Presso il presidio di “Rifiutiamoli” a Colleferro Scalo, presentato il libro “Joca, il Che dimenticato” di Alfredo Sprovieri


Stagione Teatrale 2017-2018 - Teatro “Vittorio Veneto” - Comune di Colleferro

COLLEFERRO (Eledina Lorenzon)Dopo il Premio Donne Pace Ambiente ‘Wangari Maathai’ – assegnato alle “donne del Presidio” dall’“Associazione A Sud” in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne di Roma, per aver contribuito in modo determinante a far diventare il gazebo bianco, posizionato sotto le due ciminiere, un colorato ed agguerrito avamposto culturale per la difesa del “no revamping” di uno dei due inceneritori, illustri rappresentanti della vita politica come Luciana Castellina e scrittori come Erri de Luca e Paolo de Paolo hanno voluto testimoniare la loro vicinanza a questa battaglia popolare in difesa della salute della Valle del Sacco e dei suoi abitanti.

Nel pomeriggio di Domenica 7 Aprile, nell’ambito di una giornata di incontro e dibattito dedicata a Marielle Franco, consigliera municipale di Rio de Janiero e militante per i diritti umani, assassinata con il suo autista lo scorso 14 Marzo, è stato ospite del gazebo bianco Alfredo Sprovieri che ha presentato il suo libro “Joca, il Che dimenticato”, edito da Mimesis con l’introduzione di Goffredo Fofi.
L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con il Circolo Arci “Montefortino 93”, ha moderato Mino Massimei.

Un libro quello di Alfredo Sprovieri, giovane scrittore calabrese da sempre in prima linea nel raccontare vicende legate alla difesa dei diritti umani e sociali, che si legge in un pomeriggio, ma che ti rimane nel cuore e nella mente suscitando emozione ed indignazione.

“Opificio

È una storia dura di lotta e di eroi dimenticati, che la polvere del tempo ha coperto, ma sulla quale l’autore ha voluto, con determinazione e tanta passione, riportare alla luce e fare, per quanto possibile, chiarezza.

Il libro racconta la storia di Joca, ovvero di Libero Giancarlo Castiglia, che partendo da San Lucido in Calabria, sua terra di origine, negli anni ’50 emigra in Brasile, e dopo avere lavorato come metalmeccanico, collaborando al tempo stesso col giornale comunista A Classe Operária, decide di rimanere, quando i militari nel 1964 destituiscono l’allora presidente João Goulart, a difendere la libertà del Paese che gli aveva dato ospitalità.

Al comando di un distaccamento della guerriglia rurale composta di 69 uomini pronti a combattere contro migliaia di soldati, fino alla sconfitta tra il 1973 e 1974, sparendo nel nulla a seguito di un imponente rastrellamento.
Il suo corpo non è mai stato identificato. Unico straniero a prendere parte alla guerriglia dell’Araguaia negli anni ’70, ed anche unico italiano accertato nella lista dei detenuti scomparsi.

Il libro è suddiviso in due parti che sono precedute e seguite da brevi incursioni di inchiesta vera e propria che ci ricollegano al tempo presente e rivelano inediti retroscena sulla vicenda.

Attiva partecipazione del pubblico presente, che ha interagito con l’autore approfondendo temi e dinamiche della vicenda, storia di ieri, ma attuale per ogni parte del mondo dove ancora si lotta per il cambiamento e la tutela dei diritti umani.

“Ri…Belli

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