22 Marzo 2026

Roma. Cyberspionaggio. Spiavano politici, istituzioni ed imprenditori. Ingegnere nucleare e sorella arrestati dalla Polizia Postale

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ROMA – Spiavano, intercettavano illegamente e raccoglievano dossier su alcuni politici di livello nazionale. Secondo gli inquirenti, avevano creato una centrale di cyperspionaggio per monitorare istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali, imprenditori.

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Si tratta di due persone, Giulio Occhionero e la sorella Francesca Maria, che sono state arrestate nella mattinata di oggi, 10 Dicembre, dalla Polizia Postale nell’ambito dell’inchiesta “Eye Pyramid” condotta dalla Procura di Roma. Sono un ingegnere nucleare di 45 anni e della sorella di 49 anni, molto conosciuti negli ambienti dell’alta finanza. Entrambi sono residenti a Londra ma sono domiciliati a Roma.

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Polizia-Postale

I reati di cui sono accusati sono procacciamento di notizie concernenti la sicurezza di Stato, accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione illecita di comunicazioni informatiche.

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Le complesse indagini condotte dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, protrattesi per diversi mesi, hanno consentito acquisire concreti elementi probatori in merito ad attività criminali da loro pianificate e condotte, consistenti nella gestione di una rete botnet (“computer zombie”) molto ben strutturata, frutto di un attacco informatico del tipo APT (Advanced Persistent Threat), ingegnerizzato ad hoc sfruttando un malware particolarmente insidioso, capace di far acquisire da remoto il controllo del sistema informatico bersaglio, e consentire la massiva sottrazione dei contenuti dei pc colpiti.
La finalità era il cyber spionaggio in danno di Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni, politici di spicco, studi professionali e soggetti di rilievo nazionale.

Tra gli osservati dall’“Occhio della Piramide” gli appartenenti ad una loggia massonica, archiviati sotto la sigla “Bros” (brothers=fratelli) in una cartella piazzata in una delle numerose drop zone (cloud) all’estero. Con la sigla “Pobu” (Politicians Business), invece, venivano catalogati gli esponenti politici target del sodalizio criminale.
Pur ricorrendo a server di storage remoto all’estero (Usa), i target erano tutti nazionali. Si ha la prova del tentativo di “infettare” computer di ministeri, di Presidenti ed ex Presidenti del Consiglio, di Governatori della Banca d’Italia…

Anche un agente di Polizia iscritto nel registro degli indagati.