21 Marzo 2026
Città Metropolitana di Roma

Colleferro. Inaugurata la Piazza Bianca dedicata a Willy Monteiro Duarte. Stasera su Rai3 il documentario sulla sua morte

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COLLEFERRO – Nel pomeriggio del 6 Settembre a Colleferro, è stata inaugurata la Piazza Bianca, monumento architettonico in travertino voluto e realizzato in memoria di Willy Monteiro Duarte, il giovane di Paliano, di origini capoverdiane, ucciso a calci e pugni proprio in quel luogo, nella notte tra il 5 ed il 6 Settembre 2020.

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All’inaugurazione erano presenti, oltre alla famiglia di Willy – la sorella Milena, mamma Lucia e papà Armando – numerose autorità civili, militari e religiose tra le quali: la Ministra Plenipotenziaria dell’Ambasciata della Repubblica di Capo Verde Alice Santos, Consigliera della Presidenza della Repubblica di Capoverde Marilena Ilena Rocha, la Vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, il Presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonio Aurigemma, il Prefetto di Roma Lamberto Giannini, il Questore Vicario di Roma Francesco Rattà, in rappresentanza del Sindaco della Città Metropolitana di Roma Roberto Gualtieri era presente la Consigliera Metropolitana Cristina Michetelli, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Roma Gen. Marco Pecci, il Vescovo della Diocesi di Velletri-Segni S.E. Rev.ma Mons. Stefano Russo, il Procuratore Capo della Procura della Repubblica del Tribunale di Velletri Giancarlo Amato, i Senatori della Repubblica Giorgio Salvitti, Filippo Sensi e Marco Silvestroni, numerosi Assessori e Consiglieri Regionali, il Comandante del Gruppo Carabinieri di Frascati Ten. Col. Alberto Raucci, il Comandante del Gruppo GdF di Frascati Gen. B. Lucio Malvestuto, il Dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Colleferro Vice Questore Roberto Coppa, il Comandante della Compagnia Carabinieri di Colleferro Cap. Vittorio Tommaso De Lisa, il Comandante della Compagnia GdF di Colleferro Cap. Alessia Mazzoferri, il Comandante della Stazione Carabinieri di Colleferro M.llo Antonio Carella, il Comandante del Distaccamento di Colleferro dei Vigili del Fuoco Claudio Babbo, la Direttrice Polizia Metropolitana di Roma Maria Laura Martire, la Comandante della Polizia Locale di Colleferro Antonella Pacella, i sacerdoti Mons. Franco Fagiolo, Mons. Luciano Lepore, Don Christian Medos, Don Marco Fiore, Don Nando Brusca, Don Augusto Fagnani, i Sindaci – o rappresentanti fasciati – di numerosi Comuni della Città Metropolitana di Roma e della Provincia di Frosinone, ed ancora il noto Giornalista Rai Antonio Di Bella, il Direttore della Asl Roma 5 Giorgio Giulio Santonocito, la Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Roma e per la Provincia di Rieti Lisa Lambusier.

Stagione Teatrale V. Veneto 25-26Stagione Teatrale V. Veneto 25-26

A fare gli onori di casa c’erano il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna e l’Ass. Programmazione Opere Pubbliche Sara Zangrilli nonché Domenico Alfieri, Sindaco di Paliano, Comune in cui risiede la famiglia di Willy.

Molto tempo prima che la cerimonia avesse inizio, la Polizia Locale, coadiuvata dai Volontari in congedo dell’Associazione Arma dei Carabinieri, ha chiuso al traffico il tratto di Corso Garibaldi nel tratto compreso tra la rotatoria di Piazza Aldo Moro e quella di Largo Oberdan, fatto salvo il transito delle ambulanze dirette al Pronto Soccorso.
Significativo è stato anche lo spiegamento della forza pubblica con Carabinieri e Polizia di Stato presente anche con una unità antisommossa.

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Subito dopo lo spostamento delle transenne che nascondevano la Piazza Bianca la Banda Filarmonica Città di Colleferro ha suonato l’inno di Mameli cui ha fatto seguito il tradizionale taglio del nastro che ha ufficialmente aperto la cerimonia di inaugurazione della piazza.

