Colleferro. “Conversazione su Eugenio Montale” anche il 18 Agosto nella Terrazza sull’Arena del Parco del Castello grande interesse e grande partecipazione
COLLEFERRO (Eledina Lorenzon) – Metti una sera di metà agosto, dopo un giorno di pioggia, una location inusuale, ma suggestiva come il Parco del Castello di Colleferro e precisamente la Terrazza sull’Arena ed una grandissima partecipazione di pubblico: ecco il mix fantastico del 18 Agosto per l’evento dedicato ad Eugenio Montale, tra i massimi poeti del Novecento e Premio Nobel per la Letteratura nel 1975.
Relatori dell’incontro il Prof. Angelo Favaro e la Prof.ssa Anna Pozzi dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, con il coordinamento del Sindaco Pierluigi Sanna e la partecipazione straordinaria dell’attrice Giorgia Trasselli.
Presenti anche il Vice Sindaco Giulio Calamita, i Consiglieri Luigi Moratti, Vincenzo Stendardo ed Umberto Zeppa.
E proprio la splendida voce e la magistrale interpretazione dell’attrice Giorgia Trasselli sono state l’incipit della serata con la declamazione delle poesie “Mia vita a te non chiedo lineamenti”, “Cigola la carrucola del pozzo”, “Lo sai debbo riperderti e non posso”, appartenenti alla raccolta Ossi di seppia edita nel 1925, “Dicono che la mia sia una poesia d’inappartenenza”, dalla Raccolta “Satura” edita nel 1971.
Nel suo intervento il Sindaco Pierluigi Sanna, dopo i saluti agli illustri ospiti ed il ringraziamento ad un pubblico così numeroso, ha evidenziato il profondo interesse per la cultura e la letteratura nella comunità, e di come questo luogo, confermato nonostante il tempo incerto, possa filtrare la poesia raccontando l’oggi e creando atmosfere uniche!
Ha poi proseguito introducendo la serata ricordando una citazione di Adriano Olivetti che riassume il senso della “Fabbrica comunità” e che credeva nella virtù rivoluzionaria della cultura capace di donare all’uomo il vero potere. La fabbrica come strumento di crescita del territorio, per migliore le condizioni di vita di tutti.
Ha poi aggiunto che indubbiamente Colleferro si è trasformata in una città di cultura, e sia effettivamente diventata “la locomotiva culturale del territorio, cosa che per anni è stata estremamente lontana dalla realtà dei fatti, Colleferro era la città del lavoro, si veniva per lavorare, punto! Nessuno ci aveva mai visti, fino alla vittoria del titolo di Città della Cultura Lazio (2018), fino alle tante cose che non debbo ripercorrere qui stasera, come una comunità dedita alla diffusione della conoscenza”.
In conclusione ha sottolineato come: «Abbiamo fatto di questa città, una città della conoscenza, della conoscenza classica e culturale, dell’amore per il teatro e per il cinema, crediamo di aver fatto di questa città, una città raffinata nel gusto pronti ad interpretare i cambiamenti di questo nostro presente, i cambiamenti del tempo che viviamo, un tempo particolarmente complesso con un’attenzione particolarmente sviluppata ai temi all’intelletto, dell’animo umano, della capacità delle donne e degli uomini , dei giovani e degli anziani di approfondire, perché nessuna coltura dà buoni frutti se non se non è seminata in profondità e tutte le colture superficiali sono destinate a breve durata e ad una scarsa capacità di fruttificare».
È iniziata quindi una vera “Lectio Magistralis” condotta dalla Prof.ssa Pozzi ed il Prof. Favaro per mettere in risalto la figura umana e poetica di Eugenio Montale, sicuramente uno dei poeti più amati e conosciuti che ha attraversato un intero secolo, nasce infatti nel 1896 e muore nel 1981, e con la vittoria del Premio Nobel per la letteratura, una delle nostre soddisfazioni culturali a livello internazionale, insieme a Grazia Deledda (1926) e Dario Fo (1997).
Proprio in occasione del conferimento del Nobel, Eugenio Montale ebbe a dichiarare: “Io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà”.
Il poeta quindi non trasforma il mondo e le cose del mondo, ma sicuramente può incidere sulla coscienza dell’essere umano e toccare le corde più sensibili e profonde del cuore.
La produzione poetica di Eugenio Montale è veramente estesa dal 1920 al 1980, attraversando le principali correnti della poesia italiana del Novecento, testimone di una ricerca appassionata sia dal punto di vista stilistico che di profonda riflessione sulla condizione umana, che definisce “male di vivere”, richiamando il pessimismo leopardiano!
Momento di grande impatto emozionale la lettura della poesia: “I limoni”, da parte del Prof. Favaro e scenografia migliore non poteva esserci per assaporare, nel silenzio più assoluto di un parco salvato dal cemento, le parole di una poesia meravigliosa, simbolo della poetica di Montale che canta cose povere, umili e semplici per giungere all’essenziale.
Nel corso della serata sono state affrontate le tante vicende umane del poeta, le donne della sua vita, il suo disprezzo per il fascismo non firmando il manifesto Gentile, ma firmando il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, che gli vale la perdita del suo lavoro alla Biblioteca Gabinetto Vieusseux di Firenze, la polemica con Pierpaolo Pasolini e tanto altro che ha offerto ai tanti presenti un’immagine completa ed appassionata di un poeta, sicuramente difficile, forse poco interessante dal punto di vista biografico, ma sicuramente coerente con il suo pensiero.
Al Prof. Favaro il compito delle conclusione della serata: «Viviamo in un ’epoca che viene definita del post umano, viviamo una situazione abbastanza complessa, lo vediamo tutti, basta fare zapping con il telecomando in televisione oppure scrollare le pagine di Instagram, vedete Montale ha dato una definizione che nessuno prima di lui era riuscito a formulare così precisamente, ha dato una definizione alla nostra condizione umana, ad un momento particolare della nostra condizione umana, il momento dello smarrimento e Montale lo ha chiamato il “male di vivere”.
Una definizione che da un secolo ormai ci portiamo addosso, infatti ancora oggi nel post-umano, nell’epoca nella quale vediamo l’I.A. diffondersi e robot che simulano l’essere umano, Montale ci ricorda come “spesso il male di vivere ho incontrato”, solo questo verso basterebbe per indurci a leggere Montale, macerarlo e sentirlo fino in fondo».
La lettura della poesia d’amore “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, e scelta migliore non poteva esserci per una serata davvero magica!

























