cominciamo a stimarci ed amarci fra noi stessi. Riuniamoci e manteniamoci uniti con tali intendimenti; ed avremo ben presto la soddisfazione di veder finite la perizia forzosa la denunzia legale e la schiavitù della Chirurgia». Era utopia?
Carlo Di Martino












