21 Marzo 2026
Città Metropolitana di Roma

Colleferro. Tanti eventi per le Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Day) al Museo Archeologico del Territorio Toleriense

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COLLEFERRO (Eledina Lorenzon) – Sabato 28 e Domenica 29 Settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Day) – la più estesa e partecipata manifestazione culturale europea, promossa dal Consiglio d’Europa, dalla Commissione Europea e coordinata per l’Italia dal Ministero della Cultura – il Museo Archeologico del Territorio Toleriense, ha programmato una serie di interessanti eventi: visite guidate per famiglie, laboratori didattici dedicati ai più piccoli e la presentazione di due importanti pubblicazioni, nell’ottica del tema scelto “Patrimonio in cammino”.

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Il tema ha inteso fornire un’occasione per riflettere sulla cultura come elemento di relazione fra i popoli.

Stagione Teatrale V. Veneto 25-26Stagione Teatrale V. Veneto 25-26

Le attività sono iniziate nella mattinata di sabato con la visita didattica per famiglie che ha avuto come tappa “ ‘: , , ”, dove i visitatori hanno potuto ammirare la ricostruzione in scala reale di un Palaeoloxodon antiquus (elefante dalle zanne dritte) e l’esposizione di resti fossili di altri animali del Pleistocene.

Nel pomeriggio è stato molto seguito il laboratorio didattico per bambini, organizzato e curato dall’Associazione Cornelia, dal titolo ” “.

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Alle 17 c’è stata la presentazione del libro “S. Maria Prope Castrum Fluminarie” (Studi e Ricerche sull’Ager Signinus), con la partecipazione del Direttore del Museo Angelo Luttazzi, co-autore del volume, Luca Calenne-Storico dell’Arte e Piero Capozzi, attuale Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Segni ed il Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Girolami.

Il libro, dedicato ad un importante monumento del territorio di Colleferro, è un omaggio ad Alfredo Serangeli, autore di un importante contributo sull’argomento della chiesetta di S. Maria di Piombinara, riportato nella recente pubblicazione, presente già nel primo volume di ricerche sul Castello di Piombinara.

Il Prof. Serangeli, prematuramente scomparso nel 2020, è stato Direttore per quattro lustri dell’Archivio Storico Diocesano di Segni. Fu lui a costituirlo grazie ad una brillante intuizione con lo scopo di raccogliere, preservare e tramandare la documentazione dell’ex Diocesi di Segni, ed oggi rappresenta un polo culturale di rilievo, svolgendo una intensissima attività, sia per il lungo e difficile riordino dei documenti per la loro fruizione, sia per una efficace promozione culturale.

Piero Capozzi ne ha delineato la figura, ricordando non senza emozione, come per il Prof. Serangeli «la ricerca storica , è necessario ribadirlo con fermezza, si forma principalmente sulle fonti documentarie, i documenti ci riconsegnano le voci delle vite perse nei secoli passati e ci forniscono, oggi come ieri, le esistenze quotidiane che vanno a comporre quel più articolato quadro che è l’umanità. Il riflesso di questo metodo, metodo storico inaugurato da Alfredo ed ampiamente condiviso da tutti i collaboratori dell’Archivio si è riflesso, e lo fa tutt’ora, anche nelle molte attività culturali realizzate nel corso degli anni».

Grazie al suo encomiabile lavoro fu possibile un’importante scoperta scientifica. Infatti in un incunabolo del 1491, la Naturalis historia di Plinio il Vecchio, fu rinvenuta una postilla che permise una nuova datazione non solo per il ritrovamento del gruppo marmoreo del Laocoonte, ma anche per gli stessi Musei Vaticani.

Lo storico d’arte Luca Calenne, stretto collaboratore di A Serangeli, ha illustrato il percorso di ricerca che ha interessato la Chiesetta di Santa Maria che tanta influenza ebbe sull’esteso territorio di questa porzione di campagna situata su quello che era l’antico percorso della via Casilina, in parte demolita intorno agi anni ’50 per l’ampliamento della stessa via, tranne il campanile che ancora oggi svetta alto.

Forte il rapporto che la legava con la ben più famosa tenuta del Castello di Piombinara.
Il più antico documento in cui la chiesetta viene citata risale al XII secolo, la ritroviamo ancora nella nota bolla di Lucio III del 1182, che enumera le chiese della Diocesi segnina, per arrivare al 1328 quando viene assegnata in beneficio a Giovanni di Biagio, Priore di Sa Pietro di Montelanico. Dal 1570 abbiamo una documentazione più precisa, da cui si evince come la vita che si svolgeva all’interno del territorio, e la sua funzione religiosa su un terreno dove lavoravano centinaia di persone, soprattutto nei periodi dove i lavori agricoli erano più intensi.

Nel libro sono stati affrontati anche i temi della viabilità antica e moderna, con supporto anche di mappe del XVII al XI secolo e delle architetture delle due diverse chiese che si sovrapposero sul luogo.

