Colleferro. Altro che Pronto Soccorso! Al “Parodi Delfino” personale ridotto all’osso, criticità varie e l’utenza ne paga lo scotto…

COLLEFERRO (RM) – Pronto Soccorso di Colleferro: andiamo sempre di male in peggio nonostante il fortissimo impegno del personale che vi lavora. Più volte avevamo segnalato le fortissime criticità e l’esigenza di porvi rimedio rilanciando questa importantissima struttura sanitaria della Asl RmG, di fatto unico polo d’emergenza e punto di riferimento per la vastissima utenza nell’ampio territorio valsacco-lepino (e non solo!). E ora che il pronto soccorso di Anagni non c’è più, si somma anche l’utenza del Nord Ciociaria.

La situazione sta degenerando divenendo più che insostenibile, assai gravosa e oltremodo pericolosa per chi non può più essere assistito come si dovrebbe.
Orbene le a dir poco superficiali (e per nulla aderenti alla realtà dei fatti) scelte aziendali di voler trasferire il personale senza provvedere rapidamente ad una sua sostituzione (come a dire gettare benzina sul fuoco), sta portando ad una degenerazione di quello che è sempre stato considerato un imprescindibile riferimento per l’intera popolazione del comprensorio. La ripercussione sull’utenza per questa grave ed assurda situazione, è ormai evidente per tutti.

Il numero assai ridotto del personale, oltre allo stress psico-fisico che questo ogni giorno subisce, “produce” una assistenza al paziente davvero penosa che risulta essere nettamente inferiore agli standard minimi consentiti dalla legge. Non si può più lavorare così! Gli operatori sanitari sono oberati di lavoro e quindi fortemente stressati. Una moltitudine di pazienti confluisce a ritmi serrati minuto dopo minuto in una esclataion paurosa che provoca intasamenti, attese, malumori e tensioni…Ora basta! Il pronto soccorso colleferrino è una “grana grossa” che il nuovo direttore generale Giuseppe Carioli deve dimostrare di saper affrontare immediatamente con estrema coscienza e competenza e soprattutto con precisa cognizione di causa (speriamo!) per la buona pace di tutti. Sarà in grado di farcela superando ogni ostacolo e preconcetto? Un piccolo reparto ma di grande utilità come quello dell’ Osservazione Breve Intensiva, è ormai da tempo chiuso proprio per la carenza di personale medico ed infermieristico mentre l’utente che potrebbe essere ricoverato deve invece passare ore e ore disteso sulla barella.

A proposito di utenza, da poco meno di un mese, durante la notte ed i giorni festivi non essendo più presente in ospedale il medico radiologo (e se ne è parlato a lungo), gli esami diagnostici urgenti vengono refertati (udite, udite) dall’ospedale di Tivoli in modalità “teleconsulto” mentre i pazienti che giungono in pronto soccorso, sempre durante la notte ed i giorni festivi, in una situazione di emergenza e fortissima precarietà (quelli per esempio definiti con politrauma della strada), devono essere, nel caso in cui si necessiti di una osservazione diretta di Tac con mezzo di contrasto, trasferiti presso l’ospedale di Tivoli a decine e decine di chilometri di distanza.

Tutto ciò avverrebbe inoltre con l’unico “centro mobile di rianimazione” disponibile che da Subiaco a Tivoli effettua, con la presenza di un anestesista a bordo, il trasporto o il trasferimento dei pazienti critici, con tutti i rischi che comporta trasportare su un’ ambulanza, un paziente in gravi condizioni. Le speranze di un inversione di rotta con l’arrivo del nuovo direttore generale sembrano però, purtroppo, essere ormaigià, “perdute” se si pensa che tale provvedimento è stato tra i primi intrapresi dallo stesso. Risulta evidente una scarsissima conoscenza delle effettive, reali, problematiche di chi soffre.
La Regione, dal proprio canto, che fa? Già si sente parlare di nuove azioni ufficiali di protesta indirizzate a Nicola Zingaretti… Gli amministratori locali conoscono bene la situazione e, pare, si stiano ulteriormente mobilitando in questi giorni. Speriamo!

