Colleferro. Commemorazione dello Scoppio del 1938. Presenza e commozione alla deposizione della corona d’alloro al monumento ai 60 caduti sul lavoro in quella tragedia


COLLEFERRO – È in pieno corso di svolgimento il programma organizzato dall’Amministrazione comunale per celebrare il 29 Gennaio, data tristemente nota per Colleferro a causa dello Scoppio della Fabbrica di tritolo nel 1938.
Proprio in mattinata, intorno alle ore 10, il Sindaco Pierluigi Sanna accompagnato dal Vicesindaco Giulio Calamita, dal Presidente del Consiglio comunale Emanuele Girolami, e da diversi assessori e consiglieri comunali, ha deposto, come di consueto, una corona d’alloro a ridosso della stele che commemora quei 60 defunti, dei quali sono stati declamati i nomi, a cura degli alunni di alcune classi delle scuole elementari dei due Istituti Comprensivi di Colleferro.
Dopo la deposizione della corona, ad opera di due agenti della Polizia Locale in alta uniforme, Don Marco Fiore, Parroco della Chiesa Madre della città, Santa Barbara, ha impartito la benedizione e recitato una preghiera insieme ai numerosi presenti, tra i quali il Capitano Vittorio Tommaso De Lisa Comandante della locale Compagnia Carabinieri, il Capitano Alessia Mazzaferri Comandante della locale Compagnia GdF, rappresentanti della Polizia di Stato e della Polizia locale.
E ancora rappresentanti delle Associazioni, Combattentistiche e d’Arma, della fabbrica delle forze sindacali…
A suonare il “Silenzio” il trombettista della banda Filarmonica Città di Colleferro.
A seguire è intervenuto il Presidente regionale del Lazio dell’Anmil (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) Alberto Verzulli.
«Avete sentito i nomi che sono stati elencati? Purtroppo, ahimè, è una strage che continua per il nostro Paese.
Basti pensare, solo qualche numero, negli ultimi due anni, 2024 e 2025, 1.200.000 infortuni sul lavoro, per un totale di 2.300 morti sul lavoro. E parliamo di morti sul lavoro.
Senza tener conto dei morti per il lavoro, cioè le malattie professionali.
Le malattie professionali, tipo l’amianto, la silicosi e quant’altro vengono contratte nei luoghi insalubri del lavoro… Sono circa 3.000 all’anno.
Provate a immaginare il problema che noi affrontiamo in questo Paese.
Quindi – ha concluso il Presidente Anmil Lazio Verzulli – la missione della nostra associazione è quella di lottare affinché le istituzioni diano attenzione a questa problematica. E qui ne abbiamo l’esempio.
Non lo dico per piaggeria, ma lo dico perché il signor Sindaco è una persona molto attenta a questo tema…».
È stata quindi la volta del Sindaco Pierluigi Sanna.
«Diciamo sempre tante cose e corriamo il rischio di sembrare retorici, e io non voglio sembrare più retorico, perché oggi più che mai, questo è un
argomento drammatico.
Ricordando e leggendo i nomi che hanno letto poco fa, questi meravigliosi ragazzi, questi straordinari ragazzi, ci siamo accorti di quanto è lunga la lista dei caduti del 29 Gennaio ’38.
Ma appresso ce ne sta un’altra, lunga anch’essa, che è finita qualche settimana fa, con Erri Talone, quel ragazzo di Artena, che è morto alle fornaci Grigolin, e che è stato preceduto, qualche mese prima, da un altro, e prima, ancora da un altro.
Noi non riusciamo ad fermarla, questa tragedia, in Italia.
È una tragedia immane, di cui, forse, bisogna augurarsi di non, di non arrivare mai a rendersene conto fino in fondo, perché non si può mai accettare che un papà, una mamma, possano uscire per andare al lavoro e possano non rientrare alla sera. Non si può accettare che succedano cose che sono successe, è vero, nel ’38, ma che sono successe anche recentemente.
Diciamo così, non è che in Europa, in Italia, recentemente non siano avvenuti incidenti che hanno consegnato a miglior vita un numero consistente di lavoratrici e di lavoratori.
È come se le foglie di questa corona fossero state gettate in una grande fiamma in un minuto.
Quello che è capitato la mattina del 29 Gennaio del ’38 è stato, bene o male, questo. È come se le foglie, le singole foglie di questa corona, immaginatevele, vengano attraversate immediatamente da una grande fiamma.
Questo è stato quel momento, un momento, per chi lo racconta, incredibilmente violento.
Di tantissimi di quegli operai e di quelle operaie, non si è trovato nulla. Le mogli o i mariti hanno riempito le casse con i sassi, con i pezzi di stoffa, pur di ricercare qualcosa che gli ricordasse i loro familiari. Il 7 di Febbraio, ci sarà una grande manifestazione.
Io ho chiesto alla mamma di Pignalberi, ho chiesto al figlio di Sinibaldi, ho chiesto alla moglie di Albanese, di venire, di intervenire, perché è bene che le madri, che i figli, le mogli, i mariti di chi è morto sul lavoro, raccontino il loro dramma a chi, in ogni campo, può prevenire.
Come si previene un incidente sul lavoro?
Si previene, prima di tutto, insegnando la cultura della prevenzione, che in questo Paese può, diciamo, migliorare.
Poi, controllando che nei luoghi di lavoro si rispettino le regole, e poi, approvando le norme, le delibere, le leggi che possano ancor di più tutelare chi – come dice l’articolo uno della nostra Costituzione – pone nel lavoro la centralità di tutto. Non c’è libertà se non c’è il lavoro, non c’è dignità se non c’è il lavoro, non c’è la possibilità di sviluppare la propria vita, di fare una famiglia, di crescere una famiglia, se non c’è il lavoro.
Ma non è, in nessun caso, giusto che, compiendo il proprio dovere, lavorando, si debba, in qualche modo, perdere la vita. È il caso più grave, ma anche rimanere mutilati. Da questo punto di vista, sulla disabilità, sugli infortuni sul lavoro, l’Anmil fa tantissimo e credo che sia un’altra drammatica, diciamo, circostanza in grado di piegare la vita di una persona.
L’invalidità, diciamo, avuta a seguito di un incidente sul lavoro è un altro dramma, di cui, purtroppo, soltanto pochi si accorgono davvero nella sua complessità, di quanto sia grave e di quanto sia imponente.
Ora, non la facciamo tanto lunga. Il dovere della memoria serve a questo. Serve a non scordare mai quello che è accaduto, il 29 Gennaio, ma anche il 7 Febbraio, perché il 7 Febbraio si fa la manifestazione, è l’anniversario dello scoppio del 29, il primo scoppio in assoluto che ci fu in questa fabbrica, che vedete alle vostre spalle, immensa, in grado di permettere ai nostri occhi di perdersi per ettari e ettari, all’interno della quale generazioni e generazioni di dirigenti, di operai, di quadri, si sono formati e hanno prestato la loro opera al Paese e al mondo.
Al paese e al mondo, perché, rispetto a quello che oggi fa fa Avio, è chiaro che la nostra opera è prestata al paese e al mondo. In questo senso, noi dobbiamo far sì che la memoria non si perda.
C’è un bel cartone animato che vedo ogni tanto con mia figlia, che dice che le anime concludono il loro percorso quando nella memoria dei vivi non rimane più nulla.
Ma allo stesso modo, attualizzarlo, consegnarlo alle cose di oggi, consegnarlo alla nostra vita di tutti i giorni e, diciamo così, pensare che ci potrebbe essere di nuovo questa sofferenza e che l’unico modo per prevenirla, per evitarla, è, diciamo così, mettersi tutti dalla stessa parte, la parte della sicurezza, la parte dell’attenzione e la parte del rispetto delle regole, quelle che vi insegnano le vostre insegnanti e le vostre famiglie, ragazzi.
Il rispetto delle regole crea le condizioni migliori di vita in una comunità e in un Paese.
Il rispetto delle regole è molto piacevole farlo, ma sta alla base del nostro vivere civile. Io vi ringrazio davvero.
Ho cercato di parlare con parole semplici affinché alle ragazze e ai ragazzi che stanno qui potesse arrivare un messaggio chiaro, nitido da portare nel cuore, ma anche nel ricordo di questa mattinata.
Sapete che la giornata di oggi è una giornata ricca. Alle undici ci sarà la presentazione della prima guida turistica alla città di Colleferro.
Alle cinque inaugureremo il secondo piano dell’Auditorium Fabbrica della Musica. Ci sarà la banda della Guardia di Finanza, ci sarà il maestro Piovani, che è uno dei più grandi musicisti di questo nostro Paese, conosciuto a livello internazionale. Quindi, chi vorrà, fatevi portare dalle vostre mamme, dai vostri papà, magari riusciremo pure a convincerlo a suonare qualcosa, magari al pianoforte, e ad accompagnare la la banda che sarà sicuramente eccellente.
Io vi ringrazio e mi congedo in qualche modo, anche se il capitano mi prende in giro quando dico questa cosa, perché questo è il mio ultimo, 29 Gennaio da sindaco. Vi ringrazio perché ogni anno qui ci siamo ritrovati come comunità, e per me questo è il valore più grande di tutti».


