A presentare e condurre, nell’alternarsi degli interventi, c’era Giorgia Coratti che ha elencato i presenti per poi dare la parola al Vescovo della Diocesi di Velletri-Segni S.E. Rev.ma Mons. Stefano Russo che ha impartito la benedizione dopo aver affermato: «Ciò che stiamo vivendo qui ora – ha affermato il Vescovo – è legato ad un fatto tragico. Ma non è un qualcosa che riguarda solo Willy e la sua famiglia, riguarda tutti noi, riguarda la comunità. E quello che facciamo oggi noi qui è una reazione positiva a questo accadimento. È una piazza rinnovata come a dire che vogliamo essere persone nuove capaci di guardarci negli occhi positivamente. Auspico che la cura che si è avuta nel rinnovare questo luogo, possa essere da tutti noi sostenuta e mantenuta perché anche la cura di questa piazza non è solo devoluta all’Amministrazione comunale ma anche a tutti coloro che la frequentano. Che questo nuovo luogo possa essere per noi un invito a “farci nuovi” nei rapporti ed a vivere questa piazza come luogo di scambio positivo e d’incontro per tutti noi…».

È stata poi la volta dell’Ass. Programmazione Opere Pubbliche del Comune di Colleferro, Sara Zangrilli, la quale ha ringraziato aziende e maestranze per il grande lavoro svolto soffermandosi sul significato della realizzazione e sull’attenzione dedicata ai giovani dall’Amministrazione comunale che ha dedicato proprio l’anno in corso a questa fascia molto importante della cittadinanza.

Dopo un breve saluto da parte del Sindaco di Paliano Domenico Alfieri, Lucia Duarte, la mamma di Willy ha voluto «ringraziare il Sindaco Pierluigi Sanna e tutti coloro hanno lavorato duramente per organizzare tutto questo e per l’architetto che ha progettato la piazza. È davvero una grande emozione sapere che questa piazza è dedicata a Willy.
Qui c’è stata una tragedia – ha proseguito Lucia – Ma la vita è così, ci dà le tragedie che ci buttano giù però dopo ci dà anche le cose belle, ci fa rialzare e ci fa andare avanti.
Penso a tutti ragazzi che sono morti dopo Willy. Penso in modo particolare alle loro famiglie ché trovino le motivazioni per avere la forza di andare avanti ed affrontare i momenti difficili.
Penso che Willy ha lasciato in questa piazza l’importanza dell’amicizia, perché lui voleva essere amico di tutti. Parlava sempre dei suoi amici. Penso che l’amicizia sia importante. L’amicizia sana, quella ti salva, quella che non ti porta sulla brutta strada.
Mi auguro che questa piazza sia un luogo in cui tutti possono incontrarsi e confrontarsi in un’atmosfera di pace. Difficile parlare di pace nel mondo in cui stiamo vivendo… Non possiamo costruire la pace nel mondo, ma possiamo cercare di costruirla intorno a noi senza odiare. L’odio ci rende ciechi e viviamo in un buono che non ci consente di vedere le cose belle che ci danno la forza di vivere.
Dobbiamo pensare che non ci sono solo ragazzi violenti che fanno cose orribili, ma c’è una bella gioventù capace di fare cose meravigliose. E sono molto contenta di aver sentito tutti i progetti che ci sono per i giovani.
Se vogliamo avere speranza nel futuro dobbiamo affidarci a loro, che con l’aiuto degli adulti, costruiranno un mondo migliore.
Mi auguro che questa piazza bianca sia una piccola lampada accesa che aiuti le persone che passano di qua – che vivono nel buio della sofferenza e della solitudine – ad andare avanti.
Voglio ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine in questi tre anni. Grazie di tutto…».

Sono poi intervenuti la Vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, la Ministra Plenipotenziaria dell’Ambasciata della Repubblica di Capo Verde Alice Santos, ed il Prefetto di Roma Lamberto Giannini il cui predecessore, Matteo Piantedosi – Prefetto di Roma all’epoca dei fatti, ed oggi Ministro dell’Interno – non è riuscito ad intervenire per il prolungarsi delle esequie del giornalista Giovanbattista Cutolo a Napoli.

