Colleferro. Grande interesse e grande partecipazione alla conferenza “Specchi, specchi delle mie trame…” in Sala Ripari
COLLEFERRO (Eledina Lorenzon) – Domenica 23 Febbraio la Sala A. Ripari a Colleferro è stata sede di una importante e memorabile conferenza tenuta dal Prof. Valentino Nizzo – già Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e dal 2024 Professore della Cattedra di Etruscologia ed Antichità Italiche presso l’Università “L’Orientale” di Napoli – per illustrate la rocambolesca vicenda degli specchi recuperati, insieme ad altri 7000 reperti di varia natura e genere, ad Ostia nel 2021 dalla Guardia di Finanza di Colleferro e dati in custodia al Museo Archeologico del Territorio Toleriense di Colleferro.
Alla conferenza intitolata “Specchi, specchi delle mie trame…”, erano presenti il Prof. Valentino Nizzo, la giornalista e storica dell’arte Annalisa Venditti della redazione della trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto”, per la rubrica “Opere d’arte rubate”, il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna ed il Direttore del Museo Angelo Luttazzi oltre ad un pubblico numeroso e particolarmente attento. Assente per indisposizione il Procuratore Capo della Repubblica del Tribunale di Velletri Giancarlo Amato.
In sala a riprendere l’evento c’erano le troupe giornalistiche delle trasmissioni di Rai3 “Chi l’ha visto” condotto da Federica Sciarelli e Far West ideata e condotta da Salvo Sottile.
Come ormai noto, la vicenda del ritrovamento dello specchio e dell’appello del Direttore del Museo alla trasmissione di Rai 3, vicenda ripresa dalle più importanti testate giornalistiche nazionali, soprattutto dopo l’identificazione dell’appartenenza di questo e di un altro specchio, anch’esso rinvenuto a seguito di sequestro e già identificato dal Prof. Nizzo, come appartenente alla famosa collezione della famiglia Torlonia, reperti provenienti dagli scavi della necropoli Mandrione di Cavalupo di Vulci.
Nel suo emozionante intervento il Direttore del Museo ha sommariamente illustrato la vicenda per poi passare la parola alla giornalista Annalisa Venditti che ha definito “un pomeriggio importante” per la trasmissione e la rubrica, da lei diretta, che si occupa di di mettere in evidenza opere rubate o smarrite, una rubrica ormai consolidata e molto seguita che ha permesso il ritrovamento di reperti di cui si erano perse le tracce negli anni.
L’intervento emozionante e coinvolgente del Prof. Nizzo che ha ringraziato il Sindaco di Colleferro ed il Direttore del Museo per la loro disponibilità e professionalità nella cura dei reperti dati in custodia.
Ha poi sottolineato come questi fossero fruibili solo dai detentori di quei materiali, mentre «sono beni di interesse collettivo, di interesse culturale, sancisce un qualcosa che rappresenta un valore, tutti, al di là dei confini locali e nazionali, la memoria è qualcosa che non si può sottrarre a nessuno se non per penose e dolorose malattie.
Oggi celebriamo quello che una restituzione può significare a livello più assoluto, non soltanto il possesso di beni che non è necessario sempre siano tutti esposti, quanto la conoscenza del loro significato. Faccio sempre l’esempio della carta di identità che siamo quasi obbligati a portare sempre con noi, senza una carta di identità e nell’impossibilità di parlare e dire chi siamo, siamo privi di identità che consente di ricondurci alla nostra casa, ai nostri familiari, alle nostre origini, questo vale anche per gli oggetti della nostra memoria. Nel momento in cui viene quindi possibile restituire a quegli oggetti la loro identità e la loro memoria in quella dimensione collettiva che abbiamo citato prima, noi possiamo ritenerci felici e fortunati».
Ha poi proseguito: «Siamo in un museo che è nato dal basso, non solo come scrigno della memoria nel luogo in cui sorge, ma come esemplificazione dell’azione appassionata di gruppi archeologici che, d’ intesa con le istituzioni, hanno, con amore, raccolto quanto sopravvive del nostro passato in questi luoghi, che è d’inestimabile importanza non solo per chi li vive e non solo per chi lo visita.
È un’azione fatta di amore che va al di là di quello che un mansionario o di un badge timbrato quotidianamente può rappresentare ed è magnificamente rappresentata dalla vita, dal curriculum e dell’amore di Angelo Luttazzi».
Il Prof. Nizzo ha poi evidenziato l’opera davvero importante della trasmissione “Chi l’ha visto” che, dal 2016, ha dato vita ad una rubrica, affidata alla giornalista Annalisa Venditti, per restituire identità anche ai beni culturali tramite il coinvolgimento della collettività, invitando a diventare promotori attivi di processi del recupero della memoria.
Entrando nel vivo del suo intervento il Prof. Nizzo ha illustrato la storia della collezione Torlonia che ha sempre suscitato grande ammirazione per la sua varietà di reperti etruschi, frutto di scavi nei possedimenti dei Torlonia nel territorio di Vulci. Una collezione di inestimabile valore che comprendeva anche reperti provenienti da diverse località italiane, e che era composta da oltre 620 sculture di cui molte di origine greca e romana.
Questo museo privato era situato in Via della Lungara a Roma, nel corso della seconda guerra mondiale i pezzi furono messi in sicurezza per proteggerli da distruzioni e saccheggi, ma la collezione non venne mai più riaperta al pubblico e dopo la trasformazione del Palazzo Torlonia in mini appartamenti, dei tesori custoditi non si ebbe più traccia.
Gli specchi etruschi sono caratterizzati da decorazioni figurate ed iscrizioni, capolavori dei IV-III sec. che rappresentano Cassandra, figlia di Priamo con Agamennone, re di Micene, nel momento che anticipa il suo rapimento e la successiva violenza., mentre l’altro rappresenta il consiglio di famiglia che cerca di convincere Paride a combattere in singolar tenzone contro Menelao, marito di Elena.
Ha quindi concluso il suo entusiasmante intervento con un invito: «noi tuteliamo la memoria collettiva di tutti e quella memoria è compito nostro impedire che vada dispersa, insieme alle opere che la conservano».
Indubbiamente il sequestro di Ostia ed il ritrovamento di così importanti reperti, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, ha generato nuovo impulso ed attenzione da parte di studiosi ed appassionati e la folta presenza di pubblico dimostra come si senta un forte desiderio di conoscenza e la consapevolezza, da parte della comunità tutta, ad impegnarsi a preservare e valorizzare il patrimonio culturale che ci mette in contatto con il passato di antiche generazioni.
Il Sindaco di Colleferro, nel suo intervento di chiusura, ha definito “Lectio Magistralis” la conferenza del Prof. Nizzo, per l’intensità e la passione della sua esposizione.
Ha poi ringraziato la Guardia di Finanza per il lavoro che svolge alla ricerca e tutela dei beni culturali, i Rappresentanti delle municipalità che collaborano con il Museo, ed il personale tutto del Comune per il grande impegno nell’organizzazione dell’evento.
Ha poi proseguito «La nostra volontà è quella di costituire e rinforzare una comunità territoriale che non abbia confini, soprattutto non abbia confini culturali, ma che collabori assieme, in un momento in cui la collaborazione sembra non andare più di moda, e che soprattutto produca conoscenza come unico antidoto ad ogni forma di violenza, ad ogni forma di incomprensione, ad ogni forma di guerra».
Un pomeriggio davvero da incorniciare per la città di Colleferro, che da città industriale è divenuta nel 2018, la prima Capitale della Cultura Regione Lazio, a dimostrazione che la cultura non è, necessariamente, appannaggio delle realtà culturali consolidate, delle città storiche, o di quelle grandi, iniziando un cammino di rinascita culturale che ha trasformato non solo la città, ma la collettività tutta.




























