20 Marzo 2026
Provincia di Frosinone

Alatri. Omicidio Thomas Bricca. Roberto e Mattia Toson, padre e figlio, sospettati di essere i killer. Vacilla l’alibi fornito agli inquirenti. La risposta, forse, negli smartphones

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ALATRI – Nello stesso giorno, 20 Marzo, in cui a Napoli, a Mergellina, viene ucciso a colpi di pistola, ancora per errore, un altro 18enne – Francesco Pio Maimone – il registro degli indagati per l’omicidio di Thomas Bricca – il giovane di Alatri morto a seguito dell’“agguato” del 30 Gennaio scorso – si arricchisce di un altro nome.

Si tratta di Roberto Toson, 47enne, ex agente di polizia penitenziaria e padre di Mattia, il 22enne che già nei giorni scorsi era stato iscritto nel medesimo registro.
Assistiti dagli avvocati Angelo Testa e Umberto Pappadia, sono entrambi indagati «Per il delitto di cui agli artt. 110-575 c.p. e artt. 2,4,7 L. 895/67, poiché in concorso tra loro, cagionavano la morte di Thomas Bricca esplodendo un colpo d’arma da fuoco».

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L’ipotesi investigativa è che padre e figlio sarebbero giunti sotto la scalinata di Largo Cittadini ad Alatri, a bordo di uno scooter, un T-Max, con il volto coperto dai caschi, per poi esplodere tre colpi di pistola, dei quali uno raggiungeva alla testa il povero Thomas Bricca, riducendolo in fin di vita e cagionandone la morte tre giorni dopo, il 2 Febbraio, mentre era ricoverato all’ospedale San Camillo di Roma.

Non è cambiata la tesi che si sia trattato di uno scambio di persona – dovuto ad un comune giubbino bianco – dal momento che il probabile obiettivo dei sicari era Omar Haudy, il ragazzo di origini marocchine che il giorno prima (29 Gennaio), nell’ambito delle risse del weekend, insieme ad alcuni amici avrebbe “appeso”, alla balaustra di quella stessa piazza, Luciano Dell’Uomo, nonno di Mattia Toson, anch’egli coinvolto nell’indagine.
Dell’Uomo avrebbe fatto sparire una scacciacani e soprattutto le telecamere e la scheda di memoria della videosorveglianza dell’abitazione nella quale viveva anche il nipote; il tutto probabilmente allo scopo di corroborare l’alibi di Mattia che alla festa di compleanno a Veroli – dove aveva affermato di essere al momento dell’agguato – sarebbe giunto, turbato e bianco in volto, in ritardo, alle ore 21, mezzora dopo.

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Secondo gli inquirenti, sia le risse, sia la “scelta” di mettere nel mirino Omar Haudy, non sarebbero avulse da motivazioni riconducibili alla spartizione del territorio nello spaccio della droga.

Molto probabilmente la questione relativa all’alibi, agli spostamenti ed alle comunicazioni (alcune delle quali “cancellate” nel frattempo), potrà essere chiarita dai Carabinieri del Racis (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche) ai quali è stata affidata l’estrazione dei dati dall’iPhone di Mattia e dallo smartphone del fratello Niccolò.

Non sono stati ancora trovati – e difficilmente lo saranno – il revolver (pistola a tamburo) – l’arma del delitto che non espelle bossoli – e lo scooter utilizzati nell’agguato…

Comunicato pubblicato ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti della/e persona/e indagata/e (la/le quale/i, in considerazione dell’attuale fase di indagini preliminari, è/sono da presumersi innocente/i fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti la colpevolezza).