21 Marzo 2026
Città Metropolitana di Roma

Marino. Cerimonia di apertura e prime due conferenze del “Festival delle connessioni Transiti”. Si proseguirà il 9 a Ciampino e il 10 Novembre a Grottaferrata

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MARINO (Luciana Vinci) Il Festival delle connessioni Transiti ha preso avvio nel pomeriggio di ieri, 8 Novembre, a Marino, in Sala Consiliare, con la cerimonia di apertura e le prime due conferenze.

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«Transiti non è il solito festival di filosofia ma un laboratorio interdisciplinare, internazionale e multiespressivo» – queste le parole del direttore scientifico della manifestazione, il professor Massimo Di Felice, che ha presentato e ringraziato a nome del Comitato scientifico del Festivali i docenti e ricercatori che parteciperanno alla tre giorni.

Stagione Teatrale V. Veneto 25-26Stagione Teatrale V. Veneto 25-26

I saluti istituzionali sono stati affidati alle autorità locali e regionali: per la Regione Lazio il Direttore della Direzione regionale Cultura Luca Fegatelli; per la Città Metropolitana la consigliera Marta Elisa Bevilacqua; per il Comune di Marino il Sindaco Stefano Cecchi e l’assessora alla Cultura Pamela Muccini; per il Consorzio Sistema Castelli Romani – organizzatore della manifestazione – il Presidente Giuseppe De Righi, il Direttore Giacomo Tortorici e il Consigliere Massimiliano Tommasi. Presenti anche rappresentanti di tutti e tre gli atenei romani: per l’Università Tor Vergata il professor Giuseppe Patella, erede accademico di Mario Perniola, filosofo cui è dedicato il Festival; per La Sapienza la professoressa Giovanna Gianturco; per Roma Tre Ivelise Perniola, moglie di Mario.

«Compito fondamentale del nostro Consorzio – ha affermato Giuseppe De Righi parlando del Sistema Castelli Romani – è proprio fare Sistema, mettere la cultura a disposizione di tutti i cittadini. Le biblioteche non sono solo un deposito di libri, ma costruiscono possibilità di cultura».

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La conferenza di apertura di questa seconda edizione del Festival è stata affidata a Cosimo Accoto, filosofo tech, research affiliate e fellow (MIT Boston), adjunct professor (Unimore), autore di un’originale e apprezzata trilogia filosofica sulla civiltà digitale, progettista e realizzatore di innovativi philtech lab per istituzioni, organizzazioni, associazioni, think tank e aziende. Accoto è stato intervistato da Silvia Surrenti, del comitato scientifico del festival Transiti, ricercatrice in Sociologia dell’ambiente e del territorio presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze dove è membro della sezione Health Services Research Center.

L’intervento di Accoto ha preso le mosse dal suo ultimo saggio, “Il Pianeta Latente. Provocazioni della tecnica, innovazioni della cultura” (2024), “esplorazione indisciplinata e transitante della filosofia”, che si interroga su come rispondere all’enorme attacco sferrato dall’Intelligenza Artificiale all’idea di “umano”.
L’intelligenza artificiale è emersa non solo e non tanto come strumento, tecnologia o ingegneria con opportunità e rischi; piuttosto, come planetaria provocazione di senso, che interroga radicalmente l’umano sulle sue prerogative: il linguaggio, la visione, l’azione.
L’intelligenza artificiale erode la prerogativa umana, ciò che da sempre definisce l’umano in opposizione agli altri esseri. Chi ha diritto di parola (solo l’umano)? È necessario ancora l’autore e perché? Come si produce oggi la scrittura? Dove si forma il senso del comunicare? Il senso è nelle cose o in chi le produce/ le interpreta? Qual è il legame tra linguaggio e mondo? Qual è il nuovo senso dell’immagine? Di fronte alle nuove forme cognitive ratificate che guardano il mondo, interpretano il mondo e costruiscono conoscenza, l’occhio umano è escluso dal processo cognitivo? qual è il nuovo senso dell’immagine?
Si vanno costituendo società ibride i cui agenti agiscono indipendentemente dall’intenzionalità e dall’azione umana… chi, come può agire nel mondo? Come cambiano i modi/ luoghi/ tempi del decidere? Quali saranno le nuove divisioni del lavoro? Dove finisce l’umano e dove inizia la macchina?
Imparando a fare ciò che solo l’umano sapeva fare, l’IA scardina molto del senso della prerogativa umana costruito nel pensiero occidentale. La sua capacità trasformativa del mondo e generativa di nuovi significati richiede soluzioni non di tipo giuridico e ingegneristico, ma presuppone nuovi approcci alla cultura.
La necessità che ne emerge, per rispondere alle ferite narcisistiche che l’intelligenza artificiale sta provocando nell’umano colpendo le sue categorie di senso, è quella di fare innovazione culturale, produrre nuove idee e significati. «Abbiamo bisogno di un umanesimo non consolatorio e narcotico, ma sferzante(…)». Se ai problemi tecnici risponderemo con l’ingegneria, alle provocazioni intellettuali dovremo rispondere con la filosofia.

Nell’incontro successivo Catalina Curceanu, Primo Ricercatore dell’Infn – Laboratori Nazionali di Frascati – ci ha trasportati letteralmente in un’altra dimensione, quella della fisica quantistica: un mondo straordinario, dove concetti come la sovrapposizione degli stati e l’entanglement quantistico svelano una realtà in cui le particelle possono esistere in più stati contemporaneamente, sfidando la cosiddetta logica comune.

La Curceanu ha svolto il dottorato di ricerca nell’ambito dell’esperimento Obelix (Cern) nel campo della spettroscopia dei mesoni esotici. Dirige un gruppo di circa 20 ricercatori nell’ambito della fisica adronica e nucleare. Introdotta da Arianna Foschi, ricercatrice all’Osservatorio di Parigi Meudon che studia il centro galattico e il buco nero supermassivo al suo interno tramite l’analisi del moto delle stelle che vi orbitano molto vicine, Catalina ha raccontato il futuro della scienza aprendo una magnifica finestra sui futuri computer quantistici, che potenziando le attuali tecnologie di realtà virtuale ed intelligenza artificiale potranno portare in medicina ad una vera e propria rivoluzione, consentendo cure personalizzate riducendo le terapie farmacologiche attuali e nuovi metodi per il trattamento dei tumori.

Lo sguardo si è poi allargato alle potenzialità della quantistica nello studio del funzionamento del nostro cervello, la cura di malattie mentali come la demenza, l’Alzheimer e la schizofrenia, e al suo uso per lo studio dei sistemi biologici (es. orientamento negli uccelli, fotosintesi nelle piante), fino alla Big data analysis, per combattere il cyberterrorismo e studiare i cambiamenti climatici.

La Curceanu, eccellente e brillante divulgatrice, ha concluso il suo intervento con una citazione di Richard Feynman: «Che cos’è la scienza? Con questa parola di solito si intendono tre cose diverse, o un misto delle tre (…). «Scienza» a volte significa un metodo speciale di scoprire delle cose; a volte significa l’insieme delle conoscenze che si originano dalle cose scoperte, ma può anche significare tutte le cose nuove che si possono fare usando la conoscenza acquisita, o il fare effettivamente queste cose».