La prima parte della cerimonia civile davanti alla Piazza Bianca si è chiusa con l’intervento del Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna che si è spesso commosso durante il discorso…
«La storia di quella mattina, me la ricordo bene. Ricordo di essere arrivato in piazza. Ho visto Armando e Lucia che entravano in auto sotto il Comune. Non sapevo nulla. Non avevo capito il perché così presto, di domenica c’era nell’aria qualcosa di sospetto, una sorta di “chiamata alle armi” e non sapevo nemmeno perché stavo andando in Comune…
Le prime persone che ho visto – oltre ad Armando e Lucia – sono stati i Carabinieri che ringrazierò sempre. E colgo l’occasione per ringraziare tutte le Forze dell’Ordine presenti, i loro vertici, i loro uomini. Di loro ho incontrato per primo il Maresciallo Antonio Carella. Ho visto il suv che era ancora là, ho visto gente, ho visto gli avvocati… Ho fatto due più due, Ed abbiamo capito che fra quella notte e quella giornata appena iniziata non c’era stata alba.
Quella giornata me la ricordo tutta buia. Nel pomeriggio mettemmo una corona con il Vescovo di allora, e me lo ricordo come se fosse notte… Fu un giorno di fine estate che non finiva mai.
Eravamo frastornati. Non avevamo ancora compreso la portata di quanto accaduto.
In Piazza Italia l’aria si tagliava con il coltello e nessuno capiva bene cosa veramente fosse accaduto.
Oggi è chiara a tutti la versione dei fatti. Il processo ha fatto luce su tutta quella storia. Ma in quel momento nessuno di noi aveva chiaro il susseguirsi degli eventi.
C’era una comunità territoriale, quella di Colleferro, Paliano ed Artena, attonita. Perché qui di omicidi non si era mai sentito parlare.
La nostra è una comunità operai, di lavoratori… certo in fabbrica di morti ce ne sono stati tanti… Morti sul lavoro però. Mai per mano violenta…
“La banalità del male”. Siamo in un luogo come tutti gli altri dove se si uccide e si fa violenza in maniera gratuita, la gente perbene rimane stupefatta. Perché una violenza che genera da una causa, uno non la giustifica, ma la può comprendere.
Ma una violenza senza motivo la brava gente, quella che si alza la mattina per andare a lavorare, non se la giustifica.
E chi guida le comunità, ha tante cose cui pensare ma mai noi Sindaci, e qui ce ne sono tantissimi, ci aspetteremmo di imbatterci in un omicidio che è ispirato a “La banalità del male”.
Eppure nessuno ha perso le staffe… qualche cazzotto alle auto che portavano via gli allora presunti assassini… ma niente di più.
Le nostre comunità hanno tenuto la schiena dritta.
Hanno detto – come la mamma Lucia e papà Armando – «Noi aspettiamo la giustizia. Ed abbiamo fiducia nella giustizia».
Nella nostra repubblica la giustizia è affidata ai tribunali, nei quali siamo stati, come parte civile, a tutte le udienze, non certo per vanità.
Ma per due ordini di motivi: come dovere civico e perché non volevamo lasciare soli quei ragazzi, quei “fuscelli”, come Willy. Quando li guardavo mi chiedevo: «Ma questi verranno a testimoniare?…». Sembravano di cristallo… sembravano piume…
Li vedrete nel documentario invece quanto sono belli…
Quando facemmo l’appello, anche nei tg: «chi ha visto vada dai Carabinieri…»..
Andarono tutti, la mattina stessa…
Mi ricordo i loro genitori. Terrorizzati. Erano sotto il Bar Impero e dall’altra parte della piazza c’erano “gli altri genitori”, arrivavano gli avvocati… Bastava una scintilla…
I ragazzi che andavano a testimoniare in caserma passavano davanti agli aggressori che erano nella hall. I genitori mi dicevano: «Sindaco, i figli nostri stanno andando a testimoniare… garantisci tu…».
Se qualcuno mi avesse punto con uno spillo non sarebbe uscita una goccia di sangue.
Rispondevo «chi ha visto è giusto che racconti i fatti, poi non vi preoccupate che esiste lo Stato democratico…».
E per fortuna lo Stato democratico c’è stato. È stato al nostro fianco nel processo, in primo grado, in appello e ci sarà anche in Cassazione. È stato al nostro fianco con le Forze dell’Ordine con il loro grande risultato. Li hanno arrestati subito, non se li sono fatti scappare.
Con la volontà delle Forze dell’Ordine di essere anche forze di educazione perché poi questa storia l’hanno raccontata nelle scuole…
Con la Procura, con le iniziative culturali, con le iniziative sociali e con le opere pubbliche come ha fatto la Regione Lazio con questa piazza e come spero vorrà fare in continuità il Ministero delle politiche giovanili che a suo tempo si impegnò a finanziare un monumento che prenderà il posto di quella colonna che vedete tra i due tigli.
Lo scorso 31 Agosto si è chiuso il bando di idee, sono arrivate le proposte artistiche, nomineremo la commissione e se il ministero confermerà quell’impegno l’anno prossimo ci ritroveremo qui per un’opera d’arte perché l’insegnamento non si dà solo con le lezioni a scuola, ma con il buon esempio, con i fatti, come le risposte, con i luoghi pubblici… È inutile che li critichiamo solo questi ragazzi. Dobbiamo dargli gli spazi giusti: la biblioteca, questa piazza aperta, proprio sotto la zona dei pub, la pista ciclabile, gli impianti sportivi, il nuovo campo, il nuovo Ipia che faremo con la Città Metropolitana, … sono tutte cose gratuitamente a disposizione dei ragazzi.
Nell’attesa che crescano liberi e democratici, coraggiosi e generosi come Willy e pronti ad una vita vera.
Ad una vita fatta anche di sacrifici, di lavoro in fabbrica… ma con la schiena dritta, dignitosi, pronti ad insegnare ai figli ciò che a noi hanno insegnato i padri. Il concetto che non ci si gira dall’altra parte, che gli amici si difendono, il concetto che si lotta contro le ingiustizie e non si ignora la sorte dell’altro…
Noi confidiamo in quella giustizia. E lo facciamo non ingenuamente ma con la «sete della giustizia». E siamo convinti che arriverà, non solo quella dei tribunali, ma anche la nostra, delle comunità che si riscattano. La giustizia di chi crede che il lavoro, il rispetto delle regole, la trasmissione di certi valori di questa Italia, magari povera e modesta, ma antica e che ha fatto un sacco di strada è il modo migliore per fare giustizia a Willy. Ogni volta che lo nominiamo ho l’impressione che si muovano le foglie di questi tigli…
Perché Willy non è morto invano. Sarebbe il dramma più grande quello dell’inutilità del sacrificio. Quando muoiono le persone che hanno subito il dolore di una perdita, il dolore finisce. E quelle morti passano alla storia. E questo è un dramma. Perché se vengono consegnate alla storia con banalità quel sacrificio è stato vano.
Willy ed i suoi amici verranno consegnati alla storia da questo travertino da cinque.
Questo travertino, bianco come il lutto della tradizione capoverdiana, come il colore della roccia che i Romani hanno usato per impostare l’eternità dei monumenti, anche dopo di noi, fra cent’anni sarà ancora qua. E chi passerà qua fra cent’anni si ricorderà il sacrificio di quel ragazzo che era andato a lavorare, di sabato sera, per guadagnarsi la “stozza” come si dice in gergo. Che poi era andato a casa a lavarsi per poi uscire per divertirsi un’ora e che non è più tornato.
Perché questo mondo non è giusto, purtroppo. E nonostante i tanti sforzi, sembra non migliorare mai.
Questo però non è un buon motivo per arrendersi, per rinunciare a tutto quello che abbiamo fatto.
Credo che questa sia un’opera pubblica di cui si può andare particolarmente fieri… qui c’era l’edicola, più in là il chiosco. E probabilmente anche quelle coperture hanno contribuito a non far vedere ciò che accadeva dietro…
Oggi non è più così. Oggi c’è una Piazza Bianca. La luce di quel sorriso è la luce di questo travertino ogni volta che ci batte il sole diretto.
È l’opera delle persone. Di cinque donne e cinque uomini… È l’opera di Milena e Lucia che l’hanno ispirata, di Barbara che l’ha disegnata, di Eleonora per l’emendamento al Bilancio in Regione, di Sara che tra espropri e cause ha combattuto per tre anni.
E di cinque uomini, di Mauro di Alessandro, di Daniele, di Giuliano e di Matteo che si sono fatti tutto il cantiere.
E questo va riconosciuto a tutti ad iniziare dal Consiglio comunale che all’unanimità, centrodestra e centrosinistra, ha votato per la realizzazione di questa piazza. La chiamiamo Piazza Bianca dedicata alla memoria di Willy perché in virtù di un Regio decreto del 1911, in Italia non si può intitolare la toponomastica a persone che non sono morte da almeno dieci anni…
Quello stesso Consiglio comunale che ha votato di dedicare quest’anno ai giovani con tante belle iniziative…
Avere qui tutte queste personalità è motivo di grande soddisfazione. Voglio ringraziare anche le aziende che hanno lavorato qui: Paolacci, Elettra Service, Mica, Tulli Luce, Agrimad che in maniera instancabile si sono alternate su questo cantiere.

