19 Marzo 2026

Anzio. Il campione olimpico Klaus Dibiasi ha donato la testa del femore per aiutare altri malati

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Il campione olimpico Klaus Dibiasi all’Ospedale di Anzio
Il campione olimpico Klaus Dibiasi all’Ospedale di Anzio

ANZIO (RM) – Il 3 Dicembre scorso è stato dimesso dall’Ortopedia dell’Ospedale di Anzio, Klaus Dibiasi, pluricampione olimpionico sia nei tuffi dalla piattaforma che dal trampolino.
L’ex tuffatore italiano, figlio d’arte (il padre è stato campione italiano ai giochi olimpiaci di Berlino del 1936), si era ricoverato alcuni giorni prima per essere sottoposto ad intervento di artroprotesi di anca.

L’intervento, eseguito dal dott. Paolo Zavattini, è stato seguito da un brillante recupero grazie anche alle cure di tutto il personale di reparto.
Vogliamo ricordare che Dibiasi è l’unico tuffatore al mondo ad avere vinto tre olimpiadi consecutive nella stessa specialità: Città del Messico nel 1968, Monaco di Baviera nel 1972, Montreal nel 1976.

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Inoltre il suo medagliere comprende moltissime vittorie nei campionati italiani, nei mondiali e negli europei di nuoto.
Ad un personaggio di tale spessore, al quale è stata attribuita la medaglia d’oro al valore atletico (un eccezionale riconoscimento concesso a pochissimi sportivi), è sembrato più che naturale accogliere la richiesta del personale del Coordinamento Aziendale Trapianti, di donare il tessuto osseo, sostituito da protesi, per scopi solidaristici (che è stato inviato alla Banca Muscolo Scheletrica di Roma).

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«La donazione della testa del femore non costa nulla – dichiara il dott. Fabio Ambrosini, responsabile del Coordinamento Aziendale Trapianti – se non donata sarebbe scartata.
Il tessuto donato è, invece, molto prezioso, perché può essere lavorato e divenire sostegno per molti pazienti, in particolar modo per quelli affetti da neoplasie scheletriche.
L’atto di generosità e di altruismo del nostro campione, se fosse condiviso da tutti, anche per quanto riguarda la donazione di organi, diminuirebbe la sofferenza di tante persone ed avremmo la certezza di vivere in un mondo più solidale e quindi migliore».

Luciana Vinci

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