Roma | Caltanissetta. Francesco Guadagnuolo. Scintille Futuriste: Modernità e Innovazione tra la Torre RAI di Caltanissetta e la Torre di Tatlin

ROMA | CALTANISSETTA (Luciana Vinci) – Riceviamo e volentieri pubblichiamo un teso fattoci pervenire dall’artista Francesco Guadagnuolo.
«Quando si parla di patrimonio urbano, le infrastrutture sono quasi sempre escluse dal novero delle arti. Eppure, l’imponente Torre RAI di Sant’Anna, con i suoi 286 metri di altezza, potrebbe ribaltare questa concezione: non più un semplice traliccio per le onde medie, ma un’opera d’arte pubblica in grado di dialogare con il tessuto sociale e culturale della città.
Inaugurata nel secondo dopoguerra e dismessa nel 2004, la Torre RAI ha accompagnato per decenni la vita quotidiana di intere generazioni.
Da bambino mi affacciavo al balcone della mia casa di via Redentore e la vedevo cambiare colore come un organismo vivente: arancio all’alba, smeraldo al tramonto, ed è così che è nata la mia opera, un olio su tela dal titolo: “Via Redentore all’alba” realizzata nel 1971 in età adolescenziale.
Ho dedicato parte dei miei studi al confronto fra questo simbolo di Caltanissetta e il Monumento alla Terza Internazionale del russo Vladimir Tatlin. Progettata nel 1919/20 e mai realizzata, la Torre di Tatlin era concepita come spirale d’acciaio alta 400 metri, capace di ruotare su se stessa per rappresentare la dinamicità della nuova società sovietica. Nel disegno di Tatlin risiede la promessa di fondere architettura, arte e tecnologia: la Torre RAI ha la stessa vocazione, se solo la considerassimo una vera opera d’arte.
L’idea di trasformare il traliccio di Caltanissetta in un’installazione monumentale prevederebbe fasci di luce che, scanditi a ogni mezz’ora, raffigurino spartiti cosmici sui cavi metallici; pannelli multimediali alla base, con testimonianze audio-visive dei cittadini, un’eco digitale che sussurra storie di contadini, di zolfatari, di ingegneri e matematici, di conduttori radiofonici artisti e poeti; e un impianto di realtà aumentata in grado di far “ruotare” virtualmente l’intera struttura, richiamando l’utopia tatliniana.
Contrariamente ai piani di demolizione ventilati da alcuni enti regionali, un comitato spontaneo di cittadini ha lanciato una petizione online per chiedere la “consacrazione” della Torre RAI e aggiungerei come grande monumento d’arte contemporanea che diventerebbe un’attrazione turistica. «Non sarebbe un relitto da smaltire, ma un museo, un faro di luce e memoria».
Le torri-icona nascono laddove tecnologia, architettura e simbolismo s’incontrano: guardarle fianco a fianco con capolavori riconosciuti in tutto il mondo ci aiuta a comprendere quanto, in fondo, il loro valore vada ben oltre la funzione pratica.
- La Torre Eiffel (Parigi, 1889) – Altezza: 330 m – pensata come insegna dell’Esposizione Universale.
- L’Atomium (Bruxelles, 1958) – Altezza: 102 m – scienza e arte, diventa padiglione monumentale che celebra il progresso atomico.
- Il Space Needle (Seattle, 1962) – Altezza: 184 m – architettura futurista da World’s Fair, manifestazione di ottimismo spaziale e design avveniristico.
- La Torre RAI di Caltanissetta (1949 – 51) – Altezza: 286 m, primato italiano per una struttura trasmittente – Volume: traliccio in acciaio con tiranti, antenne per onde medie, lunghe e corte – Valore poetico-sociale: faro di notizie per il Mediterraneo, testimone di una comunità che dal dopoguerra ha guardato al futuro con speranza.
- Il Monumento alla Terza Internazionale di Tatlin (1920, mai realizzato) – Altezza prevista: 400 m – Volume immaginato: spirale d’acciaio in rotazione, struttura multi-funzionale – Valore utopico: sintesi di arte, architettura e meccanica per esprimere il dinamismo della nuova società sovietica.
Confronti e riflessioni – Come la Torre Eiffel a Parigi e l’Atomium, anche la RAI e la Torre di Tatlin innalzano il marmo tecnologico a «scultura pubblica», trasformando il paesaggio urbano in una galleria a cielo aperto. – Se la torre parigina ha affermato la forza del ferro, e l’Atomium ha celebrato il microscopico nell’immenso, la Torre RAI ha incarnato il suono che unisce terre e culture, e Tatlin ha sognato la rotazione perpetua del progresso. – Laddove il Space Needle guardava allo spazio e la Torre Eiffel trionfava sulla gravità, Tatlin immaginava il giro stesso del tempo, e la RAI s’incarnava in un organo luminoso capace di pulsare storie.
In chiave contemporanea, il progetto di «consacrare» la Torre RAI come opera d’arte vivente – con luci cangianti, installazioni multimediali e realtà aumentata – non farebbe che riallacciare un filo ideale con quelle creazioni che hanno fatto la storia: dare forma e anima al metallo, per suggellare un pensiero e un sogno collettivo.
Se accolto, il progetto non cambierebbe solo il profilo di Caltanissetta: instaurerebbe un modello per la riscoperta creativa di altre strutture tecniche in disuso, richiamando esempi già sperimentati in Europa. Ogni alba e ogni tramonto, insomma, diventerebbero pagine di un diario collettivo, capace di restituire all’acciaio il respiro di una nuova utopia».












