Colleferro. Ale (Alessandro) Bruni il cantautore che con le parole affonda nelle emozioni
COLLEFERRO – Dopo la vittoria del Premio Critica al concorso canoro InCanto tenutosi lo scorso 10 Maggio all’Auditorium di Colleferro, abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Ale Bruni.
Classe 1980, colleferrino doc, Alessandro in arte Ale, è insegnante in una scuola superiore a Subiaco ed è stato il vincitore del premio “critica” nella prima edizione del concorso InCanto che ha visto salire sul palco dell’Auditorium ben otto cantautori.
Tra questi Ale ha colpito in modo particolare la giuria che apprezzando la sua musica, la sua chitarra e soprattutto il testo del brano presentato Trenta Secondi gli ha assegnato questo prestigioso riconoscimento dando spazio così a ciò che questo artista ha saputo trasmettere in pochi minuti.
Abbiamo quindi deciso di farci raccontare proprio da Ale qualcosa della sua vita e soprattutto della sua musica.
Tra aneddoti, ricordi e momenti di vita vissuta a trecentosessanta gradi Ale ci ha raccontato in modo estremamente semplice il suo mondo fatto di musica e non solo.
Un ragazzo cresciuto a pane e musica diventato grande grazie a questo amore così grande e profondo verso l’arte della musica e delle parole che ad essa fanno da cornice.
Siamo partiti così chiedendo ad Ale cosa lo avesse spinto ad iniziare a scrivere musica.
«Mi ritrovo molto nelle parole di una poesia di Mario De Andrade, dal titolo “La mia anima ha fretta”, e nella frase conclusiva che recita..Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una…
Trovo difficile vivere stabilmente in linea con questo pensiero, ma so di averlo riconosciuto.
In “Trenta Secondi”, il brano presentato in concorso esprimo qualcosa che rappresenta l’esito di questa nuova consapevolezza, che dà maggior valore al trascorrere del tempo e al fatto di utilizzarlo per creare vicinanza, per darsi un abbraccio e costruire qualcosa di buono per se e per gli altri.
A questo si aggiunge il desiderio di proporre delle riflessioni dallo sfondo psicologico, aspetto che caratterizza anche altri brani che ho scritto e che pubblicherò prossimamente, ispirati appunto al quotidiano, al rapporto con i giovani e al mondo delle relazioni in generale.
In ognuno di essi riconosco da una parte la rilevazione di una difficoltà, di un problema, di una bisogno, e dall’altra un incoraggiamento, un’ipotetica soluzione, una risposta che cerca di andare oltre la superficie
È stata una bellissima esperienza – ha proseguito Ale – e non lo dico solo perché ho ricevuto questo premio ma perché la mia idea che potesse essere una importante opportunità è stata confermata sia da punto di vista organizzativo perché dietro quella macchina c’è stato tanto lavoro e tanti professionisti che ci hanno messo a disposizione per esempio un service di livello che ci hanno permesso di esibirci nel migliore dei modi davanti ad una platea numerosa. Per me è stato un banco di prova molto interessante nonostante mi fossi già esibito in altre occasioni che mi avevano però fatto capire l’importanza di dover avere sempre a disposizione gli strumenti giusti e, una volta salito sul palco e a Colleferro, questo è stato possibile.
Durante la mia vita non sempre ho suonato e cantato, ho avuto momenti bui, periodi in cui non avevo tempo ed altri invece voglia.
Ho iniziato a suonare che frequentavo le scuole medie e con un gruppo di amici avevamo formato delle band poi nulla ho tralasciato questa passione per tanti anni finché un giorno ho deciso di rimettermi in gioco e iniziare a studiare seriamente musica lasciandomi alle spalle quella paura che mi aveva accompagnato di esprimere me stesso.
Poi durante il Covid c’è stata, se così la posso definire, la svolta, perché ho deciso di riprendere in mano la chitarra e la penna per dare voce alla mia anima.
Sono stato da sempre ispirato ai grandi della musica inglese ed internazionale come Sting e infatti alla musica italiana, ai testi in lingua italiana ci sono approdato solo nell’ultimo anno. Oggi a 45 anni ho preso seriamente questa passione e ho iniziato piano piano a fare cover con mio cugino, ho preso lezioni private di canto con Titta Tani come feci in passato con l’Ars Nova.
Ciò che scrivo in italiano è autobiografico, poi un domani chissà, tornerò anche a scrivere in lingua inglese ma intanto, un anno fa ispirato da eventi personali legati soprattutto alla mia professione da insegnante e vivendo quotidianamente a stretto contatto con ragazzi della scuola superiore che hanno bisogno di aiuto e che quindi prendono parte a meravigliosi laboratori emotivo-relazionali come quello con la dottoressa Daniela Lucangeli mi sono immerso in un percorso molto intenso che mi ha appunto portato ad affrontare alcune emozioni come quella generata da un abbraccio che è in grado di attivare in poco più di trenta secondi, da qui il titolo della mia canzone, delle reazioni a livello chimico tra due persone.
Nelle mie canzoni c’è sempre prima una parte emotiva, emozionale, personale e produttiva e poi quella più intima che è quella espositiva. Dentro ad ogni brano ci sono parole, scrivo tante parole che però vanno messe al loro giusto posto e in Trenta Secondi c’è il mettersi in gioco proprio nelle relazioni, c’è questa potenza incontrollabile dell’abbraccio che è anche consolatorio e fa da supporto e da stimolo per chi lo riceve e per chi lo dà.
Ciò che ho scritto a me piace e questa cosa mi ha dato la forza e la voglia di scrivere ancora: ho un album di circa dieci brani che avrà un contenuto proiettato in una unica direzione…
La musica – ha concluso Ale Bruni – per me è motivo di trasporto che deve essere in grado di sostenere un bagaglio di parole che contengono un peso notevole».
Quella con Ale è stata davvero una bellissima intervista, una testimonianza viva di ciò che la musica deve essere: un artista sensibile e riflessivo, timido ma sicuro di ciò che vuole essere in questo mondo fatto di musica, parole ed emozioni.
Complimenti a Ale ed in bocca al lupo per la tua carriera !















