Colleferro. Stagione Teatrale 2025-26. “Caruso: Passione 2.0”. Non un riduttivo “spettacolo di danza”: una pièce visivamente splendida e tecnicamente impeccabile
COLLEFERRO – Sarebbe davvero riduttivo definire “spettacolo di danza” quanto visto e vissuto, ieri sera, 14 Marzo, al Teatro comunale Vittorio Veneto di Colleferro.
Nell’ambito del cartellone della Stagione Teatrale 2025-26 del Teatro comunale Vittorio Veneto di Colleferro, il quarto spettacolo, “Caruso: Passione 2.0”, già si annunciava promettente, ma assistervi dal vivo è stato davvero un piacere per gli occhi e non solo.
Il pubblico, forse un po’ titubante all’inizio, ha finito per lasciarsi andare a numerose occasioni da applausi a “scena aperta”.
Non siamo di fronte a una narrazione vera e propria. In effetti si tratta di un viaggio visivo con un filo conduttore musicale – il brano “Caruso” – uno cinematografico – il docu-film Passione di John Turturro – e uno emozionale: il mare.
Non un mare qualsiasi: il Mar Mediterraneo. Le sonorità dei brani scelti infatti richiamano a contaminazioni arabe, nord-africane e sicule (siciliano è l’ensemble Unavantaluna che ha rivisitato in chiave world music molti dei brani napoletani ascoltati).
Certamente la musica gioca un ruolo da protagonista, ma la scena finiscono per rubarla i ballerini che hanno la capacità di rendere “fisiche” e tridimensionali le emozioni contenute nei testi delle canzoni.
Anche perché non si tratta di danza… “classica”. Stiamo parlando di quella che il regista e coreografo Mvula Sungani definisce “Physical Dance”.
L’étoile Emanuela Bianchini e il primo ballerino Damiano Grifoni interpretano alla perfezione, insieme agli altri solisti, la volontà del regista e coreografo di dare internazionalità a Napoli, a Sorrento, all’Italia.
Del resto Mvula Sungani nasce a Roma, da madre italiana e padre del Malawi, è un grande ballerino e le sue radici italo-africane traspaiono in ogni angolo dello spettacolo, finanche nel linguaggio del corpo di chi si muove sul palco, ora come una sorta di mollusco sott’acqua, ora come un danzatore classico, ora come un contorsionista.
Siamo distanti anni luce dalla danza accademica: si vivono momenti di puro virtuosismo fisico che tengono il pubblico col fiato sospeso fino a riprendere il respiro battendo le mani…
Uno spettacolo splendido visivamente e tecnicamente impeccabile.
Molto belle anche le versioni remixate o riarrangiate di Caruso di Lucio Dalla e altre canzoni napoletane classiche che creano un’atmosfera sospesa tra passato e futuro.
Non c’è che dire. Davvero un bello spettacolo. Uno di quegli spettacoli che difficilmente si potranno dimenticare…
