E’ comunque evidente che, se le cose non dovessero cambiare al più presto, ognuno dovrà prendersi, poi, le responsabilità. Non si gesticono le cose in questo modo poiché la sanità è un bene primario della collettività e nessuno mai può permettersi di giocare sulla pelle dei malati in barba alle esigenze primarie con la solita e becera politica dei “numeri” e di un “risparmio effettivo” di cui alla fin fine non si vede né il capo né la coda ma soltanto gli effetti nefasti a danno della gente mentre i “soldoni”…volano verso altri lidi (e anfratti) financo nei tascapane dei mascalzoni che troppo spesso la fanno franca (come quotidianamente ci raccontano le cronache di malasanità in questa “bell’Italia”). L’appello, dunque, lo rivolgiamo ancora una volta ai nuovi vertici della Asl di Tivoli ai quali diamo atto di completa “buona fede”. Nel corso degli ultimi mesi, poi, di un altro fondamentale servizio per le emergenze- urgenze, era già stato impoverito il “Parodi Delfino”.

Anche se la città di Colleferro è stata tappezzata di manifesti con la scritta “giù le mani dal centro trasfusionale” dal pomeriggio alla mattina seguente in caso di trasfusione urgente bisognava già rivolgersi per l’approvvigionamento di sangue all’ospedale di Tivoli; ma prima di ottenere le sacche di sangue da trasfondere bisognava allertare un mezzo di trasporto che si trova a Palestrina; il mezzo doveva giungere a Colleferro, prendere le provette e la relativa richiesta per l’emotrasfusione del paziente per poi recarsi a Tivoli, aspettare gli esami necessari, prendere le sacche di sangue…portarle in Pronto Soccorso dove finalmente…il povero paziente poteva essere finalmente trasfuso. Il tutto per il “modico” periodo di ben 4-5 ore. Un cervellotico, contorto e ferraginoso balletto ai danni del malato che ci lascia più che sconcertati!

Inoltre, ma questa è cosa ben risaputa, il “Parodi Delfino” di Colleferro evidenzia continuamente carenza di posti letto. I pazienti (davvero pazienti!), soprattutto anziani con tante gravi patologie a loro carico, aspettano a lungo, prima di poter essere ricoverati e smistati in reparto, su una barella, anche più di due giorni con una assistenza, durante la loro permanenza in pronto soccorso, che non è assolutamente quella umanamente adeguata.

Una situazione, perciò, non più accettabile. In un momento in cui anche le indicazioni della Regione Lazio (solo a parole?) sono quelle di sostenere le strutture di pronto soccorso e di mettere a disposizione letti per l’emergenza nei reparti chirurgici, di non depauperare le risorse anche umane nei reparti d’emergenza ed in un momento in cui si esortano i direttori sanitari a considerare i problemi del pronto soccorso come il problema dell’intero nosocomio, i vertici dell’azienda sanitaria di Tivoli, a cui fa capo l’ospedale di Colleferro, sembrano essere del tutto sordi a questo “diktat” non accorgendosi di tale situazione di estrema gravità.
Per fortuna, è solo grazie ai locali operatori socio sanitari, ai solerti e preparati infermieri e medici che si prodigano con il loro diuturno lavoro, con turni davvero massacranti, con la loro passione, dedizione e alta professionalità, che si riesce, pur “zoppicando” in tal precaria situazione, a far fronte alle emergenze di sempre. Miracolo! Quelli che tentano invece con le loro decisioni avventate e superficiali di mettere in costante pericolo l’intera popolazione o di attuare lentamente un processo che potrebbe condurre al declassamento dell’ospedale di Colleferro, dovrebbero vergognarsi. Coloro che invece restando sempre fedeli al sacrosanto insegnamento d’Ippocrate, contro ogni forma di sterile e pericolosa burocrazia, dovranno correre ai ripari prima che sia troppo tardi e prima che non si sia infin costretti a “piangere sul latte versato”. Scienza e coscienza, come sempre, al di là di ogni cosa, saranno gli ingredienti primari per sconfiggere il vero cancro della purtroppo ancor presente e sempre dilagante “mala sanità”.
Checchèsenedica…

Gigi Carone

 

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