19 Marzo 2026
Città Metropolitana di Roma

Colleferro. Ex Direzione Bpd. Mostra “Matteotti chi?”. Proseguono con successo gli incontri di approfondimento in Aula Consiliare ed in Biblioteca Comunale

Nola FerramentaNola Ferramenta

COLLEFERRO (Eledina Lorenzon)Nell’ambito della mostra “Matteotti chi?”, allestita nell’Aula Consiliare al palazzo ex Direzione Bpd, Venerdì 11 Colleferro ha ospitato il Sindaco di Fratta Polesine – luogo natio di Giacomo Matteotti – Giuseppe Tasso e Maria Ludovica Mutterle – Direttrice Casa Museo Giacomo Matteotti – accolti dal Vice Sindaco Giulio Calamita, dall’Assessora Diana Stanzani e dalla Consigliera Luigi Fagnani con l’immancabile presenza di Rossella Menichelli, curatrice della mostra, che ha illustrato le finalità della stessa ed accompagnato gli ospiti in una pria visita alle opere in esposizione, sottolineando come, ogni artista, abbia voluto affidare ad ognuna un suo pensiero sui valori fondamentali che hanno ispirato e contraddistinto la vita di Giacomo Matteotti, fino all’estremo sacrificio.

Farmacia Comunale Colleferro ScaloFarmacia Comunale Colleferro Scalo

Nel pomeriggio si è tenuto un interessante quanto coinvolgente incontro dedicato a “Le battaglie politiche di Giacomo Matteotti” che ha visto la partecipazione del Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, il Sindaco di Fratta Polesine Giuseppe Tasso, il Vice Sindaco Giulio Calamita, Elena Matteotti, figlia di Matteo uno dei tre figli di Giacomo Matteotti, Maria Ludovica Mutterle – Direttrice Casa Museo Giacomo Matteotti, Marina Pierlorenzi – Presidente Anpi Provinciale di Roma, Rossella Menichelli – Curatrice della Mostra.
Ha moderato l’incontro Eclario Barone, docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Stagione Teatrale V. Veneto 25-26Stagione Teatrale V. Veneto 25-26

Elena Matteotti nel suo intervento ha ringraziato gli artisti tutti che hanno partecipato , evidenziando come la scoperta del nonno Giacomo sia avvenuta solo negli anni delle scuole elementari, attraverso i suoi maestri ed i libri di scuola.

«Non ho mai capito il motivo di questo silenzio da parte della mia famiglia e di mio padre, ma ora probabilmente alla luce di questo centenario comincio a capire molte cose.
Il mio cognome è stato pesante da portare, un dramma che da sola è stato difficile da affrontare.
L’aiuto di mio figlio è stato fondamentale, infatti quattro o cinque anni fa mi portò a Fratta Polesine per costruire una specie di piccolo archivio familiare della memoria attraverso i racconti delle persone che incontravo che mi parlavano di mio nonno e mio padre e soprattutto attraverso la commozione che vedevo nei loro occhi. Sto continuando a costruirmi questa memoria un po’ alla volta recuperando anche un’identità che io prima non avevo.
Sapere da dove si viene è fondamentale. Cosa mi lascia, che eredità ci lascia Giacomo Matteotti, ci lascia tutti quei valori per cui ha combattuto ed è morto.
Oggi ne vedo una parvenza di questi valori a dire la verità, che sono minacciati e non garantiti, non difesi, soprattutto calpestati.
Questi valori sono qualcosa da ridefinire e questo non si può fare se non tutti insieme attraverso un’azione comune.
Questo mi lascia Giacomo, questa eredità: la voglia di agire, l’azione che poi ha contraddistinto la sua vita. Le sue parole sono già un’azione, questo mi lascia Giacomo Matteotti e penso che con l’aiuto di tutti possiamo farcela».

