Anagni. Uccisa a 60anni dalla puntura di un calabrone. Muore per shock anafilattico. Si (re)infiamma la polemica sul pronto soccorso
ANAGNI – È morta per shock anafilattico dopo essere stata punta da un calabrone mentre era impegnata con il marito a ripulire il giardino.
È accaduto nella mattinata di oggi, 19 Luglio, ad Anagni.
Dopo essere stata punta la donna si è sentita poco bene ed ha chiesto al marito di essere accompagnata in ospedale.
Il marito – l’ex consigliere comunale Mario Di Giulio – è corso all’ospedale con la donna che peggiorava a vista d’occhio.
La 64enne Anna Maria Ascenzi – questo il nome della sventurata – è giunta al presidio sanitario di Anagni priva di sensi.
Al personale medico le condizioni della donna sono subito apparse gravissime e purtroppo a nulla sono valsi i tentativi di salvarle la vita.
La donna lascia il marito Mario ed i figli Mauro e Luigi, ai quali giungano in questo drammatico momento le condoglianze della nostra Redazione.
Dal momento che la questione del presidio sanitario di Anagni è un’antica ferita aperta, il tragico evento ha immediatamente alimentato la polemica politica.
Tra l’altro proprio di recente il Punto di primo soccorso è stato sostituito da un presidio ambulatoriale, che tra l’altro sembrerebbe non essere ancora completamente operativo per gestire le emergenze.
Sul caso è intervenuto il neo-sindaco di Anagni Daniele Natalia che, appresa la notizia della morte della donna, ha attaccato duramente Asl e Regione Lazio.
«Ci è giunta voce di una tragedia. Purtroppo una tragedia annunciata. Una persona con problemi cardio circolatori – scrive il Sindaco Natalia in un post si facebook – è arrivata nel nostro ex ospedale e nell’impossibilità di essere assistita in un PAT, è deceduta.
È guerra aperta.
Caro Zingaretti, chiunque si opporrà alla riapertura del pronto soccorso è un nostro nemico.
Chi si opporrà è nemico mio e di tutti gli Anagnini.
Come diciamo da sempre l’ospedale non è politica; l’ospedale è vita o è morte.
Oggi è morte e le responsabilità devono essere chiare a tutti».
La stessa Enrica Segneri, deputata portavoce del M5S, ha detto: «Si può morire per una puntura di calabrone? Ad Anagni, in provincia di Frosinone, purtroppo sì. È vergognoso quanto sta accadendo nella Città dei Papi per scelte politiche meschine, prive di qualsiasi buon senso e umanità».
Non da meno è stato il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli (FI): «Né sciacallaggi, né becere strumentalizzazioni, ma l’episodio odierno di Anagni che ha visto morire una donna per shock anafilattico, dimostra, ogni oltre ragionevole dubbio, che Anagni e quindi l’Area Nord della Provincia di Frosinone necessita di una struttura sanitaria e di un pronto soccorso in totale e piena efficienza. Ormai non siamo più di fronte a opportunità, ragionamenti politici, razionalizzazioni, ma stiamo parlando di una scelta di vita o di morte, e di fronte a questo bivio la politica e l’amministrazione regionale non possono che scegliere la vita».
Così il senatore Massimo Ruspandini (FdI): «La tragedia di Anagni squarcia il velo di ipocrisia che la politica regionale ha innalzato in tutti questi anni.
Una politica sbagliata che con la scusa del risanamento e degli accorpamenti, consente che nel 2018 si possa morire per una puntura di insetto.
Non ci sono parole ma solo tanta rabbia.
Rabbia per i tagli, per i sorrisi finti, per le passerelle di sinistra e di destra a cui tutti siamo abituati e che tutti abbiamo fatto.
Un dolore incredibile al quale mi associo per una comunità a cui mi sento particolarmente legato».













