Roma. Arrestato Alessandro Popeo il vigilantes che uccise “per errore” la ex con un colpo alla testa

La tesi proposta dal vigilantes, quella del colpo partito per errore, non ha convinto fin dall’inizio il pm Paolo Ielo, né il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, il quale, già esattamente trenta giorni fa, aveva aperto un fascicolo per omicidio volontario nei confronti della guardia giurata.
Oggi, 20 Ottobre, si è deciso per l’arresto del vigilantes al quale, evidentemente, viene attribuita una reale pericolosità sociale, oltre all’omicidio volontario; accusa già aggravata dall’averlo commesso davanti agli occhi della figlia di due anni Nicole.

In questi 30 giorni gli inquirenti hanno cercato e trovato gli elementi utili a costruire un castello accusatorio completo, che ha convinto il Gip Bernadette Nicotra, ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Popeo.
In questo senso, i risultati della perizia balistica, le contraddizioni emerse durante gli interrogatori, e la stessa promiscuità nella quale l’ex coppia continuava a vivere, devono aver offerto tutti gli spunti necessari a dare conferma alle convinzioni degli investigatori. Lo stesso ritrovamento, nella disponibilità dell’uomo, di circa 700 grammi di marijuana, ha in qualche modo “avallato” alcune considerazioni fatte dagli inquirenti.
Il tutto appare ancora più chiaro leggendo le parole contenute nell’ordinanza di custodia cautelare della Nicotra, secondo la quale: «L’uomo aveva con la sua ex un rapporto ambiguo di dare (il Popeo le procura la droga di cui entrambi fanno uso) e di avere (la Meatta in cambio cede alle sue richieste sessuali) che si trasforma in odio irrefrenabile sfociando in una impulsiva azione omicida nel momento in cui l’uomo percepisce di essere sfruttato. […]
La pericolosità sociale di Popeo emerge chiaramente dalle modalità dell’azione omicida da lui commessa, freddando la sua ex non curante della presenza della loro figlia di appena due anni facendola assistere attonita alla morte della mamma, dimostrando così una particolare protervia, una incapacità a contenere le proprie pulsioni violente e improvvise nella totale non considerazione della vita altrui».
Secondo il Gip, l’uomo avrebbe «intenzionalmente sparato a Natascia» compiendo un’azione «cosciente, volontaria e consapevolmente diretta a cagionare la morte».
Nell’ipotesi dell’involontarietà colposa del gesto, al quale il Gip pure fa riferimento – considerando ipoteticamente «plausibili le giustificazioni dell’indagato circa la dimenticanza sull’assenza di sicura della pistola e del colpo in canna» – rimarrebbero senza spiegazione «il fatto del posizionamento del dito sul grilletto e la pressione, non minima, esercitata…».
Il movente andrebbe invece ricercato nell’«incapacità di accettare e superare la fine di una tormentata relazione che si trasforma in una morbosa gelosia e sfrenato senso di possesso»…