Ecoerre-Poliambulatorio_SpecialisticoEcoerre-Poliambulatorio_Specialistico

L’intervento di Maria Ludovica Mutterle, fortemente coinvolgente, è stato dedicato alle battaglie di Giacomo Matteotti, «cercherò di metterne in luce alcune, battaglie che hanno come nascita ed origine il suo Polesine.
Ricco di famiglia, borghese, odiato dagli altri borghesi tanto che veniva detto “il milionario impellicciato”, poteva girare la faccia da un’atra parte, con una carriera universitaria aperta ha deciso consapevolmente di non volgere la faccia dall’altra parte, non ha fatto questa scelta. Ha visto la miseria del nostro territorio.
Una realtà che ha portato il territorio ad una prima insurrezione spontanea nel 1884, e subito dopo ebbe inizio una forte emigrazione verso il Sud America.
In questa realtà sia il fratello Matteo che Giacomo iniziano la il loro impegno politico socialista.
Spesso si recò all’estero per acquisire un’ampia conoscenza di quello che accadeva in Europa, impegnandosi anche nello studio delle lingue straniere.
Le sue battaglie iniziano con una nuova visione della società, quella che ci propone Matteotti è una società partecipativa, democratica, di una democrazia orizzontale che comincia dal basso, cosa che fino ad allora non esisteva.
Si impegna quindi a metterla in pratica e realizzarla prima in Polesine e poi a livello nazionale, lui è stato il rappresentante di un politico del territorio e per il territorio, per ottenere una partecipazione soprattutto di classi che erano emarginate dalla storia, cercando di renderli partecipi della società.
Da Amministratore comunale si presenta alle elezioni del 1919 e fu eletto deputato del Partito socialista per la circoscrizione Rovigo-Ferrara, verrà confermato nel 1921 ed ancora nel 1924. In meno di cinque anni prese la parola 106 volte.
Fu pacifista ed europeista tanto da dichiarare: «noi desideriamo operare per una pacifica convivenza tra le nazioni anche per ottenere che la solidarietà e la forza dei lavoratori organizzato di tutto il mondo facciano cessare o impediscano definitivamente conflitti e guerre.
Naturalmente la battaglia più forte ed irriducibile fu contro il fascismo di cui per primo intuì il pericolo per l’Italia».

A Marina Pierlorenzi è spettato il compito di analizzare l’antifascismo di Giacomo Matteotti, figura centrale rispetto alla opposizione netta e continua che fa al fascismo pagando sempre in prima persona.
«Matteotti è una figura scomoda, è un irregolare, così lo possiamo definire, è fuori da ogni schema che ci riporti anche a quegli anni. Lui è un borghese molto ricco e lui si è dedicato agli ultimi, le battute che sono sempre fatte su di lui sono stati veramente infami, che ha pagato un prezzo altissimo dal punto di vista fisico e psichico».

Il Sindaco Pierluigi Sanna ha espresso il suo saluto e ringraziamento agli illustri ospiti per la loro presenza nella nostra città, sottolineando come «la nostra comunità sia forte, a dispetto del suo essere città di fondazione, una comunità antifascista, democratica, formata da persone che hanno pensato che la storia vada considerata, vada insegnata, diffusa ed attualizzata».

Proprio nella Piazza a lui dedicata all’ingresso della città, è stato posto un bassorilievo realizzato grazie ad un Laboratorio artistico dai studenti della Scuola Secondaria di Primo Grado L. da Vinci dell’I.C. Margherita Hack.

Il Sindaco Sanna ha poi proseguito affermando come «stiamo vivendo un momento di cambiamento culturale che ci porta a riflettere come nulla sia per sempre e come la parola pace sia tornata attuale perché non era stata conquistata definitivamente e, ad un certo punto è servito di nuovo impegnarsi per tutelarne il significato più intrinseco, anche per quanto riguarda la democrazia e la libertà!
Una intera classe dirigente, Matteotti in primis, furono uccisi senza mai vedere quello che i padri costituenti hanno avuto la gioia di vedere: la fine del fascismo, la conclusione della guerra e la conquista delle libertà democratiche».

Ha poi concluso ringraziando e rivolgendo «un saluto di gratitudine, di stima profondissima, ma soprattutto di speranza che i rapporti iniziati continuino nel tempo e tutto ciò che Matteotti ha lasciato in eredità a questo paese, a questa Repubblica, a questo popolo e anche ai popoli che compongono il continente antico nel quale noi abitiamo possa essere tenuto come un prezioso tesoro che non si mette in cassaforte, ma che si utilizza ogni giorno nell’educazione, nella cultura, nelle scuole e nei luoghi di conoscenza che sono gli ultimi pilastri necessari al prosieguo di questo paese all’interno della scala valoriale che ci siamo dati».

Nella mattinata di Sabato 12 Ottobre è stato emozionante l’incontro nella Biblioteca Comunale “Riccardo Morandi” dedicato al “Matteotti privato” con la presentazione del libro di Fernando Venturini “Il Giaki e il Chini, Cronache della vita di Giacomo Matteotti e Velia Titta” (Quaderno 5 Casa Museo Giacomo Matteotti – Cierre edizioni) .

La grande e sofferta storia d’amore tra Giacomo e Velia Tita rivelata attraverso le centinaia di lettere che i due innamorati, sposi nel 1916, si sono scambiati da 1912 al 2024.
Una storia sentimentale fatta di molte lontananze e tanti affanni che mette in luce la forte volontà di una donna che perseguì, per quanto le fu possibile, la ricerca della verità sull’omicidio di Giacomo.
Dopo la sua morte fu assediata dal regime, insieme ai tre figli, fino alla fine della guerra e alla caduta definitiva del fascismo.
Toccanti le letture, a cura di Paola Masci e Carlo De Marco che hanno emozionato il pubblico presente.

Nel pomeriggio si è avuto l’incontro con l’Associazione Veneti a Roma presieduta da Antonio Moretta, ricevuti dal Consigliere Umberto Zeppa e visita alla mostra con la presenza e gli interventi degli artisti Carlo D’Orta e Alvedo Arvedi.