Colleferro. Dacia Maraini ospite della Biblioteca Comunale “Riccardo Morandi” per la presentazione del libro “In nome di Ipazia: riflessioni su un destino femminile”
COLLEFERRO (Eledina Lorenzon) – Venerdì 21 Luglio la Biblioteca Riccardo Morandi di Colleferro, gremita di pubblico, ha fatto da cornice all’incontro con la grande scrittrice e saggista Dacia Maraini per la presentazione del suo libro “In nome di Ipazia: riflessioni su un destino femminile” edito da Solferino.
Un appuntamento realizzato grazie all’impegno e alla determinazione di Marisa Tola e Loretta Pistilli, che da sempre si occupano di eventi culturali nella nostra città, in collaborazione con la Libreria C&C Catena.
Ad accoglierla c’erano il Sindaco Pierluigi Sanna e l’Ass. Diana Stanzani, mentre a dialogare con la scrittrice il era presente curatore del saggio Eugenio Murrali, giornalista e autore di libri, tra cui, con Dacia Maraini e prefazione di Dario Fo, “Il sogno del teatro. Cronaca di una passione” (BUR, 2013).
Con la dolcezza che la contraddistingue, Dacia Maraini ha salutato i numerosissimi intervenuti, ringraziandolo per la presenza e per l’interesse di questa sua raccolta di articoli, lettere e testi, che partono dagli anni ’60, per lo più pubblicati sul “Corriere della Sera”, ma che a distanza di tanti anni sono ancora di un’attualità spiazzante a dimostrazione che, se tante conquiste sono state fatte, a cominciare dal 1968 grazie anche alle tante lotte del movimento femminista, lungo è ancora il cammino per l’eliminazione delle offese, le violenze, gli abusi che segnano il destino femminile.
Una riflessione che parte rievocando la figura di Ipazia matematica, astronoma e filosofa greca antica, vissuta nel V secolo d.C., la prima matematica donna della quale si hanno notizie certe, figlia del matematico Teone, uccisa per il suo impegno in campo scientifico, vittima del fanatismo religioso e martire laica del pensiero scientifico.
Tanti i temi trattati nel saggio che testimonia il costante e coerente impegno che la scrittrice ha da sempre dedicato all’universo femminile, evidenziando il coraggio e la determinazione di moltissime donne che hanno saputo, con il loro impegno, modificare una società patriarcale.
A dare inizio al dialogo la lettura, da parte di Eugenio Murrali, di una frase di un articolo di Dacia Maraini pubblicato su Repubblica nei giorni: «Nell’idea della restrizione dell’identità monolitica entrano poi diverse e pericolose anche le donne che vengono viste come le rappresentanti di una umanità inquietante e pericolosa da tenere sotto guida e controllo, soprattutto nel momento in cui pretendono di avere un proprio desiderio, una propria volontà erotica e comportamentale, una forma di razzismo inconsapevole nato dalla tradizione storica che vede il mondo femminile come fatto di creature deboli, sacre come madri ma da punire appena escono dal ruolo loro affidato. Insomma cosa vogliono queste diavolesse che pretendono di essere diverse e migliori, ma nello stesso tempo vogliono occupare tutte le professioni tradizionalmente praticate dai figli prediletti di un Dio padre con tanto di barba. E così il corpo femminile diventa, come succede da secoli, il campo di battaglia di tutte le guerre: il nemico si uccide, la donna considerata proprietà del nemico, si stupra, il che vuol dire inserire nel ventre, quindi nel futuro del vinto, il proprio seme vincitore».
Da questa frase lo spunto per parlare di “aborto”, che Dacia Maraini non considera una conquista felice, perché rappresenta “una violenza verso il nascituro e verso il corpo della donna…”, “una libertà dolorosa e autolesionista, ma comunque da difendere”. Vera alternativa può essere rappresentata solo dalla “maternità responsabile”.
Purtroppo per secoli la contraccezione è stata proibita sia dalla legge religiosa che da quella laica. L’aborto è purtroppo il frutto amara di una società patriarcale, che sempre ha temuto la libertà del corpo femminile.
Ha poi fatto riferimento alla lettera aperta del 1975 “In difesa dell’aborto” indirizzata a Pier Paolo Pasolini, a cui era legata da profonda amicizia, che si era dichiarato contrario alla legge che regolamentava l’interruzione di gravidanza. Pier Paolo Pasolini, ha evidenziato la scrittrice, considerava sacro il ventre materno, era il paradiso che non avrebbe mai voluto abbandonare.
Ad ostacolare, ieri come oggi, la libertà delle donne c’è ancora la violenza di certi uomini, che identificano l’amore con il possesso e uccidono donne che avrebbero dovuto proteggere.
Uomini, vittime di un retaggio culturale che ha radici profonde nella storia. Occorre sicuramente lavorare sulla prevenzione in famiglia, nella scuola e nella società tutta, perché se si fa presto a cambiare una legge, difficile è cambiare la mentalità se non attraverso un percorso culturale condiviso ed oggi di pressante urgenza.
Sarà possibile solo grazie ad educazione, cultura, e tradizioni insegnare l’accoglienza ed il rispetto per l’altro, superando ogni diversità.
Di grande emozione è stata la sua inchiesta sulle carceri femminili da Trieste a Palermo apparsa nel 1969 su Paese Sera.
L’occasione fu l’incontro con il mondo di Teresa, giovane detenuta, che diventerà protagonista del suo libro “Teresa la ladra”, da cui fu tratto il successivo film interpretato da Monica Vitti.
Un passaggio del suo intervento è stato dedicato al coraggio delle donne iraniane che riempiono le piazze e bruciano nelle strade gli hijab, cuffia che raccoglie i capelli, tenendoli stretti, e un velo che può essere legato al collo o al mento, oppure lasciato libero sul corpo, protestando contro l’applicazione rigida da parte del Governo della legge sul velo, o le donne afghane che lottano contro la negazione loro imposta del diritto allo studio da parte dei Talebani al potere.
Un ultimo commosso ricordo Dacia Maraini lo ha rivolto a sua madre Topazia, grande artista ed imprenditrice, protagonista di una vita intensa segnata anche dall’esperienza terribile, che visse con grande coraggio, del campo di concentramento in Giappone, dove fu rinchiusa con il Marito Fosco e le tre figlie, fino al ritorno in Sicilia nel 1946.
Prima di chiudere il dialogo con il relatore, Dacia Maraini ha voluto lanciare un messaggio ai tanti giovani presenti in Biblioteca esortandoli a considerare che i diritti di cui godono oggi sono frutto di lunghe e dolorose battaglie e non sono eterni, ma debbono essere difesi e rivolta alle donne ha ricordato che per raggiungere nuovi obiettivi «hanno bisogno di essere unite e solidali».
Ha fatto seguito un vivace scambio di domande da parte del pubblico alle quali la scrittrice ha risposto con grande disponibilità e simpatia. A seguire il lungo ed animato firma-copie!
Un incontro davvero emozionante e commovente con una scrittrice capace di indagare nell’animo umano e che sa, con la sua sapiente arte dello scrivere, dare vita a figure femminili indimenticabili, un evento straordinario che ha reso ancora più preziosa la nostra Biblioteca, «una presenza che ci ha riempito di orgoglio – come ha sottolineato il Sindaco Pierluigi Sanna – per la città di Colleferro, prima capitale della cultura della Regione Lazio nel 2018».
Grazie mille Dacia Maraini!