Credo che il nostro compito sia quello degli educatori e dei custodi. Custodi di una memoria viva, da attualizzare da raccontare agli altri ragazzi. Ed educatori, perché la nostra è una società che ha grande bisogno dell’educazione. La scuola fa un lavoro straordinario, con i ragazzi a scuola. Ma mica in Italia vanno educati solo i ragazzi. Va educato il Paese. Attraverso l’arte, l’architettura, la bellezza, il teatro, la musica, i momenti di riflessione – come quelli che faremo a Santa Barbara, tra poco, celebrati da Sua Eccellenza -, l’audiovisivo che vedremo più tardi al cinema, e per il quale ringrazio la Rai che ha voluto regalarci queste due proiezioni gratuitamente come dono alla comunità di Colleferro, di Paliano e di Artena…
Una vecchia frase della “prima repubblica” recitava «Questo popolo non si salverà»…
Io non ci credo. Io dico che questo popolo si salverà nella diversità, nel rispetto reciproco, nella capacità di trasmettere certi valori semplici, quelle tre o quattro cose che ci hanno insegnato a casa da ragazzini.
Nella capacità di trasmettere quei valori che sembrano apparentemente basilari, scontati, talvolta addirittura banali, ma invece sono i concetti chiave su cui poggia l’intera impalcatura della nostra cultura occidentale, che ci differenzia dalla barbarie e che dovrebbe innalzarci nel senso vero di cittadinanza, quello illuministico, che pone l’uomo al centro in quanto cittadino, carico di dignità, di responsabilità, di doveri, dinnanzi alla storia. Nella convinzione che le azioni di ognuno di noi possono intaccare per un pezzettino la società, ma quel pezzettino sommato a tutti gli altri, cambia davvero il modo di far girare il mondo, e differenzia la parte lucente da quella oscura.
Questa (indicando la piazza)… è lucente, non è oscura. Era oscura, ora non lo è più.
È una goccia?
Bene, una goccia in più ci aiuterà in un cammino parecchio caldo e parecchio lungo…
Grazie a tutti…».