Interessante l’ipotesi relativa all’affresco che avrebbero arricchito la chiesetta, e citati in una visita pastorale a fine cinquecento e dedicata, presumibilmente, alla “Madonna che allatta” o “Madonna dell’umiltà” come attestano i pochi, ma preziosi frammenti ritrovati.

Il Direttore del museo Angelo Luttazzi ha illustrato gli interventi di scavo e ripulitura effettuati negli anni 2007 e 2021, nell’area del campanile e come, grazie a questi interventi, si sia potuto dare ampia visione della genesi dei livelli di stratificazione e delle attività che hanno interessato l’area, prendendo anche a sostegno i materiali archeologici, architettonici e pittorici rinvenuti.

È stato dato poi risalto proprio alla parte pittorica, grazie ai frammenti ritrovati nel 2006, e come già evidenziato, attribuibile ad una “Madonna che allatta” o “Madonna dell’umiltà”.
In un apposito paragrafo vengono proposte testimonianze pittoriche nelle province di Latina e Frosinone, in particolare, al territorio limitrofo a Colleferro.
Gli scavi verranno continuati in future campagne di scavo e sapranno regalare sicuramene grandi novità.
Ha chiuso l’interessante pomeriggio il Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Girolami che ha rimarcato l’attenzione che l’Amministrazione ha per questi luoghi che rappresentano il passato della nostra comunità luoghi da tutelare, preservare e valorizzare per le future generazioni.

L’acquisizione a patrimonio comunale del Castello di Colleferro ha rappresentato sicuramente grande soddisfazione per tutta la cittadinanza, i lavori di restauro e gli scavi che lo hanno ultimamente interessato hanno portato alla luce importanti reperti che saranno illustrati quanto prima in una conferenza.

Domenica 29 Settembre nuova interessante giornata iniziata con le attività dedicate ai laboratori didattici che sono stati un vero successo con tante piccole mani a lavorare l’argilla e creare piccoli capolavori.

Alle 17 si è avuto un momento di grande intensità con la presentazione di una bellissima pubblicazione dedicata a “Mauro Incitti”, interessante raccolta di scritti curata da Angelo Luttazzi, che fu amico di avventure in quella splendida realtà rappresentata dal Gruppo Archeologo Toleriense, primo nucleo di ricerca sul territorio: avventura iniziata nei primi anni settanta e che nel corso degli anni ha prodotto la bella ed importante realtà rappresentata oggi dal Museo Archeologico.

Erano presenti all’evento, con il Direttore del Museo Angelo Luttazzi, il Sindaco Pierluigi Sanna, Aldo Scarozza, il Consigliere comunale Luigi Moratti ed un pubblico numeroso, tra cui molti di “quei ragazzi che diedero inizio all’avventura”, con pochi mezzi, ma tanta voglia di fare e scoprire.

Il Sindaco nel suo intervento ha evidenziato come le Giornate del Patrimonio siano occasione per presentare le nuove pubblicazioni curate dal Museo Archeologico.
Quest’anno si è voluto dedicare uno degli eventi a Mauro Incitti, testimone culturale di grande rilievo.
Commosso ed emozionante è stato anche l’intervento di Angelo Luttazzi che ne ha ripercorso la vita, i sogni di ragazzo e la sua intensa attività di archeologo.

Mauro Incitti (1954-2004) è stato tra i fondatori del Gruppo Archeologico Toleriense di Colleferro nei primi anni settanta, la sua preparazione accademica spaziava tra la preistoria e l’età medievale, inclusa l’archeologia subacquea.
È stato tra gli ideatori del Museo Archeologico di Colleferro e fece parte del Gruppo Archeologico Romano.
Si dedicò anche agli scavi di La Selvicciola, di Tolfa e Selva del Lamone.
Alla fine degli anni Novanta è stato autore delle prime campagne di scavo aRofalco e gli è stata intitolata la sezione etrusco-romana del Museo Civico Ferrante Rittatore Vonwiller a Farnese (VT), in occasione della “Giornata di Studi in memoria di Mauro Incitti” (2009).
Ha partecipato per tre anni nell’iniziativa “Giacimenti culturali” per la Soprintendenza di Napoli e Pompei.

In questi giorni è attiva una petizione rivolta all’Amministrazione Comunale di Colleferro per l’intitolazione di un’ala del Castello, presentata da uno dei promotori, Aldo Scarozza.

Alle ore 18 tutti i partecipanti si sono spostati alla ex Aula Consiliare in Piazza Italia per l’inaugurazione della Mostra intitolata a “Mauro Incitti, archeologo a Colleferro”, a vent’anni dalla sua prematura scomparsa.
In mostra ci sono una serie di 10 pannelli che ripercorrono le tappe della sua vita da archeologo ed una raccolta di suoi scritti, appunti e disegni che ci auguriamo incontri l’interesse per la conoscenza di questo “pioniere del nostro territorio” che tanto ha dato al nostro territorio e alla città di Colleferro.
La mostra rimarrà aperta fino al 19 Ottobre 2024.