Festa di Carnevale Domenica 16 Febbraio allo Scalo organizzata dal Comitato Residenti Colleferro
COLLEFERRO (RM) – Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del Comitato residenti Colleferro che per Domenica 16 Febbraio ha organizzato una festa di carnevale allo Scalo.
«Festa di carnevale in città, a Colleferro Scalo, Domenica 16 febbraio, dalle ore 11.00, in largo don Nicola e piazzale san Gioacchino, una speciale occasione di distrazione per tutti, in particolare per i bambini, che potranno travestirsi con quanto di fantasia troveranno nella Casa delle Maschere, farsi truccare e pettinare da amiche bravissime, tra coriandoli, castagnole calde, musica e balli.
La festa sarà aperta dagli Alfieri del cardinale Borghese, sbandieratori e Musici di Artena, che per la prima volta sfileranno per la città di Colleferro e subito dopo si esibiranno in una danza coreografica le allieve della scuola di ballo Old fox.
La festa vuole cercare di tenere insieme le tante aspettative dei residenti di questo quartiere dove è cresciuta l’esigenza di una migliore qualità della vita a partire da una vasta riqualificazione urbana, sempre promessa e ribadita anche nelle ultime elezioni amministrative del 2011.
In questi venti anni Colleferro Scalo ha registrato un forte declino per la mancanza di una politica di valorizzazione sociale e di una regia da parte dell’Amministrazione comunale. Con il tempo, infatti, il quartiere, pur continuando a svolgere la funzione propria di ogni centro storico, che è quella della identificazione sociale e del riconoscimento di una collettività con la sua storia, ha sofferto di un drastico ridimensionamento dell’offerta di servizi pubblici e dell’attività commerciale. Il patrimonio edilizio è fatiscente; la mobilità ed i servizi socio-assistenziali e culturali assenti; gli spazi aperti, attrezzati o la disponibilità di sedi sociali collettive carenti, condizioni che non favoriscono l’integrazione tra gli abitanti ed il superamento della contrapposizione tra centro e periferia, dove il centro si presenta come la parte vitale della città, del commercio, dei servizi e della cultura e la periferia come l’area debole per i problemi di degrado economico, sociale ed ambientale.
La giornata di festa è un modo semplice per restituire centralità allo Scalo e portare la “città” nel popolare quartiere, che è vivo e vive se viene valorizzato e riconosciuto per la sua storia, innanzitutto promuovendo, attraverso una forma di fundreising, la funzione ed il ruolo sociale della Scuola primaria Flora Barchiesi (oggi Istituto comprensivo Colleferro 1), che dal 1908 svolge un importante servizio di istruzione e formazione, luogo di esperienza educativa per tanti bambini.
La Barchiesi è stata la prima scuola di Colleferro, oggi è una scuola di periferia, piccola nei numeri ma con un grande capitale umano, che non deve andare disperso; ricca di storia, ma anche di forte attualità, dove si lavora e si studia con dignità e competenza; una Scuola presente attivamente nella realtà dello Scalo, sempre di più luogo d’incontro, continuo ed incessante, per le famiglie.
La profonda trasformazione del contesto sociale, urbano e ambientale ha interessato anche la scuola Barchiesi che, per tante ragioni, tra cui questioni organizzative irrisolte, rischia la c.d. pluriclasse anche per il prossimo anno scolastico 2014-2015.
Infatti gli alunni si troveranno a frequentare tutti insieme anni di corso differenti, perché, in assenza di una pianificazione delle iscrizioni tra i vari plessi scolastici, non si riuscirà a raggiungere il numero minimo di iscritti necessari per la formazione di classi omogenee, mentre altre scuole vivono il problema opposto, cioè la formazione di classi particolarmente numerose e questa situazione si ripresenta, sempre la stessa, ad anni alterni.
«Festa, quindi, ma anche impegno civico e culturale – chiarisce Ina Camilli, rappresentante del Comitato residenti Colleferro – per discutere delle problematiche dei residenti e del loro rapporto con l’Istituzione comunale; un modo anche per conoscere le origini della festa del Carnevale, che ha radice negli antichi riti pagani, con forti valenze simboliche legate al mondo agricolo-pastorale, dove con una particolare cerimonia in maschera si salutava la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera che, secondo le credenze popolari, portava fecondità e fertilità.
Presso il popolo Celtico si onorava la dea Birgit e Imbolc per festeggiare l’inizio della fine del grande freddo, che coincideva con la riduzione della lunga notte invernale nordica. I Romani festeggiavano la fine di un anno anche in senso giuridico, oltre che religioso; onoravano la dea Febru e accendevano tantissimi fuochi per salutare febrarius. I Cristiani lo definiscono “candelora, che ogni freddo porta fora”, cogliendo simboli e significati un po’ da una parte un po’ da un altra. Con la fine dell’anno vecchio e del freddo anche l’uomo si ridesta e si rinnova; l’equinozio di primavera si rifonde con un nuovo periodo; in questo passaggio ci si sbarazza del tempo passato e di tutte quelle regole civili e politiche che non funzionano, arrivando perfino al rifiuto della razionalità. Come avviene questo? Con Carnevale dove ogni scherzo vale e si cerca di attingere forza vitale nuova nel cambiamento del clima e nel rinnovamento della natura che influenza ognuno nel profondo».
Nel Medioevale il Carnevale era la “festa dei folli” per gli eccessi e le trasgressioni, ma nella storia più recente è l’occasione del mascheramento, del fantastico e del fiabesco; una festa vissuta come metafora della vita l’uomo.
Riguardo alla etimologia della parola, Carnevale deriva dal latino “carnem levare”, cioè al divieto di consumare carne.
E’ interessante notare che all’origine durante il Carnevale, con il quale i romani festeggiavano Saturno, le differenze sociali nei rapporti tra plebei e nobili, giovani e vecchi si annullavano attraverso il travestimento; successivamente con il mascheramento, che consentiva di non essere riconosciuti, non vi erano più limiti a baldorie, eccessi e pratiche esagerate di piaceri materiali, perché “Chi vuol esser lieto sia di doman non v’è certezza….” scriveva Lorenzo il Magnifico nei Canti Carnascialeschi».
Comitato Residenti Colleferro













