Colleferro. Presentato presso l’Unitre il romanzo di Maria Grazia Distefano dal titolo “Ne parliamo quando torni”

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COLLEFERRO (RM) – È stato presentato nel pomeriggio di Sabato 10 Dicembre presso l’Unitre – Università delle Tre Età di Colleferro il libro di Maria Grazia Distefano dal titolo “Ne parliamo quando torni” – Edizioni Kimerik.

L’autrice è nata a Catania, dove vive e lavora come pedagogista, docente di scuola primaria ed esperta di problemi di coppia, moglie e mamma riesce a ritagliarsi, nonostante i numerosi impegni, il tempo di dedicarsi alla scrittura, sua grande passione . Ha già pubblicato nel 2012 una prima raccolta di racconti intitolata “Pagine di vita”, cui ha fatto seguito “Via vita”, entrambi editi da Montag.
Questa sua ultima fatica rappresenta l’esordio nel campo del romanzo.

Presenti all’evento, oltre all’autrice, il relatore Luigi Chiavarone, scrittore, docente e coordinatore di iniziative progettuali e formative in Italia e nell’ambito della promozione della lingua e cultura italiane all’estero, il moderatore Prof. Domenico Narducci ed il Vice Presidente Unitre di Colleferro Leonello Bianchi ed un pubblico attento e partecipe.

“Ne parliamo quando torni” è sicuramente un romanzo di attualità sociale che analizza la difficile tematica dell’infertilità di coppia ed il travaglio dei protagonisti, sviluppando l’argomento sia dal punto di vista femminile che maschile, offrendo così al lettore lo spunto per una serie di profonde riflessioni.
Il romanzo, forte di una trama accattivante tra il comico ed il drammatico, è scritto con un linguaggio semplice e scorrevole, pur nell’affrontare tematiche intricate, forti ed a volte scomode, i personaggi sono ben caratterizzati e calati in una realtà fittizia, ma che è specchio della società odierna.

È la storia di Sandra e Matteo, giovane coppia che deve confrontarsi con il problema dell’infertilità e costretta ad intraprendere il difficile cammino della fecondazione assistita che, a causa di incomprensioni e di attribuzioni di colpa nell’incapacità a generare, la porta inevitabilmente alla fine del loro essere coppia.
Sarà un incontro all’apparenza casuale nella notte dell’ultimo dell’anno, ma ordito dalle rispettive consuocere, a farli ritrovare intrappolati nell’ascensore condominiale dove le due donne vivono, e costringerli finalmente a comunicare, e dare libero sfogo ad un pianto liberatorio. Sarà in queste ore di “forzata prigionia” che i due coniugi, tra buio, freddo e fame, troveranno il coraggio di dare sfogo alle amarezze, alle ammissioni di colpa e al desiderio di rivedere le proprie scelte di vita comune. È l’alba di un nuovo giorno quando finalmente la porta si apre ed i giovani sposi tornano alla loro vita,sicuramente forse più consapevoli del loro futuro.

Bella la veste grafica del libro, con l’immagine di copertina che, come dichiarato dall’autrice in una recente intervista pubblicata sul sito della Casa Editrice, «è uno scorcio di Montalbano Elicona, un paesino della Sicilia orientale. La foto è di mio marito, che ringrazio ancora una volta per avermene fatto dono. L’arco, i gradini, la porta chiusa richiamano il contenuto dell’opera, rispettivamente: il passaggio (l’utero sterile), le difficoltà, l’attesa di un ritorno» .

Dopo la presentazione del libro, superata l’iniziale emozione di relatori e pubblico, i presenti hanno avuto la possibilità di porre delle domande all’autore e da queste è scaturito un vivace scambio di opinioni.

Eledina Lorenzon

 

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