Colleferro. “Giornalismo d’inchiesta”. Il giornalista Gianluca Di Feo incontra gli studenti del “Comprensivo 1”
COLLEFERRO (RM) – Si è tenuto Giovedi 31 Marzo, presso la Sala A. Ripari ormai divenuta sede di iniziative culturali per la nostra città, l’atteso incontro tra gli studenti dell’Istituto Comprensivo Colleferro 1 – Scuola Secondaria di I Grado “Leonardo da Vinci” ed il giornalista-scrittore Gianluca Di Feo, per parlare di “giornalismo d’inchiesta” e dei contenuti del libro “Football Clan. Perchè il calcio è diventato lo sport più amato dalle Mafie”, scritto con il Magistrato Raffaele Cantone nel 2012 ed edito da Rizzoli.
L’incontro, organizzato dalla Prof.ssa Patrizia Quattrociocchi che ha proposto ai suoi studenti la lettura del libro “Football Clan”, in collaborazione con l’Associazione Culturale Gruppo Logos e con il Patrocinio del Comune di Colleferro, ha visto la presenza della Dirigente Scolastica D.ssa Antonella Romani e delle classi 2^ C e le classi 3^ Sez. A-B-C-D-E-H, accompagnate dai rispettivi Docenti.
Gianluca Di Feo è nato a Roma il 27 Maggio 1967, giornalista, a lungo redattore capo al Corriere della Sera, per cui ha seguito la guerra nel Golfo e lo scandalo di Mani pulite.
Dal febbraio 2016 vicedirettore di Repubblica, dove coordina il gruppo di lavoro sulle inchieste. Si occupa da venticinque anni di criminalità organizzata, corruzione, traffico d’armi e servizi segreti.
Incontrando i ragazzi ha innanzitutto parlato, con linguaggio semplice ma intenso, delle problematiche che affliggono il nostro Paese relativamente a corruzione ed illegalità.
Parlando del suo lavoro di giornalista, ha posto in evidenza come la potenza e l’incisività della stampa negli altri Paesi, europei e non, abbia sicuramente un ruolo più forte. Essere giornalista, soprattutto se di un “quotidiano”, è attività sicuramente molto impegnativa, ma troppo spesso, nonostante le inchieste e denunce, non si avvertono sostanziali cambiamenti nel nostro Paese, che ha bisogno assoluto di riforme.
Prendendo poi spunto dal suo libro “Football Clan”, ha sottolineato come anche il calcio sia purtroppo diventato strumento della criminalità organizzata per lucrare, riciclare soldi sporchi, cercare favori, contatti e consensi. Indubbiamente il calcio è un affare e dove girano i soldi, le mafie allungano i tentacoli. Partite combinate e scommesse clandestine, appalti sui nuovi stadi sono solo alcune voci di un bilancio miliardario e molto sporco.
Con la scrupolosità che lo contraddistingue, Di Feo ha posto in evidenza le crepe dei sistemi di controllo e la poca rilevanza della giustizia sportiva, ma ha anche ipotizzato proposte concrete per prevenire gli illeciti attuando idonei sistemi di indagine e rendendo più incisive le punizioni. Il calcio appassiona sicuramente tutti gli Italiani e deve tornare ad essere un gioco pulito che da sempre ci unisce.
Momento emozionante dell’incontro le tante domande che gli studenti hanno formulato, a dimostrazione dell’attenzione dedicata all’incontro con il giornalista ed alla preparazione in classe con i Docenti.
Forse la domanda più incisiva e su cui riflettere è stata: “Riusciremo mai a sconfiggere la mafia?” e nella risposta Di Feo ha ricordato quello che diceva Giovanni Falcone «La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine», ma ha evidenziato che il problema è come ed in che modo annientarla. È indubbio che nei confronti della Mafia siciliana lo Stato Italiano ha raggiunto dei grandissimi risultati, ma purtroppo non basta.
È necessario infatti che oltre ad arrestare i boss e togliere loro il controllo del territorio, creare le condizioni affinché non ci sia più bisogno della mafia e questo può avvenire solo attuando serie politiche di sviluppo del Sud, troppo spesso dimenticato, che permettano di offrire alle nuove generazioni possibilità di accesso al mondo del lavoro, spezzando così quella catena di “necessità” su cui fa affidamento la Mafia!
Ha salutato gli studenti con l’invito ad impegnarsi nello studio e nell’approfondimento, creando così le basi della loro preparazione per il futuro e la realizzazione di una società migliore.
Eledina Lorenzon












