Cassino. Omicidio Yirelis Peña Santana. In carcere il presunto assassino si avvale della facoltà di non rispondere. L’autopsia: picchiata barbaramente prima di essere finita a coltellate
CASSINO – L’omicidio della 34enne dominicana Yirelis Peña Santana – uccisa a coltellate nella notte tra venerdì e sabato scorsi nell’appartamento di Via Pascoli in cui viveva – è stato firmato dal suo assassino con il sangue della vittima stessa.
Nel nostro precedente articolo sulla triste vicenda, avevamo riferito del fermo di S.D.C., 26enne italiano del posto, intorno a cui si era rapidamente stretto il cerchio delle indagini della Squadra Mobile e della Squadra Investigativa della Polizia di Cassino, coordinate dalla Procura della Repubblica di Cassino.
I particolari delle indagini, e del conseguente arresto, sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella mattinata di ieri in Questura a Frosinone, alla presenza del Questore, dr. Domenico Condello, del Capo della Squadra Mobile dr. Flavio Genovesi e della Dirigente del Commissariato di Cassino d.ssa Simona Maffei.
Le indagini
Partendo dal presupposto che non è stata ancora trovata l’arma del delitto e che non è stato chiarito il movente dell’omicidio, le indagini sono iniziate alle 13,30 di Sabato 27 Maggio.
A farle scattare è stata la telefonata al 113 di un connazionale della vittima: «Mentre scendevo per andare al bar ho notato la porta accostata, ma ho pensato che la mia vicina fosse andata al supermercato. Verso le 13.30 sono tornato perché eravamo d’accordo che avrei controllato la linea del gas, la porta era ancora accostata, ho bussato ed ho aperto chiedendo se qualcuno fosse in casa. Ho visto il sangue sul pavimento all’ingresso: sono scappato ed ho chiamato la polizia».
Sul luogo giungono gli agenti della Squadra Mobile di Frosinone, quelli della Polizia Giudiziaria del Commissariato di Cassino e gli specialisti della Polizia Scientifica del Gabinetto Provinciale di Frosinone coadiuvati dai colleghi del Posto di Segnalamento di Cassino.
Disseminate sul pavimento dell’abitazione ci sono numerose tracce di sangue, fuoriuscito dalle ferite provocate dalle 12 coltellate inferte alla donna. Qualcuno ha tentato invano di rimuoverle servendosi di uno straccio.
I minuziosi rilievi effettuati dalla Polizia Scientifica consentono di isolare in particolare un’impronta palmare insanguinata sulla parete adiacente all’area in cui versa il corpo esanime della donna.
Il reperto viene inserito nella banca dati Afis (Automated Fingerprint Identification System – il Sistema Automatizzato di Identificazione delle Impronte digitali in uso alle Forze dell’Ordine italiane).
Viene trovato un riscontro: il soggetto risiede a Cassino, ed è già stato schedato nel 2017 e nel 2021 per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. È Sandro Di Carlo.
Il suo numero di telefono compare di frequente anche tra le chiamate recenti sul cellulare della vittima.
L’arresto
Nella prima notte tra Domenica 28 e Lunedì 29 Maggio, gli agenti si recano a casa del giovane in località San Lorenzo, a Cassino, dove trovano solo la mamma e il padre, titolare di una nota ditta edile.
Il “ricercato” non è in casa; è su un autobus di ritorno da Roma dov’è andato a trovare un’amica.
Intanto gli agenti in presenza dei genitori perquisiscono la sua abitazione ed le aree adiacenti. Vengono isolate diverse tracce ematiche ed anche gli indumenti ancora sporchi di sangue che il presunto assassino indossava meno di 48ore prima. Nessuna traccia dell’arma del delitto, cercata anche in un capannone attiguo di proprietà del cugino del giovane.
Nel frattempo altri agenti di Polizia individuano l’autobus sul quale sta viaggiando il “ricercato”: è nei pressi della stazione di Roccasecca.
L’autobus viene circondato ed il Di Carlo arrestato.
Al momento del fermo non oppone resistenza. Indossa ancora le scarpe del giorno dell’omicidio, con tracce di sangue sulla suola e all’interno della linguetta.
Viene trasferito nel carcere di Cassino. Nell’udienza di convalida, di fronte al giudice, si avvale della facoltà di non rispondere anche se il suo avvocato, Alfredo Germani, ritiene necessario un nuovo interrogatorio.
L’autopsia
Nel frattempo il professor Fabio De Giorgio esegue l’esame autoptico sul corpo della vittima.
Gli esiti sono ancor più sconvolgenti.
La 34enne dominicana sarebbe stata picchiata brutalmente con calci e pugni prima di essere finita a coltellate. Sul corpo sarebbero stati riscontrati numerosi traumi e fratture oltreché un probabile tentativo di strangolamento…
Ed è forse tumefatta e col volto sfigurato che l’ha vista la madre, Lucia Martinez Santana di 56 anni, giunta all’obitorio del “Santa Scolastica” per il riconoscimento ufficiale, da Genova, dove vive con i tre figli di Yirelis.
Un corpo sul quale si è scaricata una vera e propria furia omicida pienamente compatibile con uno stato di alterazione psicofisica dell’aggressore…
L’arma del delitto ed il movente…
Non è chiaro se un coltello, ritrovato nei pressi dell’abitazione, sia l’arma utilizzata per uccidere la donna, un coltello a lama liscia.
Ed anche sul movente, le indiscrezioni – prevalentemente indirizzate sulla pista sessuale – restano vaghe: un cliente insoddisfatto, un cliente rifiutato, un protettore scontento della… produzione?
Oppure questioni di altro tipo: droga, denaro…
Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore d.ssa Maria Beatrice Siravo, e portate avanti dalla Squadra Mobile di Frosinone e dalla Squadra Investigativa del Commissariato di Cassino, continuano a 360° senza escludere alcuna possibilità…
Comunicato pubblicato ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti della/e persona/e indagata/e, la/le quale/i, in considerazione dell’attuale fase di indagini preliminari, è/sono da presumersi innocente/i fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti la colpevolezza.