Dopo la fase in piazza, molti dei presenti si sono trasferiti nella chiesa di Santa Barbara per la SS. Messa un Memoria di Willy Monteiro Duarte concelebrata dai parroci delle chiese di Colleferro ed officiata dal Vescovo della Diocesi di Velletri-Segni S.E. Rev.ma Mons. Stefano Russo.

A chiusura dell’intera giornata nella Sala Tognazzi del Cinema Multisale-Ariston, è stato proiettato in anteprima il documentario, scritto da Aurelio Picca e Massimo Razzi, “Preghiera per Willy”, prodotto da Amarcord Productions in collaborazione con Rai Documentari, che indaga sulle origini della violenza che ha ucciso Willy.

Il documentario verrà trasmesso da Rai3 in prima serata Venerdì 8 Settembre.

Il documentario segue lo svolgimento dei fatti da quando Willy esce di casa al mattino per andare a lavorare, la stessa cosa che fanno i quattro che più tardi lo uccideranno di botte.
Così Aurelio Picca ci guida lungo le strade di Paliano, Lariano, Artena e Colleferro. Per ciascun tratto percorso e ciascun fatto, incontra le persone che erano insieme a Willy nelle ore e nei minuti che hanno preceduto l’omicidio e incontra anche quelle che sono entrate in contatto, per diversi motivi, con chi l’ha ucciso.

Dai racconti della gente, Picca prende spunto per invitare a riflettere sui motivi che hanno portato a un omicidio tanto feroce quanto inspiegabile.

[collaborazione fotografica di Eledina Lorenzon